Parafrasi e Commenti

Dante Alighieri, Donne ch’avete intelletto d’amore, parafrasi

DANTE ALIGHIERI

DONNE CH’AVETE INTELLETTO D’AMORE

- PARAFRASI DEL TESTO -
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Donne ch’avete intelletto d’amore,

i’ vo’ con voi de la mia donna dire,

non perch’io creda sua laude finire,

ma ragionar per isfogar la mente.

[vv. 1 - 4] Donne che comprendete cosa sia l’amore, io voglio (vo’) parlare a voi della mia donna, non perché io pensi di poter esprimere compiutamente (finire) la sua lode, ma solo per parlare, al fine di dare sfogo ai pensieri. 

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Io dico che pensando il suo valore,

Amor sì dolce mi si fa sentire,

che s’io allora non perdessi ardire,

farei parlando innamorar la gente.

[vv. 5 - 8] Io affermo che, quando considero il suo valore (valore: l’insieme delle qualità fisiche e spirituali della donna), Amore mi si fa sentire tanto dolcemente che, se in quel momento (allora) io non perdessi le forze (ardire), con le mie sole parole potrei far innamorare chiunque (la gente).

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E io non vo’ parlar sì altamente,

ch’io divenisse per temenza vile;

ma tratterò del suo stato gentile

a respetto di lei leggeramente,

donne e donzelle amorose, con vui,

ché non è cosa da parlarne altrui.

[vv. 9 - 14] Però io non voglio parlarne in modo così elevato (sì altamente), da risultare inadeguato al mio scopo (vile) a causa del timore (per temenza: il timore è ovviamente quello di non essere all’altezza), perciò parlerò della sua nobiltà (stato gentile, con riferimento alla nobiltà dell’animo) in modo semplice (leggeramente) se comparato alle sue qualità (a respetto di lei), e lo farò con voi, donne e fanciulle che capite cos’è l’amore (amorose), dal momento che non è questo un argomento del quale parlare con altri.

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Angelo clama in divino intelletto

e dice: “Sire, nel mondo si vede

maraviglia ne l’atto che procede

d’un’anima che ’nfin qua su risplende”.

[vv. 15 - 18] Un angelo invoca l’intelletto divino e dice: “Signore, nel mondo si può vedere un miracolo incarnato (ne l’atto: lett. in atto) che proviene (procede) da un anima che risplende fin quassù (nel cielo)”.

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Lo cielo, che non have altro difetto

che d’aver lei, al suo segnor la chiede,

e ciascun santo ne grida merzede.

[vv. 19 - 21] E il cielo, al quale null’altro manca per essere perfetto (che non have altro difettoche di possedere lei (di contare Beatrice tra le schiere dei beati), la reclama al suo Signore e ciascun santo invoca a gran voce la grazia (merzede) per lei.

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Sola Pietà nostra parte difende,

che parla Dio, che di madonna intende:

“Diletti miei, or sofferite in pace

che vostra spene sia quanto me piace

là ’v’è alcun che perder lei s’attende,

e che dirà ne lo inferno: O mal nati,

io vidi la speranza de’ beati”.

[vv. 22 - 28] Solo la divina misericordia (Pietate) difende la nostra causa (nostra parte: ovvero le ragioni degli uomini che vogliono che Beatrice resti sulla terra), in quanto Dio, alludendo a Beatrice (madonna) dice: “O miei amati, sopportate con pazienza che l’oggetto della vostra speranza (vostra spene, vale a dire Beatrice), per tutto il tempo che io desidero, resti là dove (sia … là ‘v’è) c’è chi si aspetta di perderla e che anche tra le pene dell’Inferno potrà dire (agli altri dannati): “Oh sventurati (mal nati) io ho potuto vedere la creatura che gli stessi beati potevano solo sperare di vedere”.

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Madonna è disiata in sommo cielo:

or voi di sua virtù farvi savere.

[vv. 29 - 30] Dunque Beatrice (Madonna, dal latino mea domina) è desiderata nell’alto dei cieli; ora (or, congiunzione testuale che indica il passaggio ad un altro argomento della lode) voglio (voi) mettervi a conoscenza (farvi savere) del suo potere (virtù: il potere di Beatrice è, come si vedrà, il suo effetto salvifico).

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Dico, qual vuol gentil donna parere

vada con lei, che quando va per via,

gitta nei cor villani Amore un gelo,

per che onne lor pensero agghiaccia e pere;

[vv. 31 - 34] Io esorto ad accompagnarsi con lei qualunque donna (qual) che voglia risultare nobile, perché, quando lei passa per strada, Amore getta il gelo nei cuori villani (ovvero non gentili, e dunque incapaci di amare), cosicché ogni loro pensiero si paralizza e si spegne.

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e qual soffrisse di starla a vedere

diverria nobil cosa, o si morria.

[vv. 35 - 36] E chiunque sopportasse di continuare a guardarla, si trasformerebbe in un essere nobile, oppure morirebbe. 

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E quando trova alcun che degno sia

di veder lei, quei prova sua vertute,

ché li avvien, ciò che li dona, in salute,

e sì l’umilia, ch’ogni offesa oblia.

[vv. 37 - 40] E allorché incontra qualcuno che sia degno di guardarla (un cuore nobile), costui sperimenta l’effetto miracoloso (virtù: il potere) di lei, perché tutto ciò che ella emana si trasforma per lui (li avvien) in un senso di beatitudine (in salute) e a tal punto lo rende placido che egli dimentica ogni offesa ricevuta.

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Ancor l’ha Dio per maggior grazia dato

che non pò mal finir chi l’ha parlato.

[vv. 41 - 42] E inoltre Dio, come maggiore grazia, le ha concesso che chiunque abbia parlato con lei non possa essere condannato all’Inferno (mal finir).

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Dice di lei Amor: “Cosa mortale

come esser pò sì adorna e sì pura?”

[vv. 43 - 44] Amore dice di lei: “Come può una creatura mortale essere a tal punto fornita di ogni grazia (sì adorna) e pura?”.

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Poi la reguarda, e fra se stesso giura

che Dio ne ’ntenda di far cosa nova.

Color di perle ha quasi, in forma quale

convene a donna aver, non for misura:

ella è quanto de ben pò far natura;

per essemplo di lei bieltà si prova.

[vv. 45 - 50]  Poi la osserva attentamente e tra se e sé conclude con sicurezza (giura) che Dio intenda fare di lei una creatura straordinaria. Ha una carnagione quasi del colore della perla, e nella misura che si addice ad una donna, non di più. Lei è quanto di più perfetto la natura possa fare ed è in base a lei come modello che si misura la bellezza. 

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De li occhi suoi, come ch’ella li mova,

escono spirti d’amore inflammati,

che feron li occhi a qual che allor la guati,

e passan sì che ’l cor ciascun retrova:

voi le vedete Amor pinto nel viso,

là ’ve non pote alcun mirarla fiso.

[vv. 51 - 56] Dai suoi occhi, non appena lei li muova, escono fiammeggianti spiriti d’amore che feriscono gli occhi di chi la guardi in quel momento (chi incrocia il suo sguardo) e sono così penetranti (passan sì) che ciascuno di loro giunge dritto al cuore (lo cor retrova): voi potete vederle Amore dipinto nello sguardo, là dove nessuno può guardarla fisso (negli occhi appunto).

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Canzone, io so che tu girai parlando

a donne assai, quand’io t’avrò avanzata.

[vv. 57 - 58] Oh canzone, io so che parlerai a molte donne, una volta che io ti avrò diffusa.

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Or t’ammonisco, perch’io t’ho allevata

per figliuola d’Amor giovane e piana,

che là ’ve giugni tu diche pregando:

“Insegnatemi gir, ch’io son mandata

a quella di cui laude so’ adornata”.

E se non vuoli andar sì come vana,

non restare ove sia gente villana:

[vv. 59 - 65] Ora perciò io ti ammonisco, dal momento che io ti ho allevata come una figliola di Amore giovane e semplice, affinché, dovunque tu giunga, dica in forma di preghiera: indicate mi la via, perché io sono stata mandata a colei delle cui lodi sono piena (ossia a Beatrice)”. E se non vuoi girare a vuoto, non restare dove ci sia gente villana (i cuori non gentili incapaci di amare):

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ingegnati, se puoi, d’esser palese

solo con donne o con omo cortese,

che ti merrano là per via tostana.

Tu troverai Amor con esso lei;

raccomandami a lui come tu dei.

[vv. 66 - 70]  ingegnati, per quanto ti sia possibile, di rivelarti solo a donne o ad uomini cortesi, che ti porteranno là (da Beatrice) per la via più veloce (tostana). Così troverai Amore e insieme a lui, lei (Beatrice); raccomandami a lui come ti si addice.

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