Parafrasi “Donna pietosa e di novella etate” di Dante Alighieri,


DANTE ALIGHIERI

DONNA PIETOSA E DI NOVELLA ETATE

– PARAFRASI DEL TESTO –

Donna pietosa e di novella etate,

adorna assai di gentilezze umane,

ch’era là ’v’io chiamava spesso Morte,

veggendo li occhi miei pien di pietate,

e ascoltando le parole vane,

si mosse con paura a pianger forte.

[vv. 1 – 6] Una donna caritatevole e di giovane età, piuttosto fornita di quelle qualità che rendono nobile l’animo umano (adorna assai di gentilezze umane), la quale si trovava lì dove io invocavo di continuo la morte, vedendo i miei occhi pieni di angoscia e ascoltando le parole deliranti (che io dicevo), cominciò a piangere intensamente per lo spavento.


E altre donne, che si fuoro accorte

di me per quella che meco piangia,

fecer lei partir via,

e appressarsi per farmi sentire.

[vv. 7 – 10] Ed altre donne, che si accorsero della mia condizione per via di lei che piangeva insieme a me, la fecero allontanare e si avvicinarono per farmi tornare in me (farmi sentire).


Qual dicea: “Non dormire”,

e qual dicea: “Perché sì ti sconforte?”

Allor lassai la nova fantasia,

chiamando il nome de la donna mia.

[vv. 11 – 14] Una diceva: “Svegliati!” e un’altra diceva “Perché sei così addolorato?”. Allora mi ridestai da quella straordinaria allucinazione, invocando il nome della mia amata.


Era la voce mia sì dolorosa

e rotta sì da l’angoscia del pianto,

ch’io solo intesi il nome nel mio core;

e con tutta la vista vergognosa

ch’era nel viso mio giunta cotanto,

mi fece verso lor volgere Amore.

[vv. 15 – 20] Ma la mia voce era così piena di dolore e a tal punto rotta dall’affanno causato dal pianto, che io solo compresi quel nome nel mio cuore (il nome di Beatrice che Dante ha pronunciato rinvenendo). E nonostante (con tutta) la vergogna che era apparsa evidente sul mio viso, Amore mi dette il coraggio di volgermi verso di loro. 

Elli era tale a veder mio colore,

che facea ragionar di morte altrui:

“Deh, consoliam costui”

pregava l’una l’altra umilemente;

e dicevan sovente:

“Che vedestù, che tu non hai valore?”

E quando un poco confortato fui,

io dissi: “Donne, dicerollo a vui.

[vv. 21 – 28] Il mio pallore era tale a vedersi che spingeva i presenti a parlare di morte: “Avanti! Consoliamo costui” si esortavano l’un l’altra dolcemente; e ripetevano spesso: “Che cosa hai visto, che ti ha tolto ogni forza?”. E quando mi fui un po’ rincuorato, dissi: “Donne, ora ve lo dirò.


Mentr’io pensava la mia frale vita,

e vedea ’l suo durar com’è leggiero,

piansemi Amor nel core, ove dimora;

per che l’anima mia fu sì smarrita,

che sospirando dicea nel pensero:

– Ben converrà che la mia donna mora -.

[vv. 29 – 34] Mentre io riflettevo sulla mia fragile vita e vedevo quanto effimera è la sua durata, Amore si mise a piangere all’interno del mio cuore, dove abita, per cui la mia anima si smarrì a tal punto che io pensai sospirando “E’ inevitabile che la mia amata muoia”. 


Io presi tanto smarrimento allora,

ch’io chiusi li occhi vilmente gravati,

e furon sì smagati

li spirti miei, che ciascun giva errando;

e poscia imaginando,

di caunoscenza e di verità fora,

visi di donne m’apparver crucciati,

che mi dicean pur: – Morra’ti, morra’ti -.

[vv. 35 – 42] Io fui preso da un tale smarrimento a quel punto che chiusi gli occhi resi pesanti dallo scoraggiamento, e i miei spiriti furono così abbattuti a quel punto, che ciascuno girava a vuoto e allora, delirando (imaginando), privo di ragione e di lucidità (di caunoscenza e di veritate fora), mi apparvero volti di donne addolorati, che mi ripetevano: “Tu morirai, tu morirai.”


Poi vidi cose dubitose molte,

nel vano imaginare ov’io entrai;

ed esser mi parea non so in qual loco,

e veder donne andar per via disciolte,

qual lagrimando, e qual traendo guai,

che di tristizia saettavan foco.

[vv. 43 – 48] A questo punto vidi molte cose spaventose (dubitose: temibili), durante il delirio (vano imaginar) nel quale entrai; e mi sembrava di essere non so in che posto, e di vedere donne che camminavano scapigliate per la strada, qualcuna piangendo, qualcuna emettendo lamenti i quali lanciavano fulmini di dolore. 

Poi mi parve vedere a poco a poco

turbar lo sole e apparir la stella,

e pianger elli ed ella;

cader li augelli volando per l’are,

e la terra tremare;

ed omo apparve scolorito e fioco,

dicendomi: – Che fai? non sai novella?

Morta è la donna tua, ch’era sì bella -.

[vv. 49 – 56] Poi mi sembrò di vedere a poco a poco oscurarsi il sole e comparire le stelle. E mi parve che sia quello che quelle piangessero, e che gli uccelli cadessero (morti) volando attraverso il cielo e che la terra tremasse e apparve un uomo, pallido e smorto, che mi disse: “Che fai? Non sai la notizia? E’ morta la tua amata, che era tanto bella!”.


Levava li occhi miei bagnati in pianti,

e vedea, che parean pioggia di manna,

li angeli che tornavan suso in cielo,

e una nuvoletta avean davanti,

dopo la qual gridavan tutti: “Osanna”;

e s’altro avesser detto, a voi dire’lo.

[vv. 57 – 62] Allora io alzavo (levava: verso il cielo) i miei occhi bagnati dal pianto e vedevo gli angeli che risalivano il cielo (tornavan suso), che sembravano una pioggia di manna (il cibo caduto dal cielo nel racconto biblico), e davanti a sé avevano una nuvoletta dietro alla quale tutti gridavano “Osanna”, e se avessero detto altro ve lo direi (dire’lo).


Allor diceva Amor: – Più nol ti celo;

vieni a veder nostra donna che giace -.

Lo imaginar fallace

mi condusse a veder madonna morta;

[vv. 63 – 66] Allora Amore mi diceva: “Non ti terrò più all’oscuro, vieni a vedere la nostra amata che giace”. Il delirio (lo imaginar fallace) mi portò al punto di vedere la mia amata morta,


e quand’io l’avea scorta,

vedea che donne la covrian d’un velo;

ed avea seco umiltà verace,

che parea che dicesse: – Io sono in pace -.

[vv. 67 – 70] e dopo che l’ebbi vista, vidi alcune donne coprirla con un velo e lei mostrava (avea seco) reale dolcezza, al punto da sembrare che dicesse: “Io riposo in pace”.


Io divenia nel dolor sì umile,

veggendo in lei tanta umiltà formata,

ch’io dicea: – Morte, assai dolce ti tegno;

tu dei omai esser cosa gentile,

poi che tu se’ ne la mia donna stata,

e dei aver pietate e non disdegno.

[vv. 71 – 76] Allora io nel mio dolore diventavo così mite, vedendo incarnata in lei tanta mansuetudine che dicevo: “O Morte, ti considero molto dolce, tu ormai devi essere una dolce creatura, dal momento che sei stata nella mia amata, e devi avere pietà e non crudeltà.


Vedi che sì desideroso vegno

d’esser de’ tuoi, ch’io ti somiglio in fede.

Vieni, ché ’l cor te chiede -.

[vv. 77 – 79] Vedi che io divento a tal punto desideroso di far parte dei tuoi (desideroso di morire) che in verità ti assomiglio (che arrivo ad assomigliarti). Vieni a me, dal momento che il cuore ti reclama”.


Poi mi partia, consumato ogne duolo;

e quand’io era solo,

dicea, guardando verso l’alto regno:

– Beato, anima bella, chi te vede! –

Voi mi chiamaste allor, vostra merzede”.

[vv. 80 – 84] Poi mi allontanavo liberato da ogni angoscia e quando ero rimasto solo dicevo guardando verso il Paradiso: “Beato chi ti può vedere, oh anima bella!”. E voi (riferito alle donne) a quel punto mi ridestaste, per vostra bontà”.

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