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Cecco Angiolieri, Tre cose solamente m’ènno in grado, parafrasi

CECCO ANGIOLIERI

TRE COSE SOLAMENTE M’ÈNNO IN GRADO

- PARAFRASI DEL TESTO -
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Tre cose solamente m’ènno in grado,

le quali posso non ben men fornire:

ciò è la donna, la taverna e ’l dado;

queste mi fanno ’l cuor lieto sentire.

[vv. 1 – 4] Mi sono gradite soltanto tre cose, che non riesco a procurarmi nella misura in cui vorrei: cioè la donna, la taverna e il gioco (dado: sineddoche); sono queste le cose che mi fanno sentire il cuore lieto.

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Ma sì me le conven usar di rado,

ché la mie borsa mi mett’al mentire;

e quando mi sovvien, tutto mi sbrado,

ch’i’ perdo per moneta ’l mie disire.

[vv. 5 – 8] Tuttavia me le posso permettere solo rado, perché le mie finanze (borsa: sineddoche) mi smentiscono (me lo impediscono) e quando ci ripenso, mi metto a sbraitare perché per mancanza di soldi mi perdo quello che desidero.

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E dico: – Dato li sia d’una lancia! –

Ciò a mi’ padre, che mi tien sì magro,

che tornare’ senza logro di Francia.

[vv. 9 – 11] E dico: “Sia trafitto da una lancia!”, questo a mio padre, che mi tiene così magro, che potrei tornare a piedi dalla Francia senza dimagrire ulteriormente (senza logro: senza logoramento).

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Trarl’un denai’ di man serìa più agro,

la man di pasqua che si dà la mancia,

che far pigliar la gru ad un bozzagro.

[vv. 12 – 14] Sarebbe (fora) più difficile (più agro) togliergli un denaro la mattina del giorno di Pasqua, quando si dà la mancia, che far catturare una gru da una poiana.

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