Parafrasi e Commenti

Giacomo Leopardi, Il sabato del villaggio, parafrasi

GIACOMO LEOPARDI

IL SABATO DEL VILLAGGIO

- PARAFRASI DEL TESTO -
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La donzelletta vien dalla campagna,

in sul calar del sole,

col suo fascio dell’erba, e reca in mano

un mazzolin di rose e di viole,

onde, siccome suole,

ornare ella si appresta

dimani, al dì di festa, il petto e il crine.

[vv. 1 – 7] La giovane donna ritorna dalla campagna al tramontare del sole, portando con sé il suo fascio d’erba; e nella mano porta un mazzolino di rose e di viole, con le quali, come è solita fare, si prepara ad ornare l’indomani, nel giorno di festa, il petto ed i capelli.

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Siede con le vicine

su la scala a filar la vecchierella,

incontro là dove si perde il giorno;

e novellando vien del suo buon tempo,

quando ai dì della festa ella si ornava,

ed ancor sana e snella

solea danzar la sera intra di quei

ch’ebbe compagni dell’età più bella.

[vv. 8 – 15] La vecchietta, intenta a filare, siede sulla scalinata insieme alle compagne, rivolta (incontro làverso il tramonto (là dove il giorno si perde: lett. nella direzione in cui muore il giorno); va raccontando della sua giovinezza (buon tempo), quando nei giorni di festa si faceva bella, e, ancora giovane ed agile, era solita ballare di sera in mezzo a quelli che erano giovani come lei (lett. coloro che aveva come compagni nell’età più bella: perifrasi per indicare la gioventù).

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Già tutta l’aria imbruna,

torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre

giù da’ colli e da’ tetti,

al biancheggiar della recente luna.

[vv. 16 – 19] Ormai l’aria si fa scura, il cielo (il serenoritorna di colore azzurro (l’azzurro intenso delle ore successive al tramonto), e, al candido brillare della luna sorta da poco (la recente luna), tornano (a disegnarsi per terra) dai colli e dai tetti le ombre (sparite dopo il tramonto del sole).

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Or la squilla dà segno

della festa che viene;

ed a quel suon diresti

che il cor si riconforta.

[vv. 20 – 24] Ora la campana dà il segnale del giorno festivo che si avvicina; e si direbbe che, nel sentire quel suono l’animo si rinfranchi (ovvero che dimentichi gli affanni).

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I fanciulli gridando

su la piazzuola in frotta,

e qua e là saltando,

fanno un lieto romore:

e intanto riede alla sua parca mensa,

fischiando, il zappatore,

e seco pensa al dì del suo riposo.

[vv. 25 – 31] I bambini, gridando in gruppo (in frottasulla piazza e saltellando qua e là, fanno un allegro baccano: e intanto il contadino ritorna (riedefischiettando alla sua modesta tavola (alla cena frugale), e tra sé e sé pensa al giorno del suo riposo.   

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Poi quando intorno è spenta ogni altra face,

e tutto l’altro tace,

odi il martel picchiare, odi la sega

del legnaiuol, che veglia

nella chiusa bottega alla lucerna,

e s’affretta, e s’adopra

di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.

[vv. 32 – 38] Poi, quando intorno si è spenta ogni altra luce (face), e tace ogni altro suono, senti battere il martello, senti la sega del falegname, che, alla luce della lanterna, veglia nel chiuso della bottega, e si affretta, e si dà da fare per finire il lavoro prima dell’arrivo dell’alba.

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Questo di sette è il più gradito giorno,

pien di speme e di gioia:

diman tristezza e noia

recheran l’ore, ed al travaglio usato

ciascuno in suo pensier farà ritorno.

[vv. 39 – 43] Di sette giorni, questo (il sabato) è il giorno più gradito, ricco di speranza e gioia: domani (la domenica) le ore porteranno tristezza e noia, e ciascuno, dentro di sé, tornerà con il pensiero alla fatica di tutti i giorni (al travaglio usato)

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Garzoncello scherzoso,

cotesta età fiorita

è come un giorno d’allegrezza pieno,

giorno chiaro, sereno,

che precorre alla festa di tua vita.

[vv. 44 – 48] Oh fanciullo spensierato, questa giovinezza (età fioritaè come un giorno pieno di gioia, luminoso e sereno, che viene prima della festa della vita!

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Godi, fanciullo mio; stato soave,

stagion lieta è cotesta.

Altro dirti non vo’; ma la tua festa

ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

[vv. 49 – 52] Godi dunque, fanciullo mio, questa è una dolce condizione e un’età felice. Non voglio dirti altro; ma non ti dispiaccia (non ti sia graveche la tua festa (ovvero l’età matura) tardi ancora ad arrivare.

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