Dante Alighieri, Oltre la spera che più larga gira, parafrasi



DANTE ALIGHIERI

OLTRE LA SPERA CHE PIÙ LARGA GIRA

- PARAFRASI DEL TESTO -

Oltre la spera che più larga gira

passa ’l sospiro ch’esce del mio core:

intelligenza nova, che l’Amore

piangendo mette in lui, pur su lo tira.

[vv. 1 – 4]  Il sospiro che esce dal mio cuore oltrepassa la sfera celeste che ruota più ampia (il Cielo Cristallino o Primo Mobile, il primo dei cieli rotanti, il più lontano dalla Terra e il più prossimo all’Empireo): una nuova capacità di comprendere, che Amore mette in lui attraverso il pianto, lo eleva sempre più in alto.


Quand’elli è giunto là dove disira,

vede una donna, che riceve onore,

e luce sì, che per lo suo splendore

lo peregrino spirito la mira.

[vv. 5 – 8]  Quando esso è giunto lì dove desidera (dunque nell’Empireo, dove si trovano le anime dei beati), vede una donna nella gloria divina (che riceve onore: è Beatrice che ora si trova tra i beati del Paradiso), che risplende così intensamente, che lo spirito pellegrino ne resta in contemplazione per via del suo rifulgere.

Vedela tal, che quando ’l mi ridice,

io no lo intendo, sì parla sottile

al cor dolente, che lo fa parlare.

[vv. 9 – 11] E la vede tale che, quando me lo riferisce, io non lo comprendo, a tal punto esso parla in maniera sottile al cuore addolorato, che gli dà la capacità di parlare (è il topos dell’ineffabilità dell’esperienza estatica, vale a dire dell’indicibilità di un’esperienza che trascende le facoltà intellettive dell’essere umano).


So io che parla di quella gentile,

però che spesso ricorda Beatrice,

sì ch’io lo ’ntendo ben, donne mie care.

[vv. 12 – 14] Io però so che parla di quella nobile fanciulla, perché più volte dice il nome di Beatrice, e questo io lo capisco in modo distinto, donne mie care.


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