Parafrasi e Commenti

Parafrasi “Al cor gentil rempaira sempre amore” di Guido Guinizzelli

AL COR GENTIL REMPAIRA SEMPRE AMORE

PARAFRASI DEL TESTO

Nalla canzone Al cor gentil rempaira sempre amore Guinizzelli affronta il tema dei rapporti che legano il sentimento dell’amore alla bellezza femminile e alla nobiltà d’animo dell’amante. L’intento di Guinizzelli è dimostrare come amore e nobiltà d’animo non siano pensabili separatamente, al punto da apparire un tutt’uno e, parallelamente, mettere in evidenza due idee immediatamente conseguenti: la superiorità della nobiltà d’animo sulla nobiltà di sangue e l’identità donna-angelo. All’interno del testo Guinizzelli procede con la stessa tecnica argomentativa della trattatistica filosofica medievale, vale a dire per analogie: in ciascuna strofa infatti istituisce un’analogia tra un principio amoroso (quello che vuole di volta in volta dimostrare), e un principio del mondo fisico naturale, e quindi utilizza l’evidenza delle verità fisiche per mostrare la “naturale” verità dei principi amorosi di cui vuole persuadere il lettore. Il risultato è una poesia-filosofia caratterizzata da punte di sottigliezza e di intellettualismo come non si erano mai viste nella storia della poesia italiana.

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Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura:
ch’adesso con’ fu ’l sole,
sì tosto lo splendore fu lucente,
né fu davanti ’l sole;
e prende amore in gentilezza loco
così propïamente
come calore in clarità di foco.

[vv. 1 - 10] L’amore ritorna sempre ai cuori nobili, così come l’uccello torna sempre nel  bosco tra il verde della vegetazione, e la natura non ha creato l’amore prima di un cuore nobile, né un cuore nobile prima dell’amore: (del resto) non appena apparve il sole, immediatamente brillò la luce (lo splendore), ma la luce non fu creata prima  del sole; e l’amore si insedia (prende loco) nell’animo nobile, così naturalmente come il calore (risiede) nella luce del fuoco.

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Foco d’amore in gentil cor s’aprende
come vertute in petra prezïosa,
che da la stella valor no i discende
anti che ’l sol la faccia gentil cosa;
poi che n’ha tratto fòre
per sua forza lo sol ciò che li è vile,
stella li dà valore:
così lo cor ch’è fatto da natura
asletto, pur, gentile,
donna a guisa di stella lo ’nnamora.

[vv. 11 - 20] La fiamma dell’amore si accende (s’aprende) nell’animo nobile, così come fa il potere magico (vertute) in una pietra preziosa, nella quale non discende alcun potere dalla stella, prima che il sole non l’abbia resa pura; dopo che il sole, grazie alla sua potenza, ha tratto fuori da lei ciò che in essa vi è di impuro (vile), la stella le infonde il potere: così la donna, alla stessa maniera della stella, fa innamorare il cuore che dalla natura è stato creato eletto, puro e nobile.

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Amor per tal ragion sta ’n cor gentile
per qual lo foco in cima del doplero:
splendeli al su’ diletto, clar, sottile;
no li stari’ altra guisa, tant’è fero.
Così prava natura
recontra amor come fa l’aigua il foco
caldo, per la freddura.
Amore in gentil cor prende rivera
per suo consimel loco
com’ adamàs del ferro in la minera.

[vv. 21 - 30] L’amore sta nel cuore nobile per la stessa ragione, per la quale la fiamma sta sulla sommità del cero (doplero: cero a due stoppini): essa vi splende secondo il suo piacere (al su’ diletto), luminosa (clar), sottile: e non vi starebbe in nessun altra posizione tanto è indomabile (fero). Così, un animo vile (prava natura), offre resistenza all’amore come fa l’acqua, per il fatto di essere fredda, col fuoco caldo. L’amore prende dimora nel cuore nobile, perché è il luogo ad esso affine, come il diamante nel minerale del ferro.

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Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno:
vile reman, né ’l sol perde calore;
dis’omo alter: «Gentil per sclatta torno»;
lui semblo al fango, al sol gentil valore:
ché non dé dar om fé
che gentilezza sia fòr di coraggio
in degnità d’ere’
sed a vertute non ha gentil core,
com’aigua porta raggio
e ’l ciel riten le stelle e lo splendore.

[vv. 31 - 40] Il sole colpisce il fango per tutto il giorno: tuttavia il fango resta una cosa vile, né il sole perde il suo calore. Dice un uomo superbo: “Io risulto (torno) nobile per lignaggio (per schiatta)”; io paragono lui al fango e la nobiltà (gentil valore) al sole: perché l’uomo non deve dare credito al fatto che la nobiltà possa esistere al di fuori dell’animo, in una posizione ereditata (lett. di erede), se non si ha animo incline alla virtù, così come l’acqua trasmette la luce, ma è il sole a contenere le stelle e la luce.

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Splende ’n la ’ntelligenzïa del cielo
Deo crïator più che [’n] nostr’occhi ’l sole:
ella intende suo fattor oltra ’l cielo,
e ’l ciel volgiando, a Lui obedir tole;
e con’ segue, al primero,
del giusto Deo beato compimento,
così dar dovria, al vero,
la bella donna, poi che [’n] gli occhi splende
del suo gentil, talento
che mai di lei obedir non si disprende.

[vv. 41 - 50] Dio creatore splende agli occhi dell’intelligenza angelica più di quanto risplenda il sole ai nostri occhi, essa (l’intelligenza angelica) ascolta il suo creatore al di là del cielo e facendo girare il cielo, prende ad obbedirgli; e allo stesso modo in cui subito (al primero), alla comprensione fa seguito il felice compimento del volere del giusto Dio, così in verità, la bella donna, dal momento in cui comincia a riflettersi negli occhi del suo innamorato (gentile), dovrebbe ispirargli il desiderio di non distogliersi mai dall’obbedire a lei.

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Donna, Deo mi dirà: «Che presomisti?»,
sïando l’alma mia a lui davanti.
«Lo ciel passasti e ’nfin a Me venisti
e desti in vano amor Me per semblanti:
ch’a Me conven le laude
e a la reina del regname degno,
per cui cessa onne fraude».
Dir Li porò: «Tenne d’angel sembianza
che fosse del Tuo regno;
non me fu fallo, s’in lei posi amanza».

[vv. 51 - 60] Oh donna, quando la mia anima starà davanti a lui (siando l’alma ecc.), Dio mi dirà: “Cosa credevi?” – “Hai oltrepassato il cielo e alla fine sei arrivato fino a me, e mi hai usato come termine di paragone di un amore terreno, mentre le lodi si addicono soltanto a me e alla regina del vero regno (la Vergine), per i cui meriti cessa ogni male”. Allora io potrò dire: “ (Lei) aveva l’aspetto di un angelo appartenente al Tuo regno; non fu colpa mia, se io riposi il mio amore in lei”.






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