Analisi e Commento Morte di Orlando e vendetta di Carlo


dalla CHANSON DE ROLAND

MORTE DI ORLANDO E VENDETTA DI CARLO

– ANALISI DEL TESTO –


Contestualizzazione dell’episodio

L’episodio narrato alle lasse 170 – 179 si svolge al termine della battaglia di Roncisvalle, località dei Pirenei dove Orlando e i dodici Pari, lasciati di retroguardia all’esercito di Carlo Magno, vengono assaliti con l’inganno e trucidati dai Pagani.

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Riassunto per sequenze:


La prima sequenza narrativa: Orlando tenta di distruggere Durendal


Nelle lasse 170, 171 e 172 vengono descritti i tentativi che Orlando compie per distruggere Durendal, la spada miracolosa che egli ha ricevuto in dono da Carlo Magno, alla quale l’eroe è legatissimo e con la quale ha compiuto con successo le innumerevoli battaglie ricordate alla lassa 171. Le ragioni che spingono il paladino a tentare di distruggere la spada vengono chiarite da Orlando stesso al v. 2309, poi di nuovo al v. 2336 e infine ai vv. 2349-2351. La preoccupazione di Orlando è che Durendal finisca nelle mani di uomini dall’animo vile, che non siano all’altezza del valore dell’arma, o peggio, che venga in possesso dei Pagani, che la utilizzerebbero non per servire il Signore, ma per combatterlo.

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La seconda sequenza narrativa: la morte di Orlando


Nelle lasse che vanno dalla 173 alla 175 viene descritto il momento della morte di Orlando. Il paladino comprende che il suo tempo è terminato e va a distendersi ai piedi di un pino. Qui, attendendo la morte, egli confessa a Dio i propri peccati e si abbandona agli ultimi, struggenti pensieri (che l’eroe indirizza ai suoi antenati, al suo re e alla patria). Quindi Orlando spira raccomandandosi al Signore, e due santi e un angelo scendono dal cielo per scortare la sua anima verso il Paradiso.

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La terza sequenza narrativa: l’arresto del tramonto del sole e l’eccidio dei pagani


Nelle lasse dalla 176 alla 179, il racconto continua con l’arrivo di Carlo sul campo di Roncisvalle. Il momento dell’arrivo è immortalato nella lassa 176, dove compaiono la descrizione del raccapricciante scenario di cadaveri che si offre agli occhi del re e le struggenti invocazioni che Carlo rivolge agli eroi morti. Inizia quindi la narrazione dell’inseguimento dei Pagani, nell’ambito della quale spicca l’episodio dell’invocazione che Carlo rivolge a Dio, affinché arresti il corso del sole e impedisca il calare delle tenebre, in modo da permettere il proseguimento della caccia ai Mori. Chiude il racconto la descrizione della battaglia finale, con l’eccidio dei Pagani nelle acque dell’Ebro, che vendica l’uccisione dei dodici Pari.

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La narrazione per quadri compiuti


Il racconto della Chanson de Roland non procede in maniera lineare, bensì “per quadri”, ossia “a scatti”, come se ogni lassa fosse la scena di un ciclo figurativo (per esempio la via crucis). Inoltre, non sempre c’è perfetta corrispondenza tra lasse e situazioni descritte, e accade spesso di incontrare più lasse nelle quali si ripete la descrizione della medesima situazione. Nel testo questo fenomeno si verifica in due gruppi di lasse:

1. Nelle tre lasse dedicate alla distruzione di Durendal (170, 171, 172) non si registra nessun avanzamento del racconto, e per tre volte, viene ripresentata la stessa identica scena, portando all’attenzione del lettore dettagli di volta in volta diversi.

2. La medesima cosa accade nelle tre lasse dedicate alla descrizione della morte di Orlando (173, 174, 175).

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Le ripetizioni e lo stile formulare


L’autore tende ad utilizzare, all’interno di lasse successive, espressioni molto simili tra loro o addirittura identiche, vere e proprie “formule” che hanno lo scopo di far fissare nella mente del lettore le immagini centrali del racconto.


Esempio 1:

VERSO 2302: stride l’acciaio, non si scheggia per nulla;
VERSO 2313: stride l’acciaio, ma non si rompe affatto;
VERSO 2340: La spada stride, non si rompe o scalfisce;


Esempio 2:

VERSO 2308: che tiene or Carlo, che ha la barba canuta!;
VERSO 2334: che tiene Carlo, che or ha la barba bianca;
VERSO 2353: che tiene or Carlo, che ha la barba fiorita!


Esempio 3:

VERSO 2312: Colpisce Orlando la pietra di Cerdagna
VERSO 2338: Colpisce Orlando sopra una pietra bigia;


Esempio 4:

VERSO 2316: Ah, Durendala come sei chiara e bianca!
VERSO 2344: Ah, Durendala come sei sacra e fine!

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La sintassi


La concatenazione delle frasi avviene, come in tutta la Chanson de Roland, quasi esclusivamente per coordinazione (paratassi), mentre la subordinazione (ipotassi) è pressappoco assente. Ciò accade perché il racconto è sentito dal suo autore come una “sequenza di verità” che non hanno bisogno di essere argomentate (con l’utilizzo di congiunzioni causali, finali, ecc.), perché esse sono indiscutibili di per sé, e perciò possono essere semplicemente mostrate “in successione” al lettore.

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Le apostrofi


Nell’ambito del testo, coerentemente con il tenore “drammatico” dei fatti narrati, l’autore ricerca l’accentuazione del pathos attraverso l’utilizzo ripetuto della figura dell’apostrofe (la figura retorica per la quale chi parla interrompe la forma espositiva del suo discorso e rivolge direttamente la parola a concetti personificati, a soggetti assenti o scomparsi, o anche al lettore).

Sono apostrofi:


1. Quelle che Orlando indirizza:

– a Santa Maria:

Ah, Santa Maria qui aiuto!”

– alla spada Durendal:

Ah Durendala aveste assai sfortuna!
Ah Durendala come sei chiara e bianca!”
Ah Durendala come sei sacra e fine!”

–  a Dio:

Dio non permettere che s’umili la Francia!”
O vero Padre, che mai hai mentito…

2. Quelle che Carlo indirizza ad Orlando:

Bel nipote dove siete…?” ecc.

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Il meraviglioso cristiano


All’interno del testo vengono descritti diversi eventi riconducibili alla categoria del “meraviglioso” (vale a dire di ciò che è soprannaturale e non verosimile). La caratteristica comune di questi eventi è che essi non sono “puramente fantastici”, ma risultano tutti collegati alla religiosità, rivelando che l’autore della Chanson concepisce il “meraviglioso” nella specifica chiave di “meraviglioso cristiano”, ossia di “miracoloso”. Tra gli eventi miracolosi che vengono riferiti rientrano:

– il fallimento dei tentativi di Orlando di spezzare la spada miracolosa, che asporta ingenti porzioni di roccia senza subire danno;

– la discesa dei santi per ricevere il guanto di Orlando e scortarne l’anima in Paradiso;

– l’episodio dell’arresto del corso del sole da parte di Dio, per garantire a Carlo la possibilità di vendicare i suoi paladini.

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La caratterizzazione dei personaggi


La rappresentazione del personaggio di Orlando


Nella rappresentazione del personaggio di Orlando i tratti emblematici di paladino della fede, di difensore della dolce Francia, e di vassallo di Re Carlo oscurano completamente la componente umana e individuale. L’eroe, giunto sul punto di morte, indirizza i suoi pensieri unicamente agli aspetti della sua vita legati “al ruolo” che egli ha ricoperto: pensa alla spada che l’ha assistito nelle innumerevoli imprese, alla patria, alle terre conquistate, al suo re e a nient’altro. La figura di Orlando-uomo scompare completamente dietro alla rappresentazione del campione: perfetto combattente, perfetto vassallo del re e perfetto cristiano.

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La rappresentazione del personaggio di Carlo


Anche l’individualità dell’Imperatore appare del tutto subordinata alla descrizione dei tratti emblematici legati al ruolo che egli ricopre. Il Carlo che emerge dal brano è un perfetto feudatario, che piange la morte dei suoi vassalli, e si muove immediatamente per vendicarli, dimostrandosi così degno della loro estrema fedeltà. Inoltre egli è la perfetta incarnazione dell’autorità che Dio ha posto a tutela dell’ordine politico sulla terra: è un buon cristiano, è leale, difende la fede, pretende vendetta per l’ingiusto massacro dei dodici Pari. Infine ha un rapporto privilegiato con Dio, che per lui arresta il corso del sole. Ma nulla sappiamo della sua individualità, completamente oscurata dai tratti emblematici collegati al suo ruolo.

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La rappresentazione dei Saraceni


All’interno del brano i Saraceni semplicemente non vengono rappresentati: fanno la loro comparsa solo nell’ultima lassa, e appaiono come una massa informe che ha l’unica funzione di assorbire l’implacabile vendetta di Carlo, dando così soddisfazione alla giusta pretesa di vendetta che trova d’accordo l’autore, i personaggi e il pubblico dell’opera.

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La mentalità dell’epica


Questa connotazione dei personaggi riflette un fatto noto: la rappresentazione del mondo che compare nella Chanson de Roland – e più in generale in ogni chanson de geste – è una rappresentazione priva di intenti realistici e indirizzata unicamente alla celebrazione dei valori patriottici e militari della casta guerriera del XII secolo, che vengono proiettati sui fatti e i personaggi dell’epoca di Carlo Magno.


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