Commento Canto I (1) – Inferno


CANTO PRIMO

COMMENTO AL TESTO


Il Canto I dell’Inferno svolge la funzione di Proemio dell’intera Commedia. E’ questa la ragione per cui il canto resta esterno al computo che assegna ad ogni cantica 33 canti ed è questa la ragione per cui le situazioni e gli scenari che vi si affacciano non fanno ancora parte del mondo infernale. L’ambientazione del canto si svolge infatti in una sorta di spazio astratto, un paesaggio onirico che non è il mondo terreno, ma non corrisponde neppure all’inferno, e la cui corretta interpretazione è in termini di luogo allegorico, indicante una condizione dell’esistenza, quella condizione con cui Dante giustificherà l’intero impianto dell’opera.

   I primi elementi di questo paesaggio che Dante porta all’attenzione del lettore sono una selva oscura e dall’aspetto orribile (quella in cui il poeta dice di essersi smarrito alla metà della vita), una piaggia, dove il poeta approda emergendo dalla selva, ed un colle illuminato dal sole, al cospetto del quale si ritrova. La lettura allegorica di questi elementi ci proietta immediatamente …

… nella vicenda interiore che a Dante preme collocare all’origine della sua opera: la vicenda dell’uomo che, smarritosi nel peccato (rappresentato dalla selva), raggiunge la consapevolezza del proprio errore (la piaggia) e vede di fronte a sé il percorso tutto in salita (il colle) per raggiungere la salvezza (il sole alle spalle del colle).

   Raccolte le forze Dante tenta dunque l’ascesa al colle (figura come si è detto del percorso verso la salvezza), tuttavia tre fiere sopraggiungono a impedire il suo cammino: dapprima arriva un leopardo, poi un leone e in ultimo una lupa. L’immagine delle tre fiere proviene dalla Scrittura, e per la precisione da un passo di Geremia, nel quale lupo, leone e leopardo sono appunto la rappresentazione delle tre principali inclinazioni peccaminose che impediscono la conversione dell’uomo: lussuria, superbia e avidità (desiderio insaziabile di ricchezza). In maniera equivalente i tre felini impediscono cammino dantesco, cosicché egli si trova costretto a retrocedere fin quasi da rientrare nella selva (figura dello smarrimento nel peccato).

   Ma mentre Dante, impedito dalle tre fiere simbolo delle inclinazioni peccaminose, retrocede verso la condizione del peccato rappresentata dalla selva, compare un uomo, che il poeta invoca in suo soccorso. Quell’uomo è Virgilio il grande autore della classicità, che Dante saluta come proprio maestro ideale e modello costante di lingua e di stile. Virgilio, rappresentazione della ragione, indicherà a Dante, incapace …

… di superare le tre fiere con la sola forza della volontà, una via alternativa verso la salvezza. Questa via passerà attraverso la conoscenza razionale del peccato e del pentimento, vale a dire, nell’allegoria dell’opera, attraverso un lungo viaggio in compagnia della ragione (Virgilio) che avrà le sue prime tappe proprio nell’Inferno e nel Purgatorio (per poi continuare con altra guida nel Paradiso). Il Proemio introduce così alla materia del resto dell’opera e ne svela il senso profondo, quello di indicazione di una via per la salvezza, indicazione fondata sul personale percorso dantesco, ma valida per ogni essere umano.

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