Parafrasi e Commenti

Dante Alighieri, La Vita Nuova, parafrasi capitoli 1 – 2

DANTE ALIGHIERI

LA VITA NUOVA

CAPITOLI 1 E 2

- PARAFRASI DEL TESTO -
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Il Capitolo I della Vita Nuova, svolge funzione di proemio dell’opera. Le informazioni introduttive che Dante mette in rilievo sono essenzialmente due: il carattere autobiografico del libro e l’ambito giovanile dei fatti narrati. Queste informazioni non vengono semplicemente dichiarate da Dante, ma espresse nella forma di una elaborata metafora che, attingendo al lessico tecnico dei libri manoscritti, presenta la stesura della Vita Nuova come un’attività di copiatura, che “l’amanuense” Dante avrebbe operato dal libro della propria memoria.

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Nel Capitolo II, Dante descrive la prima apparizione di Beatrice ai suoi occhi. L’episodio avviene quando il poeta e la fanciulla hanno entrambi nove anni d’età e determina effetti sconvolgenti nell’animo di Dante. Al centro del racconto il poeta colloca l’illustrazione dettagliata dei sommovimenti che accompagnano lo sbocciare dell’amore nel suo animo. Ai fini di conferire alla narrazione del proprio innamoramento vivacità e dinamismo, ma anche profondità filosofica, l’autore ricorre alla personificazione dei propri spiriti vitali, e alla rappresentazione in forma sceneggiata – ossia teatrale – delle loro reazioni alla comparsa di Beatrice. Terminata la descrizione del primo incontro con la fanciulla, Dante passa a spiegare come, dopo quel giorno, egli sia stato per anni completamente soggiogato e signoreggiato dall’amore e come abbia dovuto compiere puntualmente ogni gesto suggeritogli dal sentimento. Il racconto si conclude con il proposito del poeta di passare alla narrazione di episodi più recenti.

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PARAFRASI

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Capitolo 1

1 In quella parte del libro de la mia memoria dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice: Incipit vita nova. Sotto la quale rubrica io trovo scritte le parole le quali è mio intendimento d’assemplare in questo libello; e se non tutte, almeno la loro sentenzia.

1. In quella parte del libro della mia memoria (metafora per indicare i ricordi della fanciullezza), prima della quale si potrebbe leggere ben poco (proprio perché si tratta dei primi ricordi dell’autore), si trova una rubrica (titolo scritto in rosso, dal latino ruber = rosso), che recita: Incipit Vita Nova (ovvero: “Qui comincia la vita nuova”). Sotto questa rubrica io trovo scritte le parole che ho intenzione di ricopiare (assemplare) in questo breve libro, e se non tutte, per lo meno la parte fondamentale di esse (sentenza = il sunto, oppure il significato sostanziale).

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Capitolo 2

1 Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare.

1. Già quasi per nove volte (fiate), dopo la mia nascita, il sole era ritornato al medesimo punto della sua orbita (ovvero “erano passati nove anni dalla mia nascita”, dunque, poiché Dante nasce nel 1265, siamo nella primavera del 1274), quando apparve per la prima volta (prima) davanti ai miei occhi la signora (donna, dal lat. Domina = signora, padrona) gloriosa della mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice (ovvero “portatrice di beatitudine”), senza che sapessero che si chiamasse realmente così.

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2 Ella era in questa vita già stata tanto, che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte d’oriente de le dodici parti l’una d’un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono.

2. Lei aveva vissuto un tempo pari allo spostamento di un dodicesimo di grado del Cielo delle Stelle Fisse (ovvero “aveva 8 anni e quattro mesi di vita”, poiché il Cielo delle Stelle Fisse, nell’astronomia medievale, ruota di un grado ogni secolo); per cui mi apparve al principio del suo nono anno di vita e io la vidi che stavo per terminare il mio nono anno di vita.

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3 Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia.

3. Mi si presentò vestita di un colore nobilissimo, umile e casto, rosso scuro, con una cintura (la cintura indica la condizione di donna non sposata, la veste rosso scuro l’ardore di carità) e ornata in maniera confacente alla sua giovanissima età.

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4 In quello punto dico veracemente che lo spirito de la vita, lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia ne li menimi polsi orribilmente; e tremando disse queste parole: “Ecce deus fortior me, qui veniens dominabitur michi”.

4. In quel preciso istante, dico sinceramente, lo spirito vitale, che si trova nel luogo più intimo del cuore (la teoria secondo la quale le funzioni vitali dell’uomo sono assicurate da spiriti residenti nelle parti del corpo è di Alberto Magno, e viene ripresa, in ambito Stilnovista, sia da Dante che da Cavalcanti), cominciò a tremare con una tale intensità che si manifestava in modo spaventoso finanche nelle minime pulsazioni, e tremando disse queste parole: “Ecco un Dio più forte di me, che giungendo mi sottometterà” (l’espressione viene dai Vangeli, dove è riferita a Gesù Cristo, Dante invece vuole intendere l’Amore, lo spirito più forte che sottometterà il suo spirito vitale).

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5 In quello punto lo spirito animale, lo quale dimora ne l’alta camera ne la quale tutti li spiriti sensitivi portano le loro percezioni, si cominciò a maravigliare molto, e parlando spezialmente a li spiriti del viso, sì disse queste parole: “Apparuit iam beatitudo vestra”.

5. In quell’istante lo spirito animale (lo spirito animale, nella teoria di Alberto Magno, è la parte dell’anima deputata alle funzioni sensoriali), che si trova in quel luogo posto in alto (nel cervello), dove tutti i sensi portano le loro percezioni, cominciò a stupirsi fortemente e rivolgendosi in particolar modo agli spiriti degli occhi disse queste parole: “È appena apparsa la fonte della vostra beatitudine”.

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6 In quello punto lo spirito naturale, lo quale dimora in quella parte ove si ministra lo nutrimento nostro, cominciò a piangere, e piangendo disse queste parole: “Heu miser, quia frequenter impeditus ero deinceps!”.

6. E in quel momento, lo spirito naturale, che si trova in quella parte del corpo dove viene somministrato il nostro nutrimento (sempre in base alla teoria di Alberto Magno, lo spirito naturale, deputato al nutrimento, aveva sede nel fegato o nello stomaco), cominciò a piangere, e mentre piangeva disse queste parole: “Ah povero me, che d’ora in poi sarò frequentemente impedito nello svolgimento della mia funzione” (il riferimento è alla perdita dell’appetito che sopraggiunge quando ci si innamora).

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7 D’allora innanzi dico che Amore segnoreggiò la mia anima, la quale fu sì tosto a lui disponsata, e cominciò a prendere sopra me tanta sicurtade e tanta signoria per la vertù che li dava la mia imaginazione, che me convenia fare tutti li suoi piaceri compiutamente.

7. Da allora in avanti dico che Amore dominò l’intera mia anima, la quale, in questo modo, fu subito e per sempre legata a lui (disponsata), e (Amore) cominciò ad avere su di me un tale ardimento e una tale egemonia, per via della forza che gli conferiva la mia facoltà immaginativa (il pensiero continuo di Beatrice), che per me era inevitabile assecondare in tutto e per tutto i suoi desideri.

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8 Elli mi comandava molte volte che io cercasse per vedere questa angiola giovanissima; onde io ne la mia puerizia molte volte l’andai cercando, e vedeala di sì nobili e laudabili portamenti, che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Omero: “Ella non parea figliuola d’uomo mortale, ma di deo”.

8. Egli (Amore) mi ordinava spesso di cercare di vedere quest’angelo giovanissimo, per cui io, durante la mia fanciullezza, andai molte volte in cerca di lei, e la vedevo di costumi così nobili e lodevoli che senz’altro a lei si poteva riferire quell’espressione del poeta Omero: “Ella non sembrava figlia di un uomo mortale, ma di Dio” (espressione presente nell’Iliade e riferita ad Ettore, nota a Dante attraverso le traduzioni latine di Omero).

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9 E avvegna che la sua imagine, la quale continuatamente meco stava, fosse baldanza d’Amore a segnoreggiare me, tuttavia era di sì nobilissima vertù, che nulla volta sofferse che Amore mi reggesse sanza lo fedele consiglio de la ragione in quelle cose là ove cotale consiglio fosse utile a udire.

9. E sebbene la sua immagine (ossia “il pensiero insistente di Beatrice”), che stava continuamente con me (ossia “che era fisso nella mia mente”), incoraggiasse amore (fosse baldanza d’Amore) a dominare su di me, tuttavia essa (il sogg. è ancora la sua immagine = il pensiero di Beatrice) aveva un potere così nobile, che in nessuna occasione permise che Amore mi governasse senza il consiglio fidato della Ragione, in tutte quelle cose nelle quali fosse vantaggioso ascoltare quel consiglio.

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10 E però che soprastare a le passioni e atti di tanta gioventudine para alcuno parlare fabuloso, mi partirò da esse; e trapassando molte cose le quali si potrebbero trarre de l’essemplo onde nascono queste, verrò a quelle parole le quali sono scritte ne la mia memoria sotto maggiori paragrafi.

10. Ma dal momento che indugiare sulle passioni e sugli atti risalenti a una così giovane età potrebbe apparire a qualcuno una narrazione fiabesca (ovvero “un racconto inventato, poco attendibile”), me ne allontanerò, e, tralasciando molte cose, le quali pure si potrebbero copiare dal modello dal quale provengono queste che racconto (il modello è ancora il libro della memoria, e quindi, fuor di metafora, i ricordi della fanciullezza), verrò a quelle parole che nel libro della mia memoria si trovano scritte sotto paragrafi più importanti.

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