Esempi di personificazione


FIGURE RETORICHE

PERSONIFICAZIONE

– ESEMPI –


Significato


La figura retorica della personificazione è la rappresentazione in forma di persona, e con attributi tipicamente umani (come la parola o i modi di agire), di qualcosa che umano non è: un essere inanimato, un defunto o un’entità astratta.

In altri termini, si parla di personificazione ogni volta che un autore attribuisce fattezze, comportamenti, pensieri, tratti umani a qualcosa che umano non è.

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Esempi di personificazione:


Esempio 1:

E’ una personificazione quella a cui ricorre Cicerone, quando, nelle Catilinarie, immagina che la Patria, sdegnata, rimproveri Catilina per aver attentato contro di essa,organizzando la congiura.

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Esempio 2:

Alla personificazione ricorre anche Platone, quando, nel Critone, immagina che le Leggi di Atene parlino a Socrate, e pretendano da lui di essere rispettate anche nel momento in cui esse gli sono sfavorevoli.

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Esempio 3:

Nei seguenti versi, il poeta duecentesco Folgòre da San Gimignano procede alla personificazione dell’avarizia (l’avidità), immaginando che questa qualità astratta abbia preso al proprio amo gli uomini e abbia distrutto le bellezze del mondo:

Avarizia le genti ha preso all’amo,

ed ogni grazia distrugge e confonde;

però se eo mi doglio, eo so ben onde:

di voi, possenti, a Dio me ne richiamo.

- L’avidità (l’attaccamento al denaro) ha fatto abboccare al suo amo chiunque, ed ora essa distrugge e sconvolge ogni cosa bella; per questa ragione (però = perciò), se io mi lamento, io so bene per quale causa: io mi lagno di fronte a Dio di voi potenti -

(Folgore di San Gimignano, Cortesia cortesia cortesia chiamo)

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Esempio 4:

Caratteristica dei poeti dello Stilnovo è la personificazione dell’amore, poiché essi trovano in questa forma di rappresentazione del sentimento, il mezzo più congeniale per suggerire la loro idea dell’amore come forza concreta e operante, e come dio potentissimo al quale l’innamorato non può che sottomettersi. In questi versi, Guido Guinizzelli, iniziatore dello Stilnovo, presenta l’amore in forma personificata:

Verde river’ a lei rasembro e l’âre,
tutti color di fior’, giano e vermiglio,
oro ed azzurro e ricche gioi per dare:
medesmo Amor per lei rafina meglio.

- Io paragono a lei una verde pianura e l’aria, e tutti i colori dei fiori, il giallo e il rosso, il colore dell’oro e l’azzurro dei lapislazzuli, e i gioielli da recare in dono: Amore in persona, per mezzo di lei, raffina più facilmente gli uomini! -

(G. Guinizzelli, Io voglio del ver la mia donna laudare)

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Esempio 5:

La pratica della personificazione dell’amore sopravvive nei continuatori di Guinizzelli. Nei seguenti versi, Guido Cavalcanti, il maggiore stilnovista prima di Dante, si riferisce all’amore come se stesse parlando di un essere umano:

O Deo, che sembra quando li occhi gira,
dical’ Amor, ch’i’ nol savria contare:
cotanto d’umiltà donna mi pare,
ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ ira.

- O Dio! Cosa appare quando volge gli occhi intorno a sé, lo spieghi Amore, perché io non saprei descriverlo compiutamente: ella mi appare a tal punto l’incarnazione della dolcezza che chiunque altra, paragonata a lei, io la definirei “ira” -

(G. Cavalcanti, Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira)

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Esempio 5:

Una personificazione della pietà, o misericordia divina, compare nella canzone Donne ch’avete intelletto d’amore, di Dante Alighieri. Nella seconda strofa del testo, il poeta immagina che gli angeli del cielo soffrano del fatto di non poter avere Beatrice tra loro, e attendano con impazienza la morte della fanciulla e l’ascesa della sua anima nel Paradiso. A questo punto Dante immagina che la misericordia divina si opponga agli angeli, ed intervenga in favore della permanenza di Beatrice tra gli uomini; per rappresentare questa situazione Dante procede alla personificazione della misericordia o pietà, e scrive:

Sola Pietà nostra parte difende,
che parla Dio, che di madonna intende:
“Diletti miei, or sofferite in pace

- Unicamente la Pietà (la misericordia divina) difende la causa dei mortali, infatti Dio, che comprende la natura di Beatrice afferma: “Miei amati (rivolto agli angeli), ora sopportate con serenità …

(D. Alighieri, Donne ch’avete intelletto d’amore)

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Esempio 6:

Una personificazione ricorrente nella letteratura italiana, è quella della fortuna (la sorte), rappresentata in ogni epoca come una donna volubile ed imprevedibile in ogni sua mossa. Nei seguenti versi del Petrarca, si può osservare una personificazione della Fortuna:

Voi cui Fortuna à posto in mano il freno
de le belle contrade,
di che nulla pietà par che vi stringa,
che fan qui tante pellegrine spade?

- Dico a voi, nelle cui mani la Sorte ha posto il governo delle ridenti regioni d’Italia, delle quali sembrate non avere nessuna pietà: che ci fanno qui così tante milizie mercenarie? -

(F. Petrarca, Italia mia, benché ’l parlar sia indarno)

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Esempio 7:

Un esempio di personificazione di un defunto si può trovare nella lauda Quando t’alegri omo d’altura, di Jacopone da Todi. Il testo appartiene al genere del contrasto tra il vivo e il morto, ed è interamente incentrato sulla situazione dell’incontro e del dialogo immaginario tra un uomo vivente e un defunto. Nei seguenti versi il defunto, personificato, parla al vivo e lo ammonisce della vanità delle cose terrene:

Quando t’alegri, omo d’altura,

va’ puni mente a la seppultura;

e loco puni lo to contemplare,

e ppensate bene che tu dì’ tornare

en quella forma che tu vidi stare

l’omo che iace en la fossa scura.

- Quando ti rallegri, oh uomo altezzoso (d’altura), vai a riflettere sulla sepoltura. E posa lì (sulla sepoltura e dunque sul tema della morte) il tuo sguardo (contemplare), e pensa bene che tu devi ritornare in quella forma nella quale vedi trovarsi l’uomo che giace nella fossa scura -

(Jacopone da Todi, Quando t’alegri, omo d’altura)

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Esempio 8:

Nei seguenti versi di Manzoni la personificazione è data dal fatto che l’autore, riferendosi alla fede, che è un concetto astratto, le attribuisce caratteristiche e qualità proprie dell’essere umano, quali l’abitudine ai trionfi, la capacità di scrivere, ecc..

Bella Immortal! Benefica

Fede ai trionfi avvezza!

Scrivi ancor questo, allegrati…

- Oh bella immortale! Fede, portatrice di bene, abituata ai trionfi! scrivi di nuovo questa cosa, rallegrati ... -


(A. Manzoni, Il Cinque Maggio)

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Esempio 9:

Un esempio di personificazione di un oggetto inanimato, si trova nei seguenti versi di Giovanni Pascoli, nei quali il poeta attribuisce ad una casa atteggiamenti caratteristici degli esseri umani:

Da un pezzo si tacquero i gridi

là, sola, una casa bisbiglia.

(G. Pascoli, Il gelsomino notturno)

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Esempio 10:

Un’altra personificazione di oggetti inanimati compare in Carducci, quando, nella poesia Davanti a S. Guido, il poeta immagina i cipressi come giovani giganti che gli si avvicinano e gli rivolgono la parola:

Cipressi che a Bólgheri alti e schietti

Van da San Guido in duplice filar,

Quasi in corsa giganti giovinetti

Mi balzarono incontro e mi guardâr.

Mi riconobbero, e – Ben torni omai –

Bisbigliaron vèr me co ‘l capo chino –

Perché non scendi? perché non ristai?

Fresca è la sera e a te noto il cammino.

- I cipressi alti e diritti, che, su due filari, da San Guido arrivano fino a Bolgheri, come dei giovani giganti in corsa mi piombarono improvvisamente davanti e mi guardarono. Mi riconobbero e bisbigliarono verso di me con il capo proteso in avanti "Finalmente torni! Perché non scendi? Perché non ti intrattieni per un po'? La serata è fresca e la strada la conosci... -

(G. Carducci, Davanti a S. Guido)

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Esempio 11:

Anche nei seguenti versi compare una personificazione, poiché Carducci attribuisce ai fanali azioni proprie dell’essere umano, quando afferma che essi “si inseguono accidiosi” e “sbadigliano”:

Oh quei fanali come s’inseguono
accidïosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su ’l fango!

(G. Carducci, Alla stazione in una mattina d’autunno)

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Cfr. Prosopopea


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