Parafrasi “Becchin’amor, Che vuo’ falso tradito?” di Cecco Angiolieri


CECCO ANGIOLIERI

BECCHIN’AMOR – CHE VUO’ FALSO TRADITO?

– PARAFRASI DEL TESTO –

Sonetto appartenente al ciclo di “Becchina e Cecco”, un ricco filone di poesie interno al canzoniere di Cecco Angiolieri. L’intera vicenda viene costruita, nel più autentico gusto comico realistico, come rovesciamento parodistico di modi e stilemi della lirica alta di stampo Stilnovista. Becchina, disinvolta popolana è di fatto l’antitesi perfetta della donna angelicata dello Stilnovo, Cecco è un poeta povero e spiantato. In questo testo, che riprende i modi del genere cortese del contrasto, Becchina rifiuta tra insulti e improperi le richieste di perdono avanzate da Cecco, a sua volta infingardo e solo falsamente umile e sottomesso. Lo schema metrico è quello del sonetto (due quartine + due terzine di versi endecasillabi) a rime ABAB ABAB CDC DCD


– Becchin’amor! – Che vuo’, falso tradito?

– Che mi perdoni. – Tu non ne se’ degno.

– Merzé, per Deo! – Tu vien’ molto gecchito.

– E verrò sempre. – Che sarammi pegno?

[vv. 1 – 4] <Becchina, amore!> <Cosa vuoi bugiardo traditore?> <Che tu mi perdoni> <Tu non ne sei degno> <Misericordia, in nome di Dio!> <Tu ti comporti molto umilmente…> <E mi ci comporterò sempre!> <Che garanzia ne avrò?>


– La buona fé. – Tu ne se’ mal fornito.

– No inver’ di te. – Non calmar, ch’i’ ne vegno.

– In che fallai? – Tu sa’ ch’i’ l’abbo udito.

– Dimmel’, amor. – Va’, che ti vegn’un segno!

[vv. 5 – 8] <La mia buona fede> <Tu ne sei poco provvisto> <Non nei tuoi confronti> <Non gridare, che ne ho appena avuto prova (ne vegno: lett. vengo in questo momento da lì)> <In cosa ho sbagliato?> <Tu sai che mi è stato raccontato> <Dimmelo, amore!> <Vattene! Che ti venga un accidenti!>

– Vuo’ pur ch’i’ muoia? – Anzi mi par mill’anni.

– Tu non di’ ben. – Tu m’insegnerai.

– Ed i’ morrò. – Omè che tu m’inganni!

[vv. 9 – 11] <Vuoi proprio che io muoia?> <Non vedo l’ora (mi par mill’anni: espressione popolare per indicare impazienza, lett. mi sembra di aspettare già da mille anni)> <Tu non parli gentilmente> <M’insegnerai tu!> <Allora morirò!> <Ahimé, ecco che mi inganni!>


– Die tel perdoni. – E che, non te ne vai?

– Or potess’io! – Tègnoti per li panni?

– Tu tieni ’l cuore. – E terrò co’ tuo’ guai.

[vv. 12 – 14] <Che Dio te lo perdoni!> <Ma come, non te ne vai?> <Magari potessi andarmene subito!> <Ti trattengo forse per la veste?> <Tu possiedi il mio cuore!> <E continuerò a tenerlo per procurarti guai!>

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