Guido Cavalcanti, In un boschetto trova’ pasturella, parafrasi


GUIDO CAVALCANTI

IN UN BOSCHETTO TROVA’ PASTURELLA

– PARAFRASI DEL TESTO –

In un boschetto trova’ pasturella
più che la stella – bella, al mi’ parere.

[vv. 1 – 2] In un boschetto trovai una pastorella, bella più di una stella a mio avviso.


Cavelli avea biondetti e ricciutelli,
e gli occhi pien’ d’amor, cera rosata;
con sua verghetta pasturav’ agnelli;
discalza, di rugiada era bagnata;
cantava come fosse ’namorata:
er’ adornata – di tutto piacere.

[vv. 3 – 8] Aveva i capelli biondi e ricci, gli occhi pieni d’amore e la carnagione rosea. Con il suo piccolo bastone pascolava gli agnelli; scalza, era bagnata di rugiada, cantava come se fosse stata innamorata ed era adorna di bellezze d’ogni sorta (di tutto piacere).


D’amor la saluta’ imantenente
e domandai s’avesse compagnia;
ed ella mi rispose dolzemente
che sola sola per lo bosco gia,
e disse: «Sacci, quando l’augel pia,
allor disïa – ’l me’ cor drudo avere».

[vv. 9 – 14] Immediatamente la salutai in nome d’Amore e le domandai se avesse compagnia; e lei mi rispose dolcemente che se ne andava completamente sola per il bosco, e disse: “Sappi che quando l’uccello pigola il mio cuore desidera avere un compagno (drudo: con questo termine nella lirica provenzale si indicava l’amante amato a sua volta dalla donna, l’innamorato corrisposto e compagno di letto)”.

Po’ che mi disse di sua condizione
e per lo bosco augelli audìo cantare,
fra me stesso diss’ i’: «Or è stagione
di questa pasturella gio’ pigliare».
Merzé le chiesi sol che di basciare
ed abracciar, – se le fosse ’n volere.

[vv. 15 – 20] Dal momento che mi disse della sua predisposizione (all’amore) e io udii cantare gli uccelli per il bosco dissi tra me e me: “Questo è il momento di prendersi godimento di questa pastorella” (gio’ dal provenzale joi, indica propriamente la gioia d’amore). Le chiesi soltanto il favore di poterla abbracciare  e baciare, qualora la cosa le fosse stata gradita.


Per man mi prese, d’amorosa voglia,
e disse che donato m’avea ’l core;
menòmmi sott’ una freschetta foglia,
là dov’i’ vidi fior’ d’ogni colore;
e tanto vi sentìo gioia e dolzore,
che ’l die d’amore – mi parea vedere.

[vv. 21 – 26] Mi prese per mano, consenziente (d’amorosa voglia: lett. spinta dal desiderio), e disse che mi aveva donato il suo cuore; mi condusse sotto fronde ombrose, in un luogo dove io vidi fiori di ogni colore; e lì io provai tanta gioia e dolcezza, che mi sembrava di vedere il dio dell’Amore.


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