Giacomo Leopardi, La ginestra, parafrasi


GIACOMO LEOPARDI

LA GINESTRA

– PARAFRASI DEL TESTO –

Qui su l’arida schiena

del formidabil monte

sterminator Vesevo,

Qui, sull’arida pendice del temibile monte, il Vesuvio distruttore,


la qual null’altro allegra arbor né fiore,

la quale (pendice) non è rallegrata né da altri alberi, né da altri fiori,


tuoi cespi solitari intorno spargi,

odorata ginestra,

contenta dei deserti…

tu diffondi i tuoi cespugli solitari, o profumata ginestra, che ti accontenti dei deserti,


…Anco ti vidi

de’ tuoi steli abbellir l’erme contrade

Già in passato (anco) io ti ho vista abbellire con i tuoi steli le contrade solitarie (l’erme contrade),


che cingon la cittade

la qual fu donna de’ mortali un tempo,

che circondano la città che un tempo fu dominatrice (donna: dal lat. domina, signora, padrona) del genere umano (ossia “le contrade che si trovano tutt’intorno a Roma”),


e del perduto impero

par che col grave e taciturno aspetto

faccian fede e ricordo al passeggero.

e che (il soggetto è “le contrade”), con il loro aspetto solenne (gravee silenzioso, sembrano voler testimoniare e ricordare ai viandanti il fasto dell’egemonia perduta.


Or ti riveggo in questo suol, di tristi

lochi e dal mondo abbandonati amante

e d’afflitte fortune ognor compagna.

Ed ora ti rivedo su questo suolo (ossia sulla pendice vesuviana), essendo tu amante dei luoghi tristi e abbandonati dagli uomini, e da sempre compagna di grandezze decadute (compagna d’afflitte fortune: poiché la ginestra è tra le prime piante a comparire a seguito dell’abbandono di un luogo e dunque è una presenza consueta tra le rovine degli edifici del passato).

]

Questi campi cosparsi

di ceneri infeconde…

Questi luoghi (ovvero le città di Ercolano, Pompei e Stabia, distrutte dall’eruzione del Vesuvio), che ora sono cosparsi di ceneri sterili (infeconde)


…e ricoperti

dell’impietrata lava,

che sotto i passi al peregrin risona;

e ricoperti di lava pietrificata che risuona sotto i passi del viaggiatore, 


dove s’annida e si contorce al sole

la serpe…

e nei quali (luoghi) la serpe si annida e si contorce al sole,


…e dove al noto

cavernoso covil torna il coniglio;

(nei quali) il coniglio torna alla sua abituale tana sotterranea (noto cavernoso covil),


fûr liete ville e còlti,

un tempo furono città prospere (liete villee campi coltivati (colti),


e biondeggiâr di spiche, e risonâro

di muggito d’armenti;

e biondeggiarono di spighe e risuonarono dei muggiti delle mandrie,


fûr giardini e palagi,

agli ozi de’ potenti

gradito ospizio…

furono giardini e palazzi, meta di gradevoli soggiorni (gradito ospizioper gli ozi dei potenti;


…e fûr città famose,

che coi torrenti suoi l’altèro monte

dall’ignea bocca fulminando…

e furono città famose, che il superbo monte (il Vesuvio) con i suoi torrenti di lava, scagliando saette dalla sua bocca di fuoco (dall’ignea bocca fulminando),


…oppresse

con gli abitanti insieme…

abbatté insieme a tutti i loro abitanti.


…Or tutto intorno

una ruina involve

ove tu siedi, o fior gentile…

Ora, o fiore gentile, una generale rovina avvolge ogni cosa intorno al luogo dove tu giaci (siedi),


…e quasi

i danni altrui commiserando, al cielo

di dolcissimo odor mandi un profumo,

che il deserto consola…

e, come se volessi commiserare le disgrazie altrui (i danni altrui), mandi al cielo un profumo dolcissimo che conforta il deserto.


…A queste piagge

venga colui che d’esaltar con lode

il nostro stato ha in uso…

Venga pure su questi pendii (piaggecolui che è solito (ha in usoesaltare, con le sue lodi, la condizione dell’essere umano (ossia “venga pure in questi luoghi l’uomo ottimista e fiducioso nel destino genere umano”),


…e vegga quanto

è il gener nostro in cura

all’amante natura…

e potrà constatare quanto stia a cuore (è in curala nostra specie (gener nostro: il genere umano) alla “benevola” Natura.


…E la possanza

qui con giusta misura

anco estimar potrà dell’uman seme,

Qui egli (colui che è solito esaltare…) potrà anche farsi un’idea precisa (estimar con giusta misura) della forza (possanzadel genere umano (uman seme),

cui la dura nutrice, ov’ei men teme,

con lieve moto in un momento annulla

in parte…

che la sua crudele nutrice (la Natura, crudele nutrice del genere umano) può sterminare parzialmente in un solo attimo, con un leggero sussulto (moto), quando l’uomo meno se l’aspetta (ov’ei men teme),


…e può con moti

poco men lievi ancor subitamente

annichilare in tutto.

e che (il soggetto è ancora “la crudele nutrice”, e quindi la Natura) può sterminare totalmente altrettanto velocemente, servendosi di sussulti appena più forti.


Dipinte in queste rive

son dell’umana gente

«Le magnifiche sorti e progressive».

In questi pendii (ossia nel paesaggio apocalittico vesuviano) è raffigurato il destino magnifico e sempre volto al progresso del genere umano.


Qui mira e qui ti specchia,

secol superbo e sciocco,

O secolo superb0 e stolt0 (Leopardi si indirizza al suo tempo, e per metonimia alla cultura del suo tempo e all’uomo del suo tempo), vieni a guardare in questi luoghi, e specchiati (ti specchia: “guarda te stesso, prendi coscienza di chi sei e dei tuoi errori”),


che il calle insino allora

dal risorto pensier segnato innanti

abbandonasti…

perché tu hai abbandonato la via (callesegnata in precedenza dal pensiero risorto (il pensiero risorto è il pensiero rinascimentale che, ereditato dall’illuminismo, ha guidato l’uomo fino alle soglie dell’Ottocento),


…e vòlti addietro i passi,

del ritornar ti vanti,

e procedere il chiami.

e, dopo aver rivolto all’indietro i passi, ti vanti di regredire (ritornare lo definisci “progredire” (procedere).


Al tuo pargoleggiar gl’ingegni tutti,

di cui lor sorte rea padre ti fece,

vanno adulando…

Tutti gli uomini di ingegno (gl’ingegni tutti: tutte le grandi menti), dei quali il destino ingiusto ti ha reso padre (il destino è ingiusto poiché quelle menti avrebbero meritato di vivere in un secolo migliore) vanno adulando il tuo infantile modo di ragionare (pargoleggiar),


…ancora

ch’a ludibrio talora

t’abbian fra sé…

benché, talvolta, in cuor loro (fra sé), ti scherniscano (a ludibrio t’abbian).


…Non io

con tal vergogna scenderò sotterra;

Ma io non morirò (scenderò sotterracon una simile vergogna (la vergogna è quella di aver adulato la cultura del secolo “superbo e sciocco”);


ma il disprezzo piuttosto che si serra

di te nel petto mio,

mostrato avrò quanto si possa aperto;

al contrario io ti mostrerò, quanto più apertamente possibile (quanto si possa aperto), il disprezzo nei tuoi confronti (di teche è racchiuso nel mio cuore (si serra nel mio petto):


bench’io sappia che obblio

preme chi troppo all’età propria increbbe.

nonostante io sappia perfettamente che l’oblio attende chi non piacque (increbbeai propri contemporanei (ovvero “benché io sappia bene che chi non è in sintonia con la cultura del proprio tempo è destinato ad essere dimenticato”).


Di questo mal, che teco

mi fia comune, assai finor mi rido.

Di questo male (ossia “dell’oblio”, “dell’essere dimenticato dai posteri”) che io e te avremo in comune (perché per Leopardi anche il suo secolo è destinato all’oblio), io rido assai fin d’ora.


Libertà vai sognando, e servo a un tempo

vuoi di novo il pensiero…

Tu (rivolto ancora al secolo) vai sognando la libertà, ma nel contempo vuoi di nuovo rendere schiavo (“schiavo” di un dogma filosofico o religioso) quel pensiero,


sol per cui risorgemmo

della barbarie in parte…

che è il solo strumento che ci ha permesso di risorgere, almeno parzialmente, dalla barbarie (la barbarie cui Leopardi si riferisce è l’oscurantismo medievale),


…e per cui solo

si cresce in civiltà…

ed è il solo strumento grazie al quale si può avanzare sulla via della civiltà (si cresce in civiltà),


…che sola in meglio

guida i pubblici fati.

e questa (la civiltà) costituisce l’unico mezzo per rendere migliore (in meglio guidail destino dei popoli (pubblici fati).


Così ti spiacque il vero

dell’aspra sorte e del depresso loco

che natura ci die’…

Fino a questo punto, infatti, ti dispiacque la verità circa la dura sorte (dell’uomo) e l’infimo posto (depresso locoche ci assegnò la Natura (ovvero, “ti mancò la forza per accettare la dura verità alla quale era giunto il pensiero rinascimentale e illuminista, e vale a dire che la natura avesse assegnato all’essere umano una condizione dolorosa e infima nella gerarchia degli esseri viventi”).


…Per queste il tergo

vigliaccamente rivolgesti al lume

che il fe’ palese…

Per questo motivo tu (rivolto ancora al secolo) hai voltato (volgestivigliaccamente le spalle (il tergoalla ragione (lumeche aveva reso evidente ciò (il fe’ palese: ovvero “hai vigliaccamente voltato le spalle a quel pensiero filosofico, l’illuminismo, che aveva reso evidenti queste verità”)


…e, fuggitivo, appelli

vil chi lui segue…

e proprio tu che fuggi (fuggitivochiami vigliacco chi segue quel lume (chi segue quelle dottrine filosofiche),


…e solo

magnanimo colui

che sé schernendo o gli altri…

e (chiami) grande soltanto colui che, ingannando (schernendose stesso o ingannando gli altri,


…astuto o folle,

comportandosi da uomo astuto (se inganna gli altri) oppure da uomo folle (se inganna se stesso),


fin sopra gli astri il mortal grado estolle.

innalza (estollefino alle stelle (fin sopra agli astrila condizione umana (mortal grado).


Uom di povero stato e membra inferme

che sia dell’alma generoso ed alto,

Un uomo di condizione umile e dal corpo malatoche sia però d’animo (almaelevato e nobile,


non chiama sé né stima

ricco d’òr né gagliardo,

non si considera, né si definisce ricco e neppure forte,


e di splendida vita o di valente

persona infra la gente

non fa risibil mostra;

e non ostenta in modo ridicolo (non fa risibil mostra) una vita splendida o un fisico in piena salute (di valente personafra la gente;


ma sé di forza e di tesor mendìco

lascia parer senza vergogna, e noma

parlando, apertamente…

ma, senza vergogna, accetta di apparire privo (mendicodi forze e di tesori, e quando parla si dichiara (nomaapertamente tale,


…e di sue cose

fa stima al vero uguale.

e giudica la sua condizione (di sue cose fa stimasecondo quello che essa è in realtà.


Magnanimo animale

non credo io già, ma stolto,

Per cui io non giudico grande, ma stolto,


quel che nato a perir, nutrito in pene,

dice: — A goder son fatto, —

quell’essere vivente (animaleche, benché destinato a morire (nato a perire allevato tra le pene (nutrito in pene: ovvero “cresciuto nei dolori”), dichiara di essere stato creato per godere (a goder son fatto),


e di fetido orgoglio

empie le carte…

e riempie le pagine (per metonimia, “ le opere che scrive”) di una presunzione disgustosa,


…eccelsi fati e nòve

felicità, quali il ciel tutto ignora,

non pur quest’orbe, promettendo in terra

promettendo per la vita destini esaltanti (eccelsi fatie felicità straordinarie (nove felicità), come non ne ha mai conosciute di simili non soltanto questa terra (non pur quest’orbe), ma neppure tutto il cielo,


a popoli che un’onda

di mar commosso, un fiato

d’aura maligna, un sotterraneo crollo

distrugge sì…

a persone che un’onda di maremoto (onda di mar commosso), un’epidemia (fiato d’aura maligna), una scossa di terremoto (sotterraneo crollopossono annientare in maniera tale (),


…ch’avanza

a gran pena di lor la rimembranza.

che di loro sopravvivrà a malapena il ricordo (rimembranza).


Nobil natura è quella

ch’a sollevar s’ardisce

gli occhi mortali incontra

al comun fato…

Un’indole nobile è quella che ardisce a sollevare gli occhi mortali verso il destino umano (ovvero “quella che ha il coraggio di guardare in faccia il proprio destino”)


…e che con franca lingua,

nulla al ver detraendo,

e che con parole sincere (franca lingua), senza nulla togliere alla verità (nulla al ver detraendo),


confessa il mal che ci fu dato in sorte,

e il basso stato e frale;

riconosce la sorte dolorosa e l’insignificante e fragile (frale) condizione che ci sono state assegnate;


quella che grande e forte

mostra sé nel soffrir…

(un’indole nobile è) quella che si mostra grande e forte nel soffrire,


…né gli odii e l’ire

fraterne, ancor più gravi

d’ogni altro danno, accresce

alle miserie sue, l’uomo incolpando

del suo dolor…

e non aggiunge (accrescealle proprie miserie gli odi e i rancori tra fratelli – ancora peggiori di ogni altro male – dando ad un altro uomo la colpa del proprio dolore,


…ma dà la colpa a quella

che veramente è rea…

bensì, attribuisce la colpa a colei che è la vera responsabile (rea),


…che de’ mortali

madre è di parto e di voler matrigna.

la quale, nei confronti dei mortali, è madre quanto a parto (ossia “è madre poiché li ha generati”), ma è matrigna quanto a condotta (ossia “è come una matrigna per come li fa soffrire”; il riferimento è ovviamente alla Natura).


Costei chiama inimica…

Essa (il sogg. è ancora l’indole veramente nobile) chiama nemica costei (ossia “chiama nemica la Natura e non gli altri uomini”),


…e incontro a questa

congiunta esser pensando,

siccom’è il vero, ed ordinata in pria

l’umana compagnia,

e, ritenendo che la società degli esseri umani (l’umana compagniasi sia unita (congiuntae organizzata fin dalla sua prima origine, proprio per fronteggiare la Natura (incontro a questa: contro la Natura) – come di fatto è avvenuto (siccome è il vero) –


tutti fra sé confederati estima

gli uomini…

(l’indole nobile) considera tutti gli uomini stretti fra loro in un patto (confederati)


…e tutti abbraccia

con vero amor…

e abbraccia tutti con amore vero (ossia “sente un amore sincero per ogni altro essere umano”),


,,,porgendo

valida e pronta ed aspettando aita

negli alterni perigli…

ed offre e si aspetta un valido e pronto aiuto nei pericoli (perigliche vanno e vengono (alterni)


…e nelle angosce

della guerra comune…

e nei travagli della guerra comune (la guerra che vede tutti gli uomini uniti contro la Natura).


…Ed alle offese

dell’uomo armar la destra, e laccio porre

al vicino ed inciampo,

stolto crede così…

Ed essa (l’indole nobile) crede che sia sciocco (stolto credearmare la mano (destraper colpire un altro uomo (alle offese dell’uomo), e tendere insidie (laccioe inciampi al vicino,


…qual fôra in campo

cinto d’oste contraria…

nella stessa maniera in cui sarebbe sciocco in un campo di battaglia circondato dall’esercito nemico (cinto d’oste contraria),


…in sul più vivo

incalzar degli assalti,

proprio nel frangente in cui gli attacchi incalzano maggiormente,


gl’inimici obbliando, acerbe gare

imprender con gli amici,

trascurando i nemiciintraprendere aspre contese con i compagni,


e sparger fuga e fulminar col brando

infra i propri guerrieri.

e metterli in fuga, e colpire con la spada (fulminar col brandofra i propri combattenti.


Così fatti pensieri

quando fien, come fûr, palesi al volgo,

Quando questo genere di idee (così fatti pensieriappariranno di nuovo lampanti al popolo (palesi al volgo), come lo sono apparse un tempo (come fur: come apparvero lampanti al tempo della diffusione delle dottrine illuministe),


e quell’orror che primo

contra l’empia natura

strinse i mortali in social catena,

(quando) quel terrore (il terrore per la Natura, che gli uomini provavano a causa dell’impossibilità di controllare le catastrofi naturali), che in origine fece aggregare gli uomini in società (social catenacontro la natura malvagia,


fia ricondotto in parte

da verace saper…

sarà (fiain parte ristabilito (ricondottoda un sapere fondato sulla verità (verace saper),


…l’onesto e il retto

conversar cittadino,

allora l’onestà e la rettitudine della convivenza civile (conversar cittadino),


e giustizia e pietade altra radice

avranno allor che non superbe fole,

e la giustizia e la pietà avranno un fondamento ben diverso (ossia “ben più solido”) rispetto alle superbe illusioni (fole),


ove fondata probità del volgo

così star suole in piede

quale star può quel c’ha in error la sede.

fondandosi sulle quali (ove fondata), la rettitudine umana (probità del volgooggi sta in piedi come può stare in piedi tutto ciò che si fonda su un errore (ossia: “oggi sta in piedi poco saldamente”, “oggi sta in piedi in maniera del tutto precaria”).


Sovente in queste rive

che, desolate, a bruno

veste il flutto indurato, e par che ondeggi,

seggo la notte…

Di notte io siedo spesso su questi pendii (queste rivedesolati, che il flutto impietrito (flutto indurato: la lava) copre di colore scuro (a bruno), dando l’impressione che ondeggi


…e su la mesta landa,

in purissimo azzurro

veggo dall’alto fiammeggiar le stelle,

e al di sopra della distesa desolata (mesta landa), nel cielo limpidissimo (purissimo azzurro, per sineddoche), vedo dall’alto scintillare le stelle,


cui di lontan fa specchio

il mare…

alle quali in lontananza fa da specchio il mare,


…e tutto di scintille in giro

per lo vòto seren brillare il mondo.

e (vedo) tutt’intorno l’universo brillare di stelle scintillanti nella limpida immensità dello spazio (per lo voto seren).


E poi che gli occhi a quelle luci appunto,

ch’a lor sembrano un punto,

e sono immense…

E dopo che ho fissato gli occhi su quelle luci, che ad essi (agli occhi) sembrano un punto (sembrano cioè molto piccole), e invece sono così immense,


…in guisa

che un punto a petto a lor son terra e mare

veracemente…

che la terra e il mare rispetto a loro (a petto a lorsono veramente (veracementeun punto,


…a cui

l’uomo non pur, ma questo

globo, ove l’uomo è nulla,

sconosciuto è del tutto…

e ad esse (alle stelle) è del tutto sconosciuto non soltanto l’uomo (l’uomo non pur), ma anche questo pianeta sul quale (ovel’uomo è nulla;


…e quando miro

quegli ancor più senz’alcun fin remoti

nodi quasi di stelle,

ch’a noi paion qual nebbia…

e quando guardo quella sorta di ammassi di stelle (nodi quasi stelle, le nebulose) ancor più infinitamente lontani, (ancor più senz’alcun fin remoti), che a noi sembrano nebbia (paion qual nebbia),


…a cui non l’uomo

e non la terra sol…

ai quali non soltanto l’uomo e la terra,


…ma tutte in uno,

del numero infinite e della mole,

con l’aureo sole insiem, le nostre stelle,

ma tutte insieme le nostre stelle (tutte in uno le nostre stelle), infinite di numero (del numero infinitee di mole, insieme al sole dorato (aureo),


o sono ignote, o così paion come

essi alla terra, un punto

di luce nebulosa…

o sono sconosciuteo appaiono così come essi (“i nodi”) appaiono alla terra, cioè come un punto di luce nebulosa;


…al pensier mio

che sembri allora, o prole

dell’uomo?…

ebbene in quei momenti, o stirpe umana (prole dell’uomo), che cosa sembri al mio pensiero? (vale a dire “cosa appare l’umanità se confrontata con l’infinita vastità dell’universo”).


…E rimembrando

il tuo stato quaggiù, di cui fa segno

il suol ch’io premo…

E ricordando quale sia la tua condizione quaggiù sulla terra (ancora rivolto alla “stirpe dell’uomo”), di cui reca testimonianza (fa segnoil suolo che io calpesto (ossia “ricordando quanta poca considerazione abbia la natura per la specie umana, come dimostrano le catastrofi che hanno portato la pendice vesuviana a essere ricoperta di lava pietrificata”),


…e poi dall’altra parte,

che te signora e fine

credi tu data al Tutto…

e (ricordando) d’altra parte che tu credi te stessa destinata (dataad essere la dominatrice e il fine ultimo (signora e finedi tutto l’universo (al tutto),


…e quante volte

favoleggiar ti piacque, in questo oscuro

granel di sabbia, il qual di terra ha nome,

(ricordando) quante volte hai voluto immaginare (favoleggiarche in questo oscuro granello di sabbia, che ha il nome di terra (qual di terra ha nome),


per tua cagion, dell’universe cose

scender gli autori…

siano scesi, per amor tuo (per tua cagion), gli dèi creatori (dell’universe cose gli autori)


…e conversar sovente

co’ tuoi piacevolmente…

ed abbiano conversato spesso piacevolmente con i tuoi (i tuoi sono gli uomini che formano il genere umano),


…e che, i derisi

sogni rinnovellando…

e (ricordando) che, riportando in auge (rinnovellandole antiche superstizioni (i sogni), derise in passato (nell’età dei lumi),


…ai saggi insulta

fin la presente età, che in conoscenza

ed in civil costume

sembra tutte avanzar…

fa offesa agli uomini saggi, persino (finl’età presente, la quale sembra superare (avanzartutte le altre quanto a conoscenze e a civiltà (civil costume),


…qual moto allora,

mortal prole infelice, o qual pensiero

verso te finalmente il cor m’assale?

quale sentimento (motoo quale idea di te (verso tepensi che si imponga alla fine (finalmenteal mio cuore, o infelice umana stirpe (mortal prole)?


Non so se il riso o la pietà prevale.

Non saprei dire se prevalga il riso (il riso provocato dalla ridicola superbia dell’umanità) o la compassione (la pietà per la misera condizione dell’umanità stessa).


Come d’arbor cadendo un picciol pomo,

cui là nel tardo autunno

maturità senz’altra forza atterra,

Così come, cadendo da un albero, un piccolo frutto (picciol pomoche, in autunno inoltrato, il semplice processo di maturazione (maturità) fa cadere sulla terra (atterra), senza l’intervento di alcuna forza esterna (senz’altra forza),


d’un popol di formiche i dolci alberghi

cavati in molle gleba

con gran lavoro, e l’opre,

e le ricchezze ch’adunate a prova

con lungo affaticar l’assidua gente

avea provvidamente al tempo estivo,

schiaccia, diserta e copre

in un punto…

schiaccia, distrugge (disertae ricopre in un attimo (in un puntogli amati nidi di un popolo di formiche, scavati con grande fatica (con gran lavoroin una tenera zolla (in molle gleba(schiaccia, distrugge e ricopre) le opere e le provviste che il popolo laborioso (l’assidua gente), a gara (a prova), durante l’estate, aveva accumulato con previdenza (provvidamentee con lunga fatica (affaticar);


… così d’alto piombando,

dall’utero tonante

scagliata al ciel profondo,

allo stesso modo, piombando dall’alto, dopo esser stata scagliata verso il cielo dal ventre fragoroso (dall’utero tonante: dalle profondità del vulcano),


di ceneri e di pomici e di sassi

notte e ruina, infusa

di bollenti ruscelli,

una oscura e rovinosa valanga di ceneri, di pomici (pietre laviche) e di sassi, mista (infusaa ruscelli incandescenti di lava (bollenti ruscelli),


o pel montano fianco

furiosa tra l’erba

di liquefatti massi

e di metalli e d’infocata arena

scendendo immensa piena,

oppure una smisurata piena di massi liquefattidi metalli e di breccia infuocatascendendo furiosa tra l’erba, lungo il pendio della montagna,


le cittadi che il mar là su l’estremo

lido aspergea, confuse

e infranse e ricoperse

in pochi istanti: …

sconvolse (confuse), devastò e ricoprì in pochi attimi, la città che il mare lambiva (aspergealà sulla costa (estremo lido);


… onde su quelle or pasce

la capra…

per cui (onde), sopra quelle città sepolte, oggi pascolano le capre,


…e città nove

sorgon dall’altra banda…

e nuove città sorgono dall’altra parte (dall’altra banda),


…a cui sgabello

son le sepolte….

alle quali le città sepolte fanno da fondamenta (a cui sgabello son le sepolte: ovvero le città sepolte dalla lava fanno da basamento e da piedistallo per le nuove città, costruite sopra la coltre di lava che ha sommerso le prime),


…e le prostrate mura

l’arduo monte al suo piè quasi calpesta.

e l’alto (arduomonte, per così dire, calpesta con i suoi piedi le mura abbattute (prostrate).


Non ha natura al seme

dell’uom più stima o cura

ch’alla formica…

La natura verso il genere umano non ha maggior considerazione o interesse di quanto ne abbia verso le formiche,


…e se più rara in quello

che nell’altra è la strage,

e se la strage è più rara per l’una specie (per il genere umano) di quanto non lo sia per l’altra (per la specie della formiche),


non avvien ciò d’altronde

fuor che l’uom sue prosapie ha men feconde.

ciò non avviene per altra ragione (d’altrondese non perché l’uomo ha stirpi (prosapiemeno feconde (vale a dire “perché l’uomo è numericamente inferiore rispetto alle formiche”).


Ben mille ed ottocento

anni varcâr poi che sparîro, oppressi

dall’ignea forza, i popolati seggi,

Sono trascorsi (varcarvarcaron, passarono) ben mille e ottocento anni da quando sparironotravolti dalla violenza dell’eruzione vulcanica (ignea forzai luoghi abitati (popolati seggi, ovvero le città di Stabia, Ercolano e Pompei)


e il villanello intento

ai vigneti, che a stento in questi campi

nutre la morta zolla e incenerita,

e il misero contadinodedito ai vigneti, che da queste parti la terra (zollaarida e ricoperta di cenere nutre a stento,


ancor leva lo sguardo

sospettoso alla vetta

fatal…

ancora solleva lo sguardo circospetto verso la cima fatale (del vulcano),


…che nulla mai fatta più mite

ancor siede tremenda…

la quale, divenuta (fattaper nulla (nulla maipiù mite, ancora si erge (siedetremenda,


…ancor minaccia

a lui strage ed ai figli ed agli averi

lor poverelli. …

e ancora minaccia strage a lui (al contadino), ai suoi figli ed ai loro miseri beni. 


… E spesso

il meschino in sul tetto

dell’ostel villereccio…

E spesso il poveretto (intendendo il contadino), sul tetto della sua rustica abitazione (ostel villereccio),


…alla vagante

aura giacendo tutta notte insonne,

e balzando più volte…

stando tutta la notte insonne all’aria aperta (ossia “stando di vedetta in attesa dell’eventuale arrivo del fiume di lava”), e balzando più volte in piedi,


…esplora il corso

del temuto bollor…

osserva il corso della temuta lava (bollor),


…che si riversa

dall’inesausto grembo

sull’arenoso dorso…

che si riversa dalle viscere inesauribili (del vulcano) sul pendio breccioso,


…a cui riluce

di Capri la marina

e di Napoli il porto e Mergellina.

mentre al riflesso di essa (della lava) risplende il mare di Capri, il porto di Napoli e Mergellina.


E se appressar lo vede, o se nel cupo

del domestico pozzo ode mai l’acqua

fervendo gorgogliar…

E se la vede avvicinarsi (ossia “se il contadino vede avvicinarsi il bollore, e cioè il torrente di lava”), o se nel fondo (nel cupodel pozzo della casa sente per caso l’acqua gorgogliare ribollendo (a causa del calore proveniente dalle viscere del vulcano),


…desta i figliuoli,

desta la moglie in fretta, e via, con quanto

di lor cose rapir posson, fuggendo,

sveglia i figli, sveglia in fretta la moglie, e mentre fugge via con ciò che dei loro beni riescono ad afferrare, 


vede lontan l’usato

suo nido, e il picciol campo,

che gli fu dalla fame unico schermo,

guarda da lontano la sua vecchia dimora (usato nido), e il piccolo campo, che è stato per lui unica difesa (schermocontro la fame,


preda al flutto rovente,

che crepitando giunge, e inesorato

durabilmente sovra quei si spiega.

preda del flutto lavico, che si avvicina crepitando, e che inesorabile si distende per sempre (durabilmentesopra di essi. 


Torna al celeste raggio

dopo l’antica obblivion, l’estinta

Pompei…

Torna alla luce del sole (celeste raggio), dopo un oblio plurisecolare (l’antica oblivionl’estinta Pompei,


…come sepolto

scheletro, cui di terra

avarizia o pietà rende all’aperto;

come uno scheletro sepolto, che l’avidità (ossia “l’avidità di guadagno, il desiderio di trovare tesori sepolti che induce gli uomini a riesumare i cadaveri) o la pietà restituisce all’aria aperta;


e dal deserto fòro

diritto infra le file

de’ mozzi colonnati il peregrino

lunge contempla il bipartito giogo

e dalla piazza (forodeserta, il viaggiatore in piedi tra le file delle colonne troncate, contempla da lontano la duplice vetta (bipartito giogo),


e la cresta fumante,

ch’alla sparsa ruina ancor minaccia.

e la cresta fumante, che ancora minaccia le rovine sparse (della città).


E nell’orror della secreta notte

per li vacui teatri,

E nell’orrore della notte che nasconde ogni cosa (secreta), tra i teatri vuoti,


per li templi deformi e per le rotte

case, ove i parti il pipistrello asconde,

tra i templi devastati (deformi: sformati) e tra le case distrutte, dove il pipistrello nasconde i suoi piccoli (parti).


come sinistra face

che per vòti palagi atra s’aggiri,

come una fiaccola lugubre (sinistra face), che si aggira fumosa (atraattraverso palazzi disabitati,


corre il baglior della funerea lava,

che di lontan per l’ombre

rosseggia e i lochi intorno intorno tinge.

corre il bagliore della lava portatrice di lutto (funerea), che rosseggia di lontano fra le ombre e che tinge i luoghi tutt’intorno.


Così, dell’uomo ignara e dell’etadi

ch’ei chiama antiche, e del seguir che fanno

dopo gli avi i nepoti,

Così, incurante dell’uomo e delle epoche (etadiche egli (l’uomo) chiama antiche, incurante del succedersi delle generazioni (il seguir che fanno dopo gli avi i nepoti),


sta natura ognor verde, anzi procede

per sì lungo cammino

che sembra star…

la Natura resta sempre giovane (verde), e anzi avanza per una via così lunga che sembra essere immobile.


…Caggiono i regni intanto,

passan genti e linguaggi…

E intanto cadono i regni, si susseguono i popoli e i linguaggi,


…ella nol vede:

e l’uom d’eternità s’arroga il vanto.

ma di tutto ciò ella non si avvede (ella nol vede, ovvero “sembra non farci caso”): e nonostante ciò, l’uomo si attribuisce il vanto di essere eterno.


E tu, lenta ginestra,

che di selve odorate

queste campagne dispogliate adorni,

E tu, flessibile (lentaginestra, che adorni di cespugli profumati queste campagne spoglie,


anche tu presto alla crudel possanza

soccomberai del sotterraneo foco,

anche tu soccomberai presto alla crudele potenza del fuoco proveniente dal sottosuolo,


che ritornando al loco

già noto, stenderà l’avaro lembo

su tue molli foreste…

che ritornando al luogo già noto (ovvero già visitato, già distrutto in precedenza), distenderà il suo flutto (lemboavido di morte (avarosui tuoi cespugli flessibili (molli foreste).


…E piegherai

sotto il fascio mortal non renitente

il tuo capo innocente:

(in quel momento) tu, senza fare resistenza, piegherai la tua testa innocente sotto il peso mortale (della lava):


ma non piegato insino allora indarno

codardamente supplicando innanzi

al futuro oppressor…

ma, prima di quel giorno, tu non l’avrai piegata inutilmente (non avrai piegato invano la tua testa), supplicando vigliaccamente davanti al tuo futuro oppressore (ossia “davanti alla Natura”);


…ma non eretto

con forsennato orgoglio inver’ le stelle,

né sul deserto…

né l’avrai sollevata (il compl. ogg. è ancora “la testa”) con orgoglio folle, né contro le stelle, né contro quel deserto


…dove

e la sede e i natali

non per voler ma per fortuna avesti;

nel quale sei nata e hai avuto dimora non per volere, ma per caso (fortuna);


ma più saggia, ma tanto

meno inferma dell’uom, quanto le frali

tue stirpi non credesti

o dal fato o da te fatte immortali.

(dimostrandoti così) più saggia e assai meno stolta (infermadell’uomo, perché (quantonon credesti (al contrario dell’uomo) che le tue fragili (fralistirpi siano state rese immortali per merito tuo o del destino.


Appunti Correlati: