Figure Retoriche Canto I (1) – Inferno


INFERNO

CANTO PRIMO

FIGURE RETORICHE

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.


Cammin di nostra vita = corso della vita: metafora; Selva oscura: nell’allegoria generale, figura di una condizione di smarrimento nel peccato; Diritta via: nell’allegoria generale, figura della vita virtuosa, non peccaminosa;


Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Selva selvaggia: figura etimologica in cui i due termini accostati hanno la stessa radice (il latino SILVA: foresta, bosco); selvaggia e aspra e forte: polisindeto, con disposizione in climax ascendente dei componenti.


Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.


Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la
verace via abbandonai.


Sonno: nell’allegoria generale, figura dell’ottundimento della ragione che fa scivolare Dante nella condizione peccaminosa; Verace via: nell’allegoria generale, figura di una condotta di vita virtuosa ed estranea al peccato.


Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella
valle
che m’avea di paura il cor compunto


Piè = pendice, base: metafora; Colle: nell’allegoria generale, figura della via tutta in salita che separa il peccatore dalla salvezza; Valle: equivalente alla selva, nell’allegoria generale, figura di una condizione di smarrimento nel peccato.

guardai in alto e vidi le sue spalle^
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.


Spalle vestite de’ raggi = il retro del colle illuminato dai raggi: metafora; Spalle^vestite: enjambement; Pianeta che mena dritto …: perifrasi per indicare il Sole; Pianeta …: nell’allegoria generale, il Sole, simbolo di Dio è figura della salvezza al termine del percorso di redenzione.


Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.


Lago del cor = parte concava del cuore, abbondante di sangue: “lago” per metafora; la notte = il periodo buio: metafora indicante il periodo del traviamento nel peccato;


E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del
pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,


E come quei…: la similitudine con il naufrago comunica il misto di costernazione e incredulità con cui Dante guarda agli anni dello smarrimento nel peccato, ormai alle sue spalle; Pelago: latinismo;


così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.


Lo passo che …: equivalente alla “selva” e alla “valle” già incontrate, nell’allegoria generale è figura della condizione di peccato.


Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per
la piaggia diserta,
che ’l piè fermo sempre era ’l più basso.


Corpo lasso: nell’allegoria generale è l’animo stanco per gli anni di travaglio nel peccato; Piaggia diserta: nell’allegoria generale è la base del colle, figura del punto da dove dovrà cominciare il percorso di risalita morale di Dante; Che’l piè fermo …: perifrasi per indicare n percorso in salita.


Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
una lonza leggera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;


Erta: nell’allegoria generale è figura della via difficile e tutta in salita che conduce dal peccato alla redenzione; lonza = felino maculato, simbolo della lussuria, nell’allegoria generale è figura, come le altre fiere, delle inclinazioni peccaminose che ostacolano il peccatore che tenta di rimettersi sulla via del bene. Leggera e presta molto: gli attributi dell’agilità e della velocità della lonza sono figure della volubilità e della facilità di attecchimento del peccato che l’animale rappresenta, la lussuria.

e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi ’mpediva tanto il mio
cammino,
ch’i’ fui per ritornar più
volte vòlto.


Cammino: nell’allegoria generale è figura del percorso che separa Dante dalla salvezza; Volte vòlto: figura etimologica in cui i due termini accostati hanno la stessa radice; volto…vòlto: paronomasia, data dall’accostamento di due parole pressoché identiche nel suono, ma differenti nel significato; inoltre, data la posizione in rima, si può parlare anche di rima equivoca e rima per l’occhio.


Temp’era dal principio del mattino,
e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino


E’l sol montava ‘n su: ampia perifrasi che indica che il tempo dell’azione è nella stagione primaverile; Quelle stelle che…: perifrasi nella perifrasi per indicare le stelle appartenenti alla costellazione dell’ariete. L’amor divino: perifrasi indicante Dio..


mosse di prima quelle cose belle;
sì ch’a bene sperar m’era cagione
di quella
fiera a la gaetta pelle


Quelle cose belle: perifrasi per indicare i corpi celesti; fiera a la gaetta pelle = animale selvatico dalla pelle maculata: perifrasi per indicare la lonza;


l’ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone


Leone: simbolo della superbia, nell’allegoria generale è figura, come le altre fiere, delle inclinazioni peccaminose che ostacolano il peccatore che tenta di rimettersi sulla via del bene.


Questi parea che contra me venisse
con la test’alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l’aere ne tremesse


Test’alta e rabbiosa fame: gli attributi della testa alta e della ferocia rabbiosa sono, nell’allegoria generale, figure dell’arroganza e dell’aggressività costitutive del peccato che l’animale rappresenta, la superbia.


Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame


Lupa: simbolo dell’avidità, nell’allegoria generale è figura, come le altre fiere, delle inclinazioni peccaminose che ostacolano il peccatore che tenta di rimettersi sulla via del bene; di tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza: gli attributi della fame insaziabile e dell’estrema magrezza, sono nell’allegoria generale, figure del desiderio mai sazio e del senso di costante necessità che si accompagnano al peccato che l’animale rappresenta, l’avidità.


questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza.


E qual è quei che volontieri acquista,
e giugne ’l tempo che perder lo face,
che ’n tutti suoi pensier piange e s’attrista;


E qual è quei…: la similitudine con il mercante avaro che, nel giorno in cui fallisce, perde tutto ciò che ha accumulato nel corso degli anni, comunica il senso di disperazione di chi ha perduto tutto;


tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi ’ncontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove ’l sol tace.


la bestia senza pace: perifrasi indicante la lupa; Là dove ‘l sol tace: perifrasi indicante la selva, dominata dalle tenebre del peccato; sol tace: sinestesia data dal ribaltamento sul piano uditivo di quella che è una percezione della vista, il buio.


Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,
dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi per lungo silenzio parea fioco


Per lungo silenzio parea fioco: Virgilio, nell’allegoria generale è figura della ragione sottomessa alla fede, per cui, l’attributo dell’aver a lungo taciuto, è a sua volta figura di quel lungo silenzio della ragione, altrove chiamato “sonno”, che ha fatto scivolare Dante nel traviamento e nel peccato.


Quando vidi costui nel gran diserto,
Miserere di me”, gridai a lui,
“qual che tu sii, od ombra od omo certo!”


Miserere = abbi pietà!: latinismo;


Rispuosemi: “Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui


Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto ’l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.


Sub Iulo = durante il principato di Giulio Cesare: latinismo;


Poeta fui, e cantai di quel giusto^
figliuol d’Anchise che venne di Troia,
poi che ’l superbo Ilïón fu combusto.


Quel giusto…: perifrasi indicante l’eroe virgiliano Enea; giusto^figliuol: enjambement.


Ma tu perché ritorni a tanta noia?
perché non sali
il dilettoso monte
ch’è principio e cagion di tutta gioia?”


Tanta noia: perifrasi per indicare la travagliata condizione di peccato rappresentata dalla selva; il dilettoso monte: il colle, nell’allegoria generale figura del percorso verso la salvezza, è dilettoso in quanto via per la felicità;


“Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo fiume?”,
rispuos’io lui con vergognosa fronte


Quella fonte e largo fiume = sono metafore frequenti, anche nel linguaggio comune, per indicare l’abbondanza e l’eloquenza di una produzione letteraria.


O de li altri poeti onore e lume,
vagliami ’l lungo studio e ’l grande amore
che m’ ha fatto cercar
lo tuo volume


O de li altri…: apostrofe pronunciata dal personaggio Dante a Virgilio, designato per perifrasi, come vanto e guida di tutti i poeti; onore e lume = vanto e punto di riferimento degli altri poeti: coppia di metafore; lo tuo volume = l’opera di Virgilio: metonimia;


Tu se’ lo mio maestro e ’l mio autore,
tu se’ solo colui da cu’ io tolsi^
lo bello stilo che m’ ha fatto onore


Tolsi^lo bello: enjambement; Lo bello stile che …: perifrasi indicante lo stile alto e sublime delle canzoni morali e allegoriche alle quali Dante sente di aver legato la propria reputazione di poeta a questo punto della sua carriera.


Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;
aiutami da lei, famoso saggio,
ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi


Le vene e i polsi = le vene che battono dentro i polsi: endiadi;


“A te convien tenere altro vïaggio”,
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
“se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;


Esto loco selvaggio: equivalente alla selva e alla valle, nell’allegoria generale è figura di una condizione di smarrimento nel peccato;


ché questa bestia, per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide;


Che questa bestia…: tutta la terzina, come del resto anche la successiva, sviluppa il motivo allegorico dell’avidità di ricchezze tratteggiata nelle sembianze di lupa insaziabile, divorata dalla necessità di mangiare, di fronte alla quale nessun animale resiste, e che nessuno è mai riuscito a debellare.


e ha natura sì malvagia e ria,
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo ’l pasto ha più fame che pria


Molti son li animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancora, infin che ’l veltro^
verrà, che la farà morir con doglia.


infin che ‘l veltro: l’allegoria della lupa, prepara il terreno alla profezia, anch’essa completamente allegorizzata, del veltro (cane da caccia), figura “venatoria” collegata alla lupa, con la quale Dante rappresenta un personaggio provvidenziale, emanazione della Trinità, destinato a restaurare l’Impero di Roma, che egli attende e annuncia anche in altri punti della Commedia; veltro^verrà: enjambement.


Questi non ciberà terrapeltro,
ma sapïenza, amore e virtute,
e sua nazion sarà tra
feltro e feltro.


ciberà = desidererà: metafora; terra = territori, feudi, baronie: metonimia; peltro = monete fatte con la lega metallica chiamata peltro, denaro: sineddoche; feltro e feltro: sebbene il significato sia indecifrabile, sul piano retorico l’immagine costituisce senz’altro una metafora, forse indicante il cielo, forse l’umiltà di nascita del veltro.


Di quella umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute


Di quella umile Italia fia salute per cui morì = fia salute di quella umile Italia per cui morì: iperbato.


Questi la caccerà per ogne villa,
fin che l’avrà rimessa ne lo ’nferno,
là onde ’nvidia prima dipartilla.


Ond’io per lo tuo me’ penso e discerno
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno


per loco etterno: perifrasi per indicare l’Inferno;


ove udirai le disperate strida,
vedrai li antichi spiriti dolenti,
ch’a la seconda morte ciascun grida;


la seconda morte: perifrasi per indicare la dannazione, in quanto morte dell’anima.


e vederai color che son contenti^
nel foco, perché speran di venire
quando che sia a le beate genti


color che son contenti…: perifrasi dagli accenti ossimorici per la paradossalità dell’immagine, indicante tuttavia le anime purganti del Purgatorio, felici di espiare i loro peccati, perché così ascenderanno al cielo; contenti^nel foco: enjambement.


A le quai poi se tu vorrai salire,
anima fia a ciò più di me degna:
con lei ti lascerò nel mio partire;


ché quello imperador che là sù regna,
perch’i’ fu’ ribellante a la sua legge,
non vuol che ’n sua
città per me si vegna.


quello ‘mperador: perifrasi indicante Dio; ribellante a la sua legge: perifrasi per dire “fui pagano”; città = Paradiso: metafora dalla lunga tradizione nel linguaggio cristiano, tesa a sottolineare la comunione dei beati in una sorta di cittadinanza ideale;


In tutte parti impera e quivi regge;
quivi è la sua città e l’alto seggio:
oh felice colui cu’ ivi elegge!”


In tutte parti impera e quivi regge: metafora per mezzo della quale Dante rappresenta il potere divino nel mondo e nel Paradiso in particolare, nei termini del potere di un imperatore terrestre, che esercita la sua autorità in tutto il territorio dell’impero, ma è re di uno stato particolare; oh felice colui cu’ ivi elegge: esclamazione.


E io a lui: “Poeta, io ti richeggio
per quello Dio che tu non conoscesti,
acciò ch’io fugga questo male e peggio,


che tu mi meni là dov’or dicesti,
sì ch’io veggia la porta di san Pietro
e color cui tu fai cotanto mesti”


Allor si mosse, e io li tenni dietro.

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