Parafrasi e Analisi Benedetto sia il giorno il mese e l’anno


FRANCESCO PETRARCA

BENEDETTO SIA IL GIORNO, IL MESE E L’ANNO

– PARAFRASI e ANALISI –


PARAFRASI DEL TESTO


Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno,
e la stagione, e ’l tempo, e l’ora, e ’l punto,
e ’l bel paese, e ’l loco ov’io fui giunto
da’ duo begli occhi che legato m’hanno;

[vv. 1 – 4] Sia benedetto il giorno, il mese e l’anno, la stagione, il tempo e l’ora, il momento, il bel paese e il luogo nel quale io sono stato raggiunto dai due begli occhi che mi hanno incatenato (gli occhi sono ovviamente quelli di Laura, la data dell’innamoramento di Petrarca è fissata al 6 aprile 1327, il luogo è la chiesa di S. Chiara di Avignone);


e benedetto il primo dolce affanno
ch’i’ebbi ad esser con Amor congiunto,
e l’arco, e le saette ond’i’ fui punto,
e le piaghe che ’nfin al cor mi vanno.

[vv. 5 – 8] e sia benedetto il primo dolce affanno che ho provato nell’innamorarmi (ad essere con Amor congiunto), e l’arco e le frecce dalle quali sono stato colpito, e le ferite che mi arrivano fino al cuore.

Benedette le voci tante ch’io
chiamando il nome de mia donna ho sparte,
e i sospiri, e le lagrime, e ’l desio;

[vv. 9 – 11] Siano benedette tutte le volte che ho emesso voce chiamando il nome della mia amata, e (siano benedetti) i sospiri, le lacrime e il desiderio;


e benedette sian tutte le carte
ov’io fama l’acquisto, e ’l pensier mio,
ch’è sol di lei, sì ch’altra non v’ha parte.

[vv. 12 – 14] e benedette siano tutte le pagine (ossia le pagine letterarie, i componimenti) con le quali io le procuro fama, e (sia benedetto) il mio pensiero, che è rivolto solo a lei, così che nessun’altra donna vi trova posto.

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ANALISI E COMMENTO


Analisi metrica


Benedetto sia il giorno, il mese e l’anno risponde alla forma metrica del sonetto. Il testo si compone di quattordici versi, tutti endecasillabi, ripartiti in quattro strofe: le prime due strofe sono formate da quattro versi (e si definiscono “quartine”), le successive due strofe sono formate da tre versi (e si definiscono “terzine”). La rima è “incrociata” nelle quartine e “incatenata” nelle terzine. Lo schema delle rime è: ABBA, ABBA, CDC, DCD.

Nel sonetto figurano tre rime speciali:

1. La rima ai vv. 2 – 7: punto – punto è una rima equivoca, poiché le due parole in rima sono identiche dal punto di vista del suono (ossia del significante), ma non lo sono dal punto di vista del significato (punto al verso 2 è un sostantivo, punto al verso 7 è trapassato remoto di pungere).

2. La rima ai vv. 3 – 6: giunto – congiunto è una rima derivativa, poiché le due parole in rima hanno la stessa radice etimologica.

3. La rima ai vv. 9 – 12: parte – sparte è una rima ricca, poiché la parte uguale tra le parole in rima non si limita alla porzione che va dalla vocale accentata in poi (-àrte), ma comprende anche la consonante -p-.

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Contenuto


Nel sonetto Benedetto sia il giorno il mese e l’anno Petrarca benedice, in forma di elenco, i “doni” che egli sente di aver ricevuto dall’amore. Il testo appartiene perciò, al genere delle benedizioni d’amore, una variante del genere plazer, nel quale il poeta anziché celebrare in forma d’elenco le cose che sono di suo gradimento (come avviene nei plazer), benedice in forma d’elenco gli aspetti dell’amore e dell’amata per i quali egli è più grato.

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Anafora e polisindeto


Dal punto di vista strutturale, l’intelaiatura essenziale del testo è molto semplice, ed è basata sulla combinazione ripetuta di due meccanismi:

1. L’anafora delle benedizioni:

VERSO 1: Benedetto …
VERSO 5: et benedetto …
VERSO 9: benedette …
VERSO 12: et benedette …

2. L’enumerazione in forma di polisindeto (ossia in sequenza coordinata, tramite l’utilizzo della congiunzione “e”) delle cose benedette.

Petrarca ripete questo schema in ciascuna strofa, per cui le strofe presentano tutte una struttura di questo tipo:

Benedizione
+
Elenco in forma di polisindeto delle cose benedette, 
accompagnate, occasionalmente, da proposizioni relative nelle quali 
il poeta circostanzia la benedizione.

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Climax


Nella prima strofa Petrarca,  per dare ordine alle serie che compaiono nel testo, ricorre alla climax, che figura nei versi:

VERSO 1: CLIMAX  giorno > mese > anno
VERSO 2: CLIMAX  stagione > tempo > l'ora > il punto (l'istante)
VERSO 3: CLIMAX bel paese (la Provenza) > loco (la chiesa di Santa Chiara di Avignone)

Le tre climax sono tutte ascendenti e al contempo discendenti, a seconda che si consideri, come criterio di riferimento, l’estensione dell’indicazione (ossia l’arco di tempo considerato), o viceversa la precisione dell’indicazione.

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Elementi di derivazione stilnovista


Dal punto di vista delle immagini e dei riferimenti letterari, il testo mostra stretti legami con la poesia degli stilnovisti. Costituiscono evidenti richiami alla tradizione poetica dello Stilnovo e più in generale cortese:

1. Il fatto che Petrarca, nel riferirsi al proprio innamoramento, faccia dipendere l’episodio dall’azione svolta dagli occhi di Laura, in ossequio ad una teoria (quella dell’amore che nasce dagli sguardi degli innamorati), elaborata in ambiente provenzale, e di lì passata alla scuola siciliana, e quindi allo Stilnovo.

2. Il fatto che Petrarca, nel riferirsi al proprio innamoramento, ricorra al verbo “legare” (“catturare”, “intrappolare”), richiamando un motivo, quello della prigionia d’amore, tipicamente cortese, e allineandosi ad una prassi molto ricorrente nella poesia dello Stilnovo, quella di mettere in risalto …

… il carattere incontrastabile e spesso doloroso dell’amore, attraverso il ricorso al lessico venatorio/militare (area semantica alla quale appartengono anche le successive immagini dell’arco, delle saette, del pungere, delle piaghe)

3. Il fatto che Petrarca presenti l’Amore in forma personificata, secondo una delle consuetudini più caratteristiche e rappresentative dei poeti dello Stilnovo.

4. Il fatto che Amore venga presentato in veste di arciere, in conformità ad un’immagine tra le più ricorrenti nella lirica stilnovista di Guinizzelli, Cavalcanti e Dante.

5. Il fatto che il repertorio dei “sintomi” dell’amore (i sospiri, le lagrime, il desìo, ecc.) coincida perfettamente con il corrispondente repertorio cavalcantiano.

6. Il fatto che Petrarca descriva l’adesione all’amore con gioia e fierezza, e rinunci completamente  ad introdurre i temi anti-cortesi che costituiscono la componente più personale della sua poesia (come per esempio i motivi della vergogna e del pentimento del poeta per aver ceduto all’amore terreno, oppure la concezione dell’amore in chiave anti-stilnovista, e cioè non come fattore di elevazione morale, ma come passione distruttiva che allontana l’uomo dalla salvezza e gli impedisce di realizzare il suo talento).

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Ossimoro


L’espressione dolce affanno, che compare al verso 5, costituisce un ossimoro, perché nasce dall’unione forzata di due concetti (dolcezza e affanno) i quali da un punto di vista strettamente logico si escluderebbero a vicenda.


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