Analisi e Commento Il Carbonaio di Niversa


JACOPO PASSAVANTI

IL CARBONAIO DI NIVERSA

– ANALISI E COMMENTO –


Contestualizzazione del racconto

Il racconto compare, con funzione di exemplum, all’interno del trattato dal titolo Specchio di vera penitenza, nel quale Passavanti rielabora in forma di dissertazione sistematica le prediche in volgare tenute durante la Quaresima dell’anno 1354.

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La struttura in tre sequenze

La narrazione presenta la struttura in tre parti tipica degli scritti a carattere didascalico (cioè volti a far apprendere un insegnamento). La prima parte svolge la funzione di antefatto. Essa è costituita da una breve introduzione il cui compito è essenzialmente quello di calare la vicenda in un contesto familiare all’uditorio – in questo caso un contesto rurale – allo scopo di favorire l’identificazione del pubblico col narrato. La parte centrale svolge la descrizione della visione che è il centro del racconto. La terza parte fornisce la spiegazione del significato della visione, conferendo un senso compiuto all’exemplum.

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La prima sequenza: l’antefatto

La vicenda narrata ha inizio in una notte, durante la quale un carbonaio, stando nella sua capanna, a guardia di un fosso pieno di legname messo ad ardere per la produzione del carbone, sente delle grida provenire dall’esterno. Uscendo per capire chi sia a gridare, il carbonaio si trova di fronte una scena truculenta.

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La seconda sequenza: la visione della caccia infernale

Il carbonaio vede un cavaliere inseguire una donna nuda, accoltellarla e gettarla nella fossa dei carboni ardenti; quindi, dopo averne raccolto il cadavere carbonizzato, andare via. Incapace di comprendere il significato …

… della scena – che si ripropone sotto i suoi occhi anche le notti successive – il carbonaio si rivolge al conte di Niversa, uomo “spirituale” (ossia di cultura), perché assista in prima persona al fatto e gliene illustri il senso.

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La terza sequenza: la spiegazione

Il conte accetta la proposta del carbonaio e, quando la scena regolarmente si consuma, si fa avanti e chiede al cavaliere per quale ragione ogni notte insegua la donna e la getti nella fossa. Il cavaliere spiega che egli e la donna sono due anime del Purgatorio: due peccatori ai quali, per essersi pentiti in punto di morte, Dio ha concesso di scontare con quella crudele caccia anziché con l’Inferno i peccati commessi in vita. Il cavaliere rivela che la donna è stata la sua amante e che ella è giunta ad uccidere il marito affinché insieme potessero peccare in libertà. L’atroce condizione, di cacciatore e preda, è pertanto una punizione ispirata dai loro stessi peccati. Come infatti ella ha ucciso il marito per l’amante, ora è condannata ad essere uccisa dall’amante; e come una passione ardente l’ha spinta al peccato, così è tra le fiamme che ora deve morire ogni volta. Il cavaliere a sua volta sconta le proprie colpe patendo dentro di sé le medesime sofferenze che infligge alla donna.

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La morale

Come in tutti i racconti ascrivibili al genere dell’exemplum, anche in questo caso la narrazione è del tutto subordinata alla trasmissione dell’insegnamento contenuto nella morale finale. L’insegnamento, in questo caso, è quello dell’importanza delle pratiche devote e penitenziali. Il ragionamento sotteso al testo è infatti che la punizione per i peccati commessi è sempre e comunque inevitabile per il peccatore. L’espiazione allora, meglio che avvenga in vita, attraverso le pratiche della confessione e della penitenza, piuttosto che dopo la morte, comportando patimenti efferati come quelli inflitti al cavaliere e alla sua amante.

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Il lessico e la sintassi

Il valore esemplare del racconto e l’intento didascalico che ne determina la stesura, condizionano sensibilmente la forma della narrazione. Passavanti adotta per tutta la durata del  brano un lessico semplice, in modo che il messaggio risulti assolutamente comprensibile anche per un uditorio …

… di ambiente medio basso (come poteva essere il pubblico non selezionato della predicazione religiosa). Egualmente piana e lineare si presenta la sintassi: paratassi ed ipotassi sostanzialmente si equivalgono e i gradi della subordinazione non crescono mai fino al punto di oscurare l’immediata comprensibilità degli enunciati.

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L’uso di avverbi e aggettivi

Lo scopo edificante (di insegnamento morale) della novella è ben percepibile dai toni cupi e violenti che caratterizzano tutto il racconto. L’intento del Passavanti è manifestamente quello di richiamare gli ascoltatori alla rettitudine, mostrando la minaccia del peccato nella sua forma più spaventosa. Con queste finalità l’autore tratteggia ambienti, atmosfere e situazioni in chiave “terrificante”. Lo scenario in cui svolge la vicenda è cupo, dominato dai bagliori rossi dei carboni incandescenti e dalle fiamme emesse dal cavaliere e dal suo cavallo. La situazione descritta è a sua volta spaventosa: la donna è “iscapigliata” e “nuda“, e corre terrorizzata; il cavaliere arriva su un cavallo “nero“, con il pugnale sguainato (“ignudo“) ed emettendo fuoco dalle narici; egli la pugnala “crudelmente“, ella cade in un bagno di sangue, poi viene afferrata per i capelli “insanguinati” e gettata tra i carboni “ardenti“, e quando il suo corpo viene raccolto è del tutto carbonizzato. Grazie a queste scelte, il peccato e la punizione assumono un aspetto quanto mai spaventoso, con lo scopo preciso di impressionare l’ascoltatore e dare vigore al messaggio che Passavanti vuole veicolare (che è ovviamente che le tentazioni hanno conseguenze orribili, ed è nell’interesse dell’uomo evitarle).

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Il tema dell’adulterio

L’exemplum raccontato dal Passavanti è interessante anche perché al suo centro si trova una vicenda di amore adultero, identica nella sostanza a molte storie celebrate dalla cultura cortese (nelle liriche come nelle novelle e nei romanzi). Non si può infatti dimenticare che l’amor cortese è amore extraconiugale; e il fatto che sia svincolato dagli obblighi del matrimonio è interpretato dalla cortesia come un valore aggiunto, perché costituisce una garanzia della purezza e della gratuità del sentimento. Il rovesciamento che Passavanti opera rispetto alla tradizione cortese, nella trattazione di questo tema, è assolutamente evidente: quello che nella lirica trobadorica è un raffinato gioco delle parti tra dama e cavaliere, volto alla realizzazione del sentimento più bello tra tutti, il “joi d’amor” (lo stato di esaltazione amorosa), in Passavanti diventa fenomeno raccapricciante e angoscioso, un cedimento alle tentazioni del demonio dalle conseguenze disastrose per i due amanti.


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