Parafrasi “Deh Violetta che in ombra d’Amore” di Dante Alighieri


DANTE ALIGHIERI

DEH VIOLETTA CHE IN OMBRA D’AMORE

– PARAFRASI DEL TESTO –

Ballata di settenari ed endecasillabi con ripresa XYYX e una sola strofa Abc, BAc, CDDX. Il testo è giovanile, a tema amoroso, ed è indirizzato ad una fanciulla di nome “Violetta”, alla quale Dante chiede di aver pietà delle proprie sofferenze. In questa fanciulla gli studiosi hanno riconosciuto una delle due donne-schermo della Vita Nuova, più probabilmente la seconda.


Deh, Violetta, che in ombra d’Amore

negli occhi miei sì subito apparisti,

aggi pietà del cor che tu feristi,

che spera in te e disiando more.

[vv. 1 – 4]  Oh Violetta, che in forma d’Amore apparisti ai miei occhi così all’improvviso, abbi pietà del cuore che hai ferito, che spera in te e muore di desiderio.


Tu, Violetta, in forma più che umana,

foco mettesti dentro in la mia mente

col tuo piacer ch’io vidi;

[vv. 5 – 7]  Tu Violetta, in forma soprannaturale (più che umana) appiccasti il fuoco dentro la mia mente con la tua bellezza che io vidi;


poi con atto di spirito cocente

creasti speme, che in parte mi sana

là dove tu mi ridi.

[vv. 8 – 10] poi, con l’azione di uno spirito infiammato dall’amore, hai creato in me una speranza che in parte mi guarisce quelle volte che tu mi sorridi.

Deh non guardare perché a lei mi fidi,

ma drizza gli occhi al gran disio che m’arde,

ché mille donne già per essere tarde

sentiron pena de l’altrui dolore.

[vv. 11 – 14] Deh, non badare al fatto che io confidi in essa (riferito alla speranza, quindi “non badare alla speranza che io nutro”), ma indirizza gli occhi al grande desiderio che mi consuma, perché già migliaia di donne tardando a mostrarsi pietose provarono pena per il dolore altrui (scontarono il senso di colpa per la sofferenza procurata all’innamorato).

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