Parafrasi e Commenti

Parafrasi e Analisi Amore è uno desio che ven da core

AMORE È UNO DESIO CHE VEN DA’ CORE

di GIACOMO DA LENTINI
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1. Riassunto e spiegazione

2. Parafrasi

3. Metrica

4. Analisi del testo e Commento

5. Figure Retoriche

6. FAQ

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Riassunto e spiegazione

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Amore è uno desio che ven da core è un sonetto amoroso di cui non è protagonista la donna, ma l’amore stesso e la fenomenologia della sua genesi. L’intero testo è dedicato infatti alla descrizione dei fenomeni che, a partire dalla percezione visiva di una immagine di bellezza, recepita dal cuore, portano alla genesi dell’amore. Giacomo da Lentini inaugura così un filone poetico, quello che tratta in maniera “scientifica” del fenomeno amoroso, che andrà a costituire una delle principali linee di sviluppo della poesia italiana: buona parte della lirica degli Stilnovisti e di Dante avrà infatti come tema la riflessione sempre più profonda, scientifica e filosofica sulla fenomenologia amorosa.

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Parafrasi del testo

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PRIMA QUARTINA

Amore è uno desio che ven da’ core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima generan l’amore
e lo core li dà nutricamento.

[vv. 1 - 4] L’Amore è un desiderio che proviene dal cuore, causato dall’abbondanza di un sentimento di forte piacere (gran piacimento), e sono dapprima gli occhi a generare l’amore e (poi) il cuore ad alimentarlo

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SECONDA QUARTINA

Ben è alcuna fiata om amatore
senza vedere so ’namoramento,
ma quell’amor che stringe con furore
da la vista de li occhi ha nascimento:

[vv. 5 - 8] Può anche darsi (benche qualche volta (alcuna fiataun uomo si innamori (è om amatoresenza vedere l’oggetto del suo innamoramento (so’nnamoramento), ma (sott. di norma, in genere) quell’amore che afferra con violenza ha  origine dal senso della vista (lett. dalla vista degli occhi),

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PRIMA TERZINA

ché li occhi rapresentan a lo core
d’onni cosa che veden bono e rio
com’è formata naturalemente;

[vv. 9 - 11] Infatti gli occhi riferiscono (rapresentan: lett. raffigurano) al cuore che forma fisica abbia (com’è formata naturalmente: lett. quale forma la natura abbia dato a) ciascuna cosa, buona o cattiva, che essi vedano,

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SECONDA TERZINA

e lo cor, che di zo è concepitore,
imagina, e li piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.

[vv. 12 - 14] e il cuore, che riceve ciò (che zo è concepitore: lett. che raccoglie la rappresentazione di quanto percepito dagli occhi), riproduce quell’immagine, e prova piacere per il desiderio che da essa scaturisce. E l’amore, così fatto (questo: l’amore così come è stato descritto nella sua fenomenologia all’interno del sonetto), regna tra la gente.

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Metrica

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Amore è uno desio che ven da core risponde alla forma metrica del sonetto. Il testo si compone di quattordici versi, tutti endecasillabi, ripartiti in quattro strofe: le prime due di quattro versi (quartine) e le successive di tre versi (terzine). La rima è “alternata” nelle quartine e “replicata” nelle terzine. Lo schema delle rime è: ABAB, ABAB, CDE, CDE.

La rima A e la rima C sono uguali tra loro: -ORE = -ORE.

La rima ai vv. 2-4-6-8: piacimento – nutriciamento – ‘namoramento – nascimento è una rima ricca, perché l’uguaglianza tra i rimanti continua oltre l’ultima vocale accentata, includendo anche il suono –M–.

La rima core – core (vv. 1 – 9) è una rima identica, poiché uno stesso rimante si ripete due volte senza mutazioni né di senso, né di suono.

La seconda quartina e la prima terzina sono legate dalla ripresa del termine “occhi”, presente sia al v.8 che al v.9. Questa tecnica, già ampiamente utilizzata dai rimatori provenzali, prende il nome di “clobas capfinidas” ed ha lo scopo di conferire armonia, simmetria, e comprensibilità al testo.

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Analisi e Commento

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La fenomenologia dell’amore

Nel sonetto Amore è uno desio che ven da core Giacomo da Lentini svolge la descrizione della “fenomenologia” dell’amore, ossia illustra e analizza i modi in cui l’amore nasce e si manifesta nell’animo dell’innamorato.

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La teoria esposta

Il poeta descrive analiticamente il meccanismo dell’innamoramento seguendo le concezioni psicologiche della propria epoca, e riprendendo in particolare, la teoria illustrata nel trattato provenzale De Amore di Andrea Cappellano.

Per Giacomo da Lentini la causa che fa nascere l’amore è un’impressione di forte piacere che, prodotta da un’immagine percepita attraverso gli occhi, innesca nell’animo uno stato di costante pulsione verso l’oggetto che ha suscitato il piacere. Questo sentimento di desiderio costante è l’amore.

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La prima quartina: la genesi dell’amore

Il testo si articola in due momenti, diversi per carattere e per tono. La prima quartina ha carattere rigorosamente enunciativo: essa afferma, senza spiegare, i cardini della teoria amorosa di Giacomo da Lentini. L’autore dichiara che l’amore è un sentimento di desiderio provato dall’animo, quando riceve dagli occhi la rappresentazione di una figura che gli procura un eccesso di piacere.

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Seconda quartina: la superiorità dell’amore che nasce dalla vista

La seconda quartina ha egualmente carattere enunciativo. L’autore afferma, perentoriamente e senza spiegare, una seconda verità. Egli dice che, sebbene esista anche una forma d’amore che non scaturisce dalla visione dell’oggetto, l’amore impetuoso nasce dalla vista; l’amore che non nasce dalla vista non è altrettanto intenso.

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Le terzine: la spiegazione della fenomenologia amorosa

Le terzine hanno carattere argomentativo; l’autore spiega la dinamica effettiva della genesi dell’amore e i suoi momenti chiave: gli occhi (li occhi), deputati alla percezione visiva, percepiscono ogni cosa per come essa è in natura, con i suoi pregi e i suoi difetti. L’animo (lo cor per sineddoche), a partire dai dati percepiti dagli occhi, produce una rappresentazione dell’oggetto (imagina). Quando la rappresentazione è tale da procurare il necessario eccesso di piacere, l’animo sviluppa un particolare dolce desiderio, che è l’amore.

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La sintassi

Come si è detto, il testo si articola in due segmenti, diversi per carattere e per tono. Le due quartine hanno carattere puramente enunciativo: l’autore afferma le tesi amorose senza spiegarle, il che, sul piano sintattico, si riflette nella prevalenza della paratassi (coordinazione) sull’ipotassi (subordinazione). Il passaggio alle terzine segna un mutamento di tono: il carattere della trattazione diventa argomentativo, per cui il periodare non può più essere una semplice sequenza di asserzioni coordinate tra loro (come nelle quartine); l’autore ha bisogno di spiegare, motivare, dimostrare quello che fino qui ha solo dichiarato, e per fare ciò, ricorre alle congiunzioni subordinanti (causali, relative, modali, ecc.), determinando un’inversione di tendenza che porta la subordinazione a prevalere sulla coordinazione.

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Il lessico della fenomenologia amorosa

Sotto il profilo stilistico il testo si caratterizza per un lessico semplice, e tuttavia ricco di tecnicismi relativi alle facoltà percettive e immaginative dell’essere umano, il cui utilizzo è determinato dalla tematica affrontata. Tra questi tecnicismi rientrano:

1. La triade delle parole chiave:

- Cor: è propriamente la sede dell’anima sensitiva e, per sineddoche, viene utilizzato per designare l’anima stessa;

- Amor: ossia il sentimento amoroso, è uno stato di costante pulsione verso un oggetto che, dopo essere stato percepito dagli occhi, ha suscitato un eccesso di piacere nell’animo;

- Occhi/vista/veder/veden: indicano rispettivamente gli organi deputati alla percezione visiva e l’attività percettiva stessa.

2. Il corredo dei vocaboli filosofici:

Desìo: per Aristotele il desiderio è il movimento dell’animo verso qualcosa, equivalente al movimento del corpo verso qualcosa di cui vuole appropriarsi. Il desiderio non cessa finché l’animo non ha raggiunto l’oggetto del desiderio. L’Amore non è altro che una particolare forma di desìo.

Piacimento: è la sensazione di “diletto” che l’animo umano prova di fronte alla bellezza.

Representan: indica l’attività degli occhi di trasmettere al cuore una rappresentazione fedele di ogni oggetto che percepiscono nel mondo.

Com’è formata: quest’espressione fa riferimento al concetto di forma, nel senso filosofico (aristotelico) di “matrice” da cui ogni oggetto prende il suo aspetto specifico e caratteristico.

Conzepitore, imagina: entrambi i vocaboli indicano l’attività propria della facoltà immaginativa dell’animo: ossia la facoltà umana deputata a produrre le rappresentazioni delle cose, che permettono all’uomo di immaginare e “vedere” una cosa anche quando essa non è presente.

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La forma: i virtuosismi metrici e retorici

Sul piano metrico-retorico, il sonetto presenta una spiccata ricercatezza formale. Questa risulta evidente:

- dalla presenza ai vv. 2-4-6-8 di ben 4 rime ricche (rime tecniche, quindi rime difficili)piacimento–nutriciamento–‘namoramento–nascimento

- dalla sapiente costruzione dell’intera lirica attorno al ripetersi studiato di tre parole chiave (cuore, amore, occhi/vista/veder);

Queste scelte sono la spia di un approccio inequivocabilmente tecnico/virtuoso alla composizione da parte di Giacomo da Lentini.

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Figure Retoriche

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Amore è uno desio che ven da’ core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima generan l’amore
e lo core li dà nutricamento.

v. 1-3: Iterazione > Amore … l’amore, all’interno del testo il ritorno continuo delle stesse parole chiave, in forma di iterazione, figura etimologica e poliptoto, ha la funzione di sottolineare tutti i concetti portanti (amore, core, occhi, vista/veder)

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v. 1-4: Iterazione: … da’ core … e lo core (idem)

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v. 4: Metafora > nutricamento è figura del fatto che l’amore è alimentato dal desiderio sviluppato dall’animo

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Ben è alcuna fiata om amatore
senza vedere so ’namoramento,
ma quell’amor che stringe con furore
da la vista de li occhi ha nascimento:

vv. 5-6-7: Figura etimologica > amatore … ’namoramento … amor, la figura etimologica è la figura per cui si trovano a breve distanza parole differenti aventi la medesima radice etimologica (in questo caso amare/amore).

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vv. 6-7: Poliptoto > vedere… vista, il poliptoto è  la figura per cui una parola è ripetuta a breve distanza con mutazioni morfologiche. Per esempio lo stesso verbo coniugato in tempi, modi, persone diverse.

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v. 7: Metafora > stringe con furore, l’atto di stringere con ferocia è figura dell’intensità del sentimento che trae origine dalla vista

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ché li occhi rapresentan a lo core
d’onni cosa che veden bono e rio
com’è formata naturalemente;

v. 8: Iterazione > occhi (v.7) – occhi (v.8)

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v.8: Iterazione > core, torna di nuovo dopo i vv. 1 e 4

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v. 9: Antitesi > bono e rio

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v. 9: Poliptoto > veden con veder e vista ai vv. 6 e 8

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e lo cor, che di zo è concepitore,
imagina, e li piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.

v. 11: Iterazione > core, torna di nuovo dopo i vv. 1, 4 e 8

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v. 11: Iterazione > amore, torna di nuovo dopo il v. 7

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v. 14: Metafora > regna, l’atto del regnare è figura della diffusione e della potenza dell’amore

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v. 11-14: Polisindeto > e…e…e…

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FAQ

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Riassumi la tesi che l’autore si propone di dimostrare

La tesi che l’autore si propone di dimostrare è che l’amore è una forma di desiderio che si sviluppa nell’animo in seguito ad un’impressione di forte piacere suscitata da un’immagine percepita attraverso gli occhi.
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Riassumi il contenuto di ogni strofa

Nella prima strofa l’autore dichiara che l’amore è un sentimento di desiderio che l’animo sviluppa quando riceve dagli occhi la rappresentazione di una figura e questa procura un eccesso di piacere.
Nella seconda strofa l’autore dichiara che sebbene sia ammissibile l’esistenza di una forma d’amore che non nasce dall’aver visto l’oggetto dell’innamoramento, l’amore veramente intenso è solo quello che deriva dalla vista.
Nelle terzine l’autore spiega il meccanismo che, a partire dalla visione dell’oggetto, porta alla genesi del sentimento amoroso.
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Al livello sintattico prevale la coordinazione o la subordinazione?

All’interno del sonetto prevale la coordinazione nelle quartine (che sono a carattere enunciativo), mentre prevale la subordinazione nelle terzine (che sono a carattere argomentativo) cfr. “La sintassi” in “Analisi del testo e commento”.
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Quali sono i termini tecnici dell’indagine fenomenologica condotta dall’autore?

Gli elementi di base della fenomenologia tracciata dal Notaro sono ovviamente l’animo (core per sineddoche), gli occhi, ossia gli organi deputati alla funzione percettiva della bellezza, la terna veder/veden/vista che indica l’attività percettiva e Amore, ossia il sentimento protagonista del testo. Oltre a questi elementi centrali possono essere considerati termini tecnici della fenomenologia amorosa i vocaboli derivati dalla filosofia aristotelica e medievale e adattati alla poesia: desìo, conzepitore, formata, ecc.. (cfr. “Il lessico della fenomenologia amorosa” in “Analisi e Commento”)
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