Parafrasi “Chi non avesse mai veduto foco” di Giacomo da Lentini


GIACOMO DA LENTINI

CHI NON AVESSE MAI VEDUTO FOCO

– PARAFRASI DEL TESTO –

Il sonetto Chi non avesse mai veduto foco, di Giacomo da Lentini, svolge estesamente il tema della similitudine tra il fuoco e l’amore, accomunati, nelle parole del poeta, dal fatto di costituire una forte attrattiva per l’uomo con il loro splendore, per poi rivelarsi entrambi tutt’altro che innocui. Il tema è ricorrente nelle letterature amorose del Duecento e del Trecento, nelle quali costituisce lo spunto di frequenti metafore e similitudini; in questo caso, tuttavia, va messo in evidenza l’ampio sviluppo del motivo, che occupa il testo quasi per intero.


Chi non avesse mai veduto foco

no crederia che cocere potesse,

anti li sembraria solazzo e gioco

lo so isprendore, quando lo vedesse.

[vv. 1 – 4] Colui che non avesse mai visto il fuoco non crederebbe che esso possa scottare, ed anzi a lui sembrerebbe (motivo di) allegria e gioia il suo bagliore, allorché lo vedesse.


Ma s’ello lo tocasse in alcun loco,

be·lli sembrara che forte cocesse:

quello d’Amore m’à tocato un poco,

molto me coce – Deo, che s’aprendesse!

[vv. 5 – 8] Ma se egli lo toccasse in qualche punto, gli apparirebbe chiaro che esso scotta fortemente: il fuoco d’Amore mi ha toccato appena e mi scotta molto – oh Dio, magari divampasse.

Che s’aprendesse in voi, madonna mia,

che mi mostrate dar solazzo amando,

e voi mi date pur pen’e tormento.

[vv. 9 – 11] Magari esso (il fuoco) divampasse dentro di voi, oh mia Signora (Ma-donna = dal lat. MEA DOMINA), che mi fate credere che diate gioia d’amore, mentre mi date soltanto pene e tormento.


Certo l’Amore fa gran vilania,

che no distringe te che vai gabando,

a me che servo non dà isbaldimento.

[vv. 12 – 14] Certo Amore commette una grande villanìa, poiché non lega te che ti prendi beffa di me (vai gabando, dal provenzale gabar: è il termine con cui i trovatori indicavano un atteggiamento irridente da parte della donna nei confronti dello spasimante)  e non concede letizia (isbaldimento, dal provenzale “esbaudiment” = gioia, entusiasmo, allegria) a me che amo (che servo: termine tecnico della poesia d’amore provenzale che indica con metafora feudale il rapporto di sottomissione dell’innamorato nei confronti dell’amata).


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