Parafrasi e Commenti

Parafrasi e Analisi Amore è uno desio che ven da core

GIACOMO DA LENTINI

AMORE È UNO DESIO CHE VEN DA’ CORE

- PARAFRASI E ANALISI -
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Parafrasi del testo

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PRIMA QUARTINA

Amore è uno desio che ven da’ core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima generan l’amore
e lo core li dà nutricamento.

[vv. 1 – 4] L’Amore è un desiderio che proviene dal cuore, provocato da un sentimento di forte piacere (gran piacimento), e sono dapprima gli occhi a generare l’amore e (poi) il cuore ad alimentarlo.

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SECONDA QUARTINA

Ben è alcuna fiata om amatore
senza vedere so ’namoramento,
ma quell’amor che stringe con furore
da la vista de li occhi ha nascimento:

[vv. 5 – 8] Può anche darsi (benche qualche volta (alcuna fiataun uomo si innamori (è om amatoresenza vedere l’oggetto del suo innamoramento (so’nnamoramento), ma (sott. di norma, in genere) quell’amore che afferra con violenza ha  origine dal senso della vista (lett. dalla vista degli occhi),

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PRIMA TERZINA

ché li occhi rapresentan a lo core
d’onni cosa che veden bono e rio
com’è formata naturalemente;

[vv. 9 – 11] Infatti gli occhi riferiscono (rapresentan: lett. raffigurano) al cuore quale forma fisica abbia (com’è formata naturalmente: lett. quale forma la natura abbia dato a) ciascuna cosa, bella o brutta, che essi vedano,

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SECONDA TERZINA

e lo cor, che di zo è concepitore,
imagina, e li piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.

[vv. 12 – 14] e il cuore, che riceve ciò (che zo è concepitore: lett. che raccoglie la rappresentazione di quanto percepito dagli occhi), riproduce quell’immagine, e prova piacere per il desiderio che da essa scaturisce. E l’amore, così fatto (questo: l’amore così come è stato descritto nella sua fenomenologia all’interno del sonetto), regna tra la gente.

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Analisi metrica:

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Forma metrica e schema

Amore è uno desio che ven da core risponde alla forma metrica del sonetto. Il testo si compone di quattordici versi, tutti endecasillabi, ripartiti in quattro strofe: le prime due di quattro versi (definite “quartine”) e le successive di tre versi (definite “terzine”). La rima è “alternata” nelle quartine e “replicata” nelle terzine. Lo schema delle rime è: ABAB, ABAB, CDE, CDE.

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Rime

La rima A e la rima C sono uguali tra loro: -ORE = -ORE.

La rima ai vv. 2-4-6-8: piacimento – nutriciamento – ‘namoramento – nascimento è una rima ricca, perché l’uguaglianza tra i rimanti continua oltre l’ultima vocale accentata, includendo anche il suono –M–.

La rima corecore (vv. 1 – 9) è una rima identica, poiché uno stesso rimante si ripete due volte senza mutazioni né di senso, né di suono.

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Coblas cap finidas

La seconda quartina e la prima terzina sono legate dalla ripresa del termine “occhi”, presente sia al v.8 che al v.9. Questa tecnica, già ampiamente utilizzata dai rimatori provenzali, prende il nome di “clobas capfinidas” ed ha lo scopo di conferire armonia, simmetria, e comprensibilità al testo.

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Spiegazione:

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La fenomenologia dell’amore

Nel sonetto Amore è uno desio che ven da core Giacomo da Lentini svolge la descrizione della “fenomenologia” dell’amore, ossia illustra e analizza i modi in cui l’amore nasce e si manifesta nell’animo dell’innamorato.

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La tesi sulla natura dell’amore

Il poeta descrive analiticamente il meccanismo dell’innamoramento seguendo le concezioni psicologiche della propria epoca, e riprendendo in particolare, la teoria illustrata nel trattato provenzale De Amore di Andrea Cappellano.

Per Giacomo da Lentini la causa che fa nascere l’amore è un’impressione di forte piacere che, prodotta da un’immagine percepita attraverso gli occhi, innesca nell’animo uno stato di costante pulsione verso l’oggetto che ha suscitato il piacere. Questo sentimento di desiderio costante è l’amore.

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Riassunto dei contenuti:

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Prima quartina

Nella prima strofa l’autore dichiara che l’amore è un sentimento di desiderio che l’animo sviluppa quando riceve dagli occhi la rappresentazione di una figura, e questa procura un eccesso di piacere.

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Seconda quartina

Nella seconda strofa l’autore dichiara che, sebbene sia ammissibile l’esistenza di una forma d’amore che non nasce dall’aver visto l’oggetto dell’innamoramento, l’amore veramente intenso è solo quello che deriva dalla vista.

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Terzine

Le terzine hanno carattere argomentativo; l’autore spiega la dinamica effettiva della genesi dell’amore e i suoi momenti chiave: gli occhi (li occhi), deputati alla percezione visiva, percepiscono ogni cosa per come essa è in natura, con i suoi pregi e i suoi difetti. L’animo (lo cor per sineddoche), a partire dai dati percepiti dagli occhi, produce una rappresentazione dell’oggetto (imagina). Quando la rappresentazione è tale da procurare all’animo un eccesso di piacere, l’animo sviluppa un particolare dolce desiderio, che è l’amore.

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La struttura sintattica

Nel testo la coordinazione prevale sulla subordinazione in tutte le strofe, fuorché nella terza, nella quale il carattere marcatamente argomentativo del discorso impone all’autore di ricorrere maggiormente alle congiunzioni subordinanti. Infatti:

- Nella prima quartina si trova una sola subordinata relativa (che ven da core…), mentre tutte le altre proposizioni sono principali coordinate tra loro.

- Nella seconda quartina si incontrano due principali, abbinate rispettivamente ad una esclusiva implicita con l’infinito (senza vedere…) e ad una relativa (che stringe…).

- Nella prima terzina il periodare è più complesso e appaiono subordinate causali, relative, modali.

- Nell’ultima terzina la sintassi torna elementare, e compare di nuovo una sola subordinata relativa (che di zo…), mentre tutte le altre proposizioni sono principali coordinate tra loro.

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La terminologia dell’analisi fenomenologica

Sotto il profilo lessicale il testo si presenta ricco di termini tecnici relativi alle facoltà percettive e immaginative dell’essere umano, caratteristici della tematica affrontata. Tra questi tecnicismi rientrano:

1. La triade delle parole chiave:

- Cor: è propriamente la sede dell’anima sensitiva e, per sineddoche, viene utilizzato per designare l’anima stessa;

- Amor: ossia il sentimento amoroso, è uno stato di costante pulsione verso un oggetto che, dopo essere stato percepito dagli occhi, ha suscitato un eccesso di piacere nell’animo;

- Occhi/vista/veder/veden: indicano rispettivamente gli organi deputati alla percezione visiva e l’attività percettiva stessa.

2. Il corredo dei vocaboli filosofici:

Desìo: per Aristotele il desiderio è il movimento dell’animo verso qualcosa, equivalente al movimento del corpo verso qualcosa di cui vuole appropriarsi. Il desiderio non cessa finché l’animo non ha raggiunto l’oggetto del desiderio. L’Amore non è altro che una particolare forma di desìo.

Piacimento: è la sensazione di “diletto” che l’animo umano prova di fronte alla bellezza.

Representan: indica l’attività degli occhi di trasmettere al cuore una rappresentazione fedele di ogni oggetto che percepiscono nel mondo.

Com’è formata: quest’espressione fa riferimento al concetto di forma, nel senso filosofico (aristotelico) di “matrice” da cui ogni oggetto prende il suo aspetto specifico e caratteristico.

Conzepitore, imagina: entrambi i vocaboli indicano l’attività propria della facoltà immaginativa dell’animo: ossia la facoltà umana deputata a produrre le rappresentazioni delle cose, che permettono all’uomo di immaginare e “vedere” una cosa anche quando essa non è presente.

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Figure Retoriche

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Figure di ripetizione

All’interno del testo hanno una notevole importanza le figure di ripetizione: tutto il testo è costruito sul ritorno continuo delle stesse parole chiave, in forma di iterazione, figura etimologica e poliptoto, in modo da sottolineare tutti i concetti portanti (amore, core, occhi, vista/veder):

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VERSO 1-3: Iterazione > Amore … l’amore, 

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VERSO 1-4: Iterazione > … da’ core … e lo core (idem)

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VERSI 5-6-7: Figura etimologica > amatore … ’namoramento … amor, la figura etimologica è la figura per cui si trovano a breve distanza parole differenti aventi la medesima radice etimologica (in questo caso amare/amore).

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VERSI 6-7: Poliptoto > vedere… vista, il poliptoto è  la figura per cui una parola è ripetuta a breve distanza con mutazioni morfologiche. Per esempio lo stesso verbo coniugato in tempi, modi, persone diverse.

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VERSO 8: Iterazione > occhi (v.7) – occhi (v.8)

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VERSO 8: Iterazione > core, torna di nuovo dopo i vv. 1 e 4

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VERSO 9: Poliptoto > veden con veder e vista ai vv. 6 e 8

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VERSO 11: Iterazione > core, torna di nuovo dopo i vv. 1, 4 e 8

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VERSO 11: Iterazione > amore, torna di nuovo dopo il v. 7

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Altre figure retoriche

Oltre alle figure di ripetizione nel testo si trovano:

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VERSO 4: Metafora > nutricamento è figura del fatto che l’amore è alimentato dal desiderio sviluppato dall’animo

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VERSO 7: Metafora > stringe con furore, l’atto di stringere con ferocia è figura dell’intensità del sentimento che trae origine dalla vista

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VERSO 9: Antitesi > bono e rio

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VERSO 14: Metafora > regna, l’atto del regnare è figura della diffusione e della potenza dell’amore

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VERSI 11-14: Polisindeto > e…e…e…

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