Parafrasi e Analisi Erano i capei d’oro a l’aura sparsi


FRANCESCO PETRARCA

ERANO I CAPEI D’ORO A L’AURA SPARSI

– PARAFRASI E ANALISI –


Parafrasi del testo


PRIMA QUARTINA

Erano i capei d’oro a l’aura sparsi

che ’n mille dolci nodi gli avolgea,

e ’l vago lume oltra misura ardea

di quei begli occhi, ch’or ne son sì scarsi;

[vv. 1 – 4] I (suoi) capelli dorati (ossia i capelli biondi come oro di Laura) erano scompigliati dal vento, che li avvolgeva in mille dolci nodi, e il seducente fulgore di quegli occhi, ora assai meno luminosi (perché spenti dal trascorrere degli anni), scintillava in maniera straordinaria.


SECONDA QUARTINA

e ’l viso di pietosi color’ farsi,

non so se vero o falso, mi parea:

i’ che l’esca amorosa al petto avea,

qual meraviglia se di sùbito arsi?

[vv. 5 – 8] E a me sembrava che i colori del suo viso esprimessero sentimenti di pietà (vale a dire di tenerezza verso Petrarca stesso), non so se fosse realtà o una mia illusione: così io, che nel cuore ero pronto all’amore, c’è forse da meravigliarsi se subito avvampai di sentimento?

PRIMA TERZINA

Non era l’andar suo cosa mortale,

ma d’angelica forma; e le parole

sonavan altro che, pur voce umana;

[vv. 9 – 11] Il suo portamento non era qualcosa di umano, bensì quello di una creatura angelica, e le parole suonavano come qualcosa di diverso dalla voce umana.


SECONDA TERZINA

uno spirto celeste, un vivo sole

fu quel ch’i’ vidi: e se non fosse or tale,

piagha per allentar d’arco non sana

[vv. 12 – 14] Quello che io vidi fu uno spirito celeste, un sole luminoso, e se anche ora non fosse più tale (per via del passare degli anni) una ferita non si rimargina per il fatto che la corda dell’arco si sia allentata (l’arco cui l’immagine fa riferimento è ovviamente quello che ha scoccato la freccia che ha procurato la ferita d’amore).

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Analisi e Commento


Analisi metrica


Erano i capei d’oro a l’aura sparsi risponde alla forma metrica del sonetto. Il testo si compone di quattordici versi, tutti endecasillabi, ripartiti in quattro strofe: le prime due strofe sono formate da quattro versi (e si definiscono “quartine”), le successive due strofe sono formate da tre versi (e si definiscono “terzine”). Lo schema delle rime è: ABBA, ABBA, CDE, DCE.

La rima mortale – tale è una rima ricca, perché l’identità di suono tra la parole in rima non si limita alla porzione che va dalla vocale accentata alla fine (-ALE), ma comprende anche il suono consonantico –T–.

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Contenuto e significato


Nel sonetto Petrarca descrive i propri ricordi del momento in cui ha incontrato Laura e si è innamorato di lei.

– Nelle quartine il poeta che aspetto aveva Laura nel giorno del loro incontro e come egli si sia innamorato di lei.

– Nelle terzine celebra la grazia soprannaturale posseduta da Laura ai tempi dell’episodio, il suono della sua voce, il suo splendore.

Il motivo fondamentale del testo compare però nella chiusura, nei versi in cui Petrarca proclama con energia come, a dispetto dello sfiorire della bellezza di Laura, il proprio amore sia rimasto immutato negli anni, trionfando sul tempo e sull’invecchiamento dell’amata.

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Realismo e stilizzazione


All’interno del sonetto Petrarca accosta:

– una celebrazione di Laura che riproduce le atmosfere astratte e stilizzate tipiche della poesia stilnovista, e suggerisce nel lettore l’impressione della totale irrealtà sia dell’episodio rievocato, sia della donna che ne è protagonista.

– alcuni elementi di realismo del tutto estranei alla tradizione stilnovista, che all’opposto “umanizzano” la figura di Laura, e suggeriscono nel lettore l’idea che l’episodio descritto sia un fatto realmente avvenuto, appartenente al passato biografico e alla memoria del poeta.

Da questa “ibridazione” Petrarca ottiene l’effetto di una lirica “innovativa”, poiché:

– gli elementi di realismo conferiscono alla poesia un sapore “autobiografico” e “personale” molto lontano dal gusto del Medioevo, e molto “moderno”.

– di conseguenza anche il ritratto stilizzato di Laura, di per sé identico ai ritratti celebrativi degli stilnovisti, assume un significato nuovo e più personale, perché il lettore ha l’impressione che Petrarca non stia “inventando” una circostanza fittizia e del tutto “letteraria”, ma riferendo in chiave soggettiva e idealizzata l’impressione di incredibile bellezza avuta vedendo Laura per la prima volta.

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Elementi stilnovisti:


> Descrizione di Laura

Il ritratto di Laura che Petrarca traccia nel testo è completamente ricalcato sui ritratti celebrativi contenuti nelle poesie degli stilnovisti. Tutte le caratteristiche fisiche che il poeta attribuisce a Laura sono infatti convenzionali e derivate dal repertorio delle qualità della donna angelo:

VERSO 1: capelli biondi come l'oro
VERSO 2: dolci riccioli
VERSI 3 – 4: sguardo incantevolmente luminoso
VERSI 9 – 10: incedere divino
VERSI 10 – 11: suono della voce sovrumano
VERSO 12: aspetto angelico
VERSO 12: vivida luminosità.

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> Area semantica della luce

Nel riferirsi a Laura, Petrarca richiama regolarmente fenomeni luminosi, brillanti, splendenti e caldi, attraverso una marcata insistenza sui vocaboli afferenti ai campi semantici della luce e della luminosità. Nel testo ricorrono:

VERSO 1: capei d’oro
VERSO 3: vago lume
VERSO 3: ardea (> arsi)
VERSO 10: angelica forma
VERSO 12: spirto celeste
VERSO 12: vivo sole

L’impiego massiccio del lessico della luce, è una tecnica tipica della poesia stilnovista (adottata già nella canzone “manifesto” Al cor gentil… dall’iniziatore Guinizzelli), che assolve alla funzione di suggerire nel lettore due idee:

– l’idea della donna come creatura sfolgorante, abbagliante, visionaria;

– l’idea dell’amore come fenomeno positivo e luminoso.

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> Spazio dell’apparizione

In conformità ai modelli stilnovisti, Petrarca cala l’apparizione di Laura in uno spazio completamente inconcreto ed evanescente.

A parte l’iniziale riferimento al vento che agita le chiome di Laura, non c’è, in tutto il testo, un solo accenno allo spazio in cui si svolge la scena.

Viceversa, l’insistenza sui termini afferenti alla sfera semantica della luce (d’oro, vago lume, ardea, arsi, vivo sole), sebbene per lo più riferiti alla donna e non all’ambiente, suggerisce nel lettore l’idea di un’atmosfera di intensa luminosità, e lo induce ad associare alla scena un’ambientazione abbagliante, visionaria, più celeste che terrena, vicina alle atmosfere astratte e rarefatte delle celebrazioni stilnoviste.

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> Ripresa del verbo ardere

Al verso 8, Petrarca introduce una ripresa del verbo ardere, già impiegato nel verso 3:

VERSO 3: ardea > riferito dal poeta allo sguardo di Laura;
VERSO 8: arsi > riferito dal poeta al proprio animo.

Questa ripresa ha la funzione di sottolineare lo speciale rapporto che lega l’azione dello sguardo e il divampare del sentimento amoroso, e costituisce perciò una velata citazione dell’immagine cortese/stilnovista dell’amore che passa attraverso gli sguardi degli amanti (Cfr. Voi che per li occhi mi passaste il core di Cavalcanti).

Il richiamo allo Stilnovo è completato dall’espressione l’esca amorosa al petto avea…, che “cita” l’idea stilnovista dell’amore che, già presente nel cuore “gentile”, si risveglia e diventa operante per effetto della visione della donna.

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Elementi innovativi:


Gli elementi innovativi del testo sono tutti quei caratteri in esso contenuti, che suggeriscono impressioni di realismo, soggettività, biografismo, personalità, come i seguenti tre.


> Tema della bellezza sfiorita

Rispetto a quanto avviene nella poesia dello Stilnovo, Petrarca presenta Laura in una chiave sensibilmente più umana, poiché la mostra assoggettata alle leggi del tempo, e destinata ad invecchiare e a veder sfiorire la propria bellezza.

I punti del testo in cui il poeta porta in primo piano il tema della bellezza sfiorita di Laura sono due:

– al VERSO 4: quando il poeta suggerisce un paragone tra la passata luminosità e l’attuale appannamento degli occhi di Laura.

– al VERSO 13: quando il poeta, con una proposizione concessiva, ammette l’ipotesi che la bellezza dell’amata sia col tempo decaduta, per poi rivendicare l’eternità del proprio sentimento.

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> Tempi verbali: imperfetto e passato remoto

Allontanandosi dalle celebrazioni stilnoviste, generalmente collocate al di fuori del tempo, come in un eterno presente, Petrarca dà alla sua visione di Laura una collocazione temporale precisa, appartenente al passato biografico, e così connota l’episodio un “realismo” del tutto sconosciuto alla lirica stilnovista.

La dimensione passata in cui si colloca l’azione è:

– suggerita attraverso la scelta sistematica dei tempi verbali all’imperfetto o al passato remoto:

→ erano
avolgea
ardea
parea
avea
arsi
era
sonavan
vidi 

– sottolineata attraverso l’introduzione (per contrasto) di due verbi al presente che richiamano l’attenzione sulla frattura temporale tra il passato di quanto rievocato, e il presente in cui avviene il ricordo:

VERSO 4: son
VERSO 13 – 14: sana

entrambi anticipati dall’avverbio di rottura “or”.

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> Metafora al verso 14

Negli ultimi due versi, Petrarca dichiara che il suo amore è come una ferita da freccia, che non è mai guarita, anche quando l’arco che ha scagliato quella freccia è diventato vecchio e lento.

Con questa immagine figurata, Petrarca rivendica che il suo sentimento non si è mai spento, anche quando la bellezza della donna che lo ha suscitato ha perso, col tempo, la sua potenza.

Questa dichiarazione costituisce un elemento di forte rottura con lo stilnovo perché contiene in sé il rifiuto degli schemi e degli strumenti della poesia stilnovista. La rottura sta nel fatto che Petrarca sposta il fulcro della poesia:

– dal suo centro tradizionale, rappresentato dall’elogio iperbolico della donna amata, rappresentata come creatura non umana e oggettivamente superiore alle altre;

– ad un nuovo centro, rappresentato dall’idea, estranea alla cortesia, di un amore “bello” perché umano, tenero e sincero, al punto da avere per oggetto una donna invecchiata, senza essersi per questo spento o affievolito.

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Figure retoriche

Il quadro dell’ornamentazione del sonetto è il seguente:


VERSO 1 > L’uso del vocabolo l’aura costituisce un evidente richiamo alla tradizione provenzale del senhal.

Senhal è un termine provenzale che, nella poesia trobadorica, indica un nome convenzionale (ossia “in codice”) con il quale il poeta, all’interno della poesia, nasconde l’identità reale della donna amata.


VERSO 1 > metafora: capei d’oro è un’immagine figurata, alla quale Petrarca ricorre per suggerire l’idea del biondo lucente dei capelli di Laura;


VERSO 1 > anastrofe di Erano, anticipato all’inizio dell’enunciato;


VERSO 2 > sinestesia: dolci nodi. Petrarca ricorrendo all’aggettivo “dolci” traspone sul piano del gusto l’idea visiva e tattile della morbidezza dei ricci di Laura;


VERSO 2 > iperbole: mille;


VERSI 3 – 4: > iperbato: il sintagma oltre misura ardea si trova incastrato tra i sintagmi vago lume e … di quei begli occhi, alterando l’ordine naturale della frase; l’iperbato è sottolineato dall’enjambement;


VERSO 3 > metafora: ardea è un’immagine figurata, alla quale Petrarca ricorre per suggerire l’idea della vivida luminosità dello sguardo di Laura;


VERSI 2 – 5 > anafora di “e”. Petrarca ricorre all’anafora per collegare l’inizio della seconda quartina col discorso precedente, e dare continuità e armonia al testo;


VERSO 6 > antitesi: vero o falso si oppongono sul piano del significato;


VERSO 7 > metafora: l’esca amorosa è un’immagine figurata, alla quale Petrarca ricorre per suggerire l’idea della presenza dell’amore “in potenza” nel suo cuore;


VERSO 8 > metafora: arsi è un’immagine figurata, alla quale Petrarca ricorre per suggerire l’idea dell’istantaneità della trasformazione “in atto” dell’amore nel suo cuore;


VERSI 9 – 10 > iperbole: non era … mortale, ma d’angelica forma;


VERSI 9 – 10 > chiasmo:

cosa (sostantivo) mortale (aggettivo)
angelica (aggettivo) forma (sostantivo)


VERSO 12 > iperbole + chiasmo:

spirto (sostantivo) celeste (aggettivo)
vivo (aggettivo) sole (sostantivo)


VERSO 14> metafora: piaga per allentar d’arco non sana; l’immagine figurata della ferita che non guarisce per l’invecchiare dell’arco che l’ha procurata, ha la funzione di suggerire l’idea che l’amore del Petrarca per Laura è rimasto lo stesso negli anni, ed ha trionfato sull’azione distruttrice che il tempo ha esercitato sulla bellezza di Laura.

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Enjambement


Nel sonetto figurano 3 enjambement:


VERSI 3 - 4: ardea_di quei begli occhi 
VERSI 10 - 11: e le parole_sonavan altro


VERSI 12 - 13: un vivo sole_fu quel ch’io vidi

 


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