Analisi e Commento Levommi il mio penser in parte ov’era


FRANCESCO PETRARCA

LEVOMMI IL MIO PENSER IN PARTE OV’ERA

– ANALISI E COMMENTO –

Lo schema metrico

Levommi il mio penser in parte ov’era risponde alla forma metrica del sonetto. Il testo si compone di quattordici versi, tutti endecasillabi, ripartiti in quattro strofe: le prime due di quattro versi (quartine) e le successive di tre versi (terzine). La rima è “incrociata” nelle quartine e “replicata” nelle terzine. Lo schema delle rime è: ABBA, ABBA, CDE, CDE.

La rima umano-mano (ai vv. 9 – 12) è una rima ricca, perché l’uguaglianza tra i rimanti continua oltre l’ultima vocale accentata, includendo anche il suono –M(M+ANO).


La visione dell’amata tra i beati

In questo sonetto Petrarca descrive un incontro ultraterreno con Laura, che ha luogo quando la fanciulla è già defunta e si trova in Paradiso. Il testo rientra dunque nel filone delle “visioni della donna amata tra i beati”, un tipo di componimento molto ricorrente nella poesia italiana del Trecento.


La prima quartina

In apertura Petrarca descrive il movimento del proprio pensiero, che elevandosi lo porta ad incontrare Laura nel cielo di Venere. L’elemento della nostalgia viene sottolineato da subito: l’autore non designa Laura per nome, ma ricorre ad una perifrasi, con la quale …

… presenta la fanciulla come colei che egli cerca costantemente sulla terra, senza che riesca a trovarla. Parallelamente il poeta mette in risalto l’atteggiamento singolarmente compassionevole che Laura mostra nei suoi confronti.


La seconda quartina

Comincia il discorso di Laura. Il poeta riversa nelle parole della fanciulla il proprio desiderio di vedere ricambiato l’amore che egli da sempre nutre per lei. Laura preannuncia che un giorno Petrarca starà finalmente al suo fianco, lascia intendere di desiderare fortissimamente che ciò avvenga, e si mostra consapevole ed in qualche modo pentita dei dolori procurati all’innamorato.


La prima terzina

Nella prima terzina si fa ancor più evidente la corrispondenza tra le parole di Laura e ciò che Petrarca vuole sentirsi dire. La fanciulla dichiara che la propria condizione di anima beata non è del tutto perfetta, e che le mancano due cose: che ella possa ricongiungersi col proprio corpo rimasto sulla terra e che possa riavere al proprio fianco l’amato Petrarca. Dopo queste parole il discorso si interrompe.


La terzina conclusiva

La terzina conclusiva segna la fine della visione e il brusco ritorno di Petrarca alla realtà. Il risveglio è sgradito e odioso per il poeta. Egli rimpiange la straordinaria dolcezza di ciò che ha ascoltato, e confessa di aver provato una gioia tale da presagire la propria morte.


Il carattere di fantasia consolatoria

Nelle visioni dell’amata tra i beati, che sono essenzialmente visioni mistiche, gli aspetti teologico-filosofici sono tradizionalmente dominanti. L’incontro con Laura descritto da Petrarca in questo sonetto è invece qualcosa di completamente diverso. Quella che Petrarca espone è essenzialmente una esperienza psicologica ed emotiva: la proiezione del proprio desiderio inappagato d’amore …

… in una compassionevole fantasticheria, in un sogno ad occhi aperti, col quale l’autore cerca conforto alle tante mortificazioni vissute, immaginando una Laura celeste finalmente affettuosa e amorevole nei suoi confronti. Il poeta stesso mette in evidenza questo aspetto attraverso una serie di dettagli rintracciabili nei versi:

1. L’USO DEL VERBO “LEVOMMI”. Il carattere di fantasia consolatoria del sonetto viene fatto risaltare sin dal primo verso, attraverso l’utilizzo del verbo Levommi, volutamente equivoco tra il significato di movimento verso l’alto del pensiero che si dirige al Paradiso, e il significato di “mi confortò, mi risollevò”.

2. LA DICHIARAZIONE DI LAURA CIRCA LE MANCANZE DELLA PROPRIA CONDIZIONE DI BEATA. L’assenza assoluta di rigore teologico che c’è nella dichiarazione di Laura sulle mancanze della propria condizione di beata è una chiara spia di quanto l’aspetto religioso sia secondario nel sonetto. La fanciulla afferma (ai vv. 10 – 11) che la propria beatitudine non è perfetta e che le mancano due cose, ossia di ricongiungersi col proprio corpo e di avere al proprio fianco Petrarca. Ma, se l’attesa del ricongiungimento col proprio corpo è un tema convenzionale di ambito religioso (poiché tutti i beati attendono il giudizio universale per potersi ricongiungere con i propri corpi), del tutto eccezionale e straordinariamente “profano” è che Laura dichiari di non poter essere pienamente beata senza Petrarca al suo fianco.


Il ritratto di Laura compassionevole

Nella maggior parte dei testi del Canzoniere, Laura viene descritta come una donna indifferente e sorda ai dolori del poeta, ma non in questo sonetto: qui, essendo la scena descritta completamente frutto dell’immaginazione del poeta, Petrarca attribuisce a Laura la dolcezza che egli vorrebbe vedere in lei. Qualcosa di simile si ritrova in Chiare fresche e dolci acque, nei versi in cui il poeta immagina che la fanciulla versi lacrime sulla sua tomba. Ai fini di questo discorso hanno rilevanza:

1. L’ATTEGGIAMENTO DI LAURA. In chiusura della prima quartina Petrarca constata che Laura appare meno superba e sdegnosa nei suoi confronti (v. 4). A questa notazione si abbina, nella terzina finale, la sottolineatura del carattere eccezionalmente “pietoso” (v. 13) delle parole pronunciate dalla fanciulla.

2. L’ATTO AFFETTUOSO DI PRENDERE LA MANO DEL POETA. Il discorso di Laura viene introdotto da un particolare realistico di carattere affettuoso, il gesto di Laura di prendere per mano il poeta (v. 5). A questo gesto Petrarca dà grande risalto attraverso richiamandolo al v. 12, quando la fine del dialogo viene suggerita proprio dall’atto di Laura di allargare la propria mano, così da lasciar andare quella del poeta.

3. LA NETTA CORRISPONDENZA TRA LE PAROLE DI LAURA E LE ASPETTATIVE DEL PETRARCA. Le parole pronunciate dalla donna corrispondono in maniera commovente a ciò che l’innamorato Petrarca vuole sentirsi dire. Nella seconda quartina Laura preannuncia che un giorno lei e Petrarca staranno insieme tra gli spiriti amanti (in questa spera...), lascia intendere di desiderare a tal punto che ciò avvenga da confondere forse previsione e augurio (se’l desir non erra) e si mostra consapevole dei dolori procurati all’innamorato (tanta guerra). Nella terzina successiva la fanciulla giunge a dichiarare che la sua condizione di beata non sarà perfetta finché Petrarca non sarà al suo fianco.


La struttura simmetrica e ad anello

Sul piano formale colpisce la struttura perfettamente speculare del testo, composto di 4 parti simmetricamente corrispondenti, separate dal discorso di Laura:

A) movimento del pensiero verso il cielo;

B) inizio del discorso di Laura (gesto del prendere la mano e del parlare);

X) discorso di Laura;

B’) fine del discorso di Laura (gesto del lasciare la mano e del tacere);

A’) ritorno del pensiero alla realtà.


I costrutti binari

Nel corso del sonetto Petrarca ricorre abbondantemente all’uso di costrutti binari (coppie di vocaboli correlati tra loro) confermando una tendenza che caratterizza buona parte della sua poesia. Si segnalano: v. 2: io cerco e non ritrovo – v. 3: più bella e meno altera – v. 8: giornata inanzi sera – v. 10: te solo e quel che tanto amasti – v. 13: sì pietosi e casti.


Le metafore

All’interno del testo si ritrova una massiccia presenza di metafore, coerenti con l’atmosfera di indeterminazione imposta dal tema della visione nei cieli. Esse sono:

– v. 7: tanta guerra > figura dei dolori arrecati dalla donna al poeta;

– v. 8: giornata innanzi sera > figura della morte prematura che ha colpito Laura;

– v. 11: il mio bel velo > figura del corpo, immaginato come involucro dell’anima;

– v. 14: rimasi in cielo > figura del morire.


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