Parafrasi “Arano” di Giovanni Pascoli


GIOVANNI PASCOLI

ARANO

– PARAFRASI DEL TESTO –

Madrigale composto da due terzine e una quartina di endecasillabi, rimati secondo lo schema ABA CBC DEDE.


Al campo, dove roggio nel filare
qualche pampano brilla, e dalle fratte
sembra la nebbia mattinal fumare,

[vv. 1 – 3] Nel campo, dove qualche foglia di vite (il pampano è propriamente la foglia della pianta della vite) di colore rosso (roggiorisalta (brilla: riflette la luce in maniera diversa dal resto delle foglie, e dunque risalta) all’interno dei filari della vigna (filare: sono le file di viti che compongono la vigna), e dove la nebbia mattutina (nebbia mattinal) sembra sollevarsi come fumo dei cespugli,


arano: a lente grida, uno le lente
vacche spinge; altri semina; un ribatte
le porche con sua marra pazïente;

[vv. 4 – 6] stanno arando: con grida rallentate; un contadino spinge i lenti buoi, un altro sparge i semi, un terzo spiana (ribatte) pazientemente (paziente, viene concordato per ipallage con marra, va ovviamente è riferito al contadino) con la zappa (la marra) i cumuli di terra (le porche: sono propriamente i cumuli di terra sollevati ai due lati del solco dal passaggio dell’aratro).

chè il passero saputo in cor già gode,
e il tutto spia dai rami irti del moro;
e il pettirosso: nelle siepi s’ode
il suo sottil tintinno come d’oro.

[vv. 7 – 10] Per cui il passero accorto (saputo: avveduto, furbo, accorto), in cuor suo, già gioisce (perché sa che potrà andare a beccare i semi che resteranno in superficie), e dai dritti rami del gelso (il moro) osserva furtivamente (spia) tutta la scena (il tutto), e tra le siepi si sente il canto acuto (sottil) del pettirosso, simile al tintinnio prodotto da un sonaglio d’oro.


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