Parafrasi e Commenti

Parafrasi e Analisi O cameretta che già fosti un porto

O CAMERETTA CHE GIÀ FOSTI UN PORTO

di FRANCESCO PETRARCA
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1. Riassunto e spiegazione

2. Parafrasi

3. Metrica

4. Analisi del testo e Commento

5. Figure Retoriche

6. FAQ

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Riassunto e spiegazione

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All’interno del testo Petrarca approfondisce il tema dei rapporti che legano passione amorosa e allontanamento dalle pratiche edificanti. Nelle due quartine il poeta constata come il proprio rapporto con alcuni luoghi e alcune abitudini del suo passato si sia completamente rovesciato nel corso del tempo, per effetto del tormento amoroso. Sulla base di queste constatazioni il poeta prende atto, nelle terzine, del proprio definitivo travalicamento nella più totale disperazione amorosa, dimensione distruttiva nella quale si realizzano le più fosche tematiche prefigurate nel Secretum:

– l’impossibilità del raccoglimento nella solitudine;

– il conseguente allontanamento dalle pratiche edificanti;

– la mancata realizzazione della propria personalità e del proprio talento.

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Parafrasi del testo

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PRIMA QUARTINA

O cameretta che già fosti un porto

a le gravi tempeste mie diürne,

fonte se’ or di lagrime nocturne,

che ’l dí celate per vergogna porto.

[vv. 1 - 4] Oh piccola stanza, che già in passato rappresentasti per me un rifugio nelle dolorose pene diurne, sei diventata adesso fonte di quelle lacrime notturne, che durante il giorno tengo nascoste per vergogna!

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SECONDA QUARTINA

O letticciuol che requie eri et conforto

in tanti affanni, di che dogliose urne

ti bagna Amor, con quelle mani eburne,

solo ver ’me crudeli a sí gran torto!

[vv. 5 - 8] Oh mio piccolo letto, che eri luogo di pace e conforto in pene così grandi, con quali urne dolenti (ossia: urne piene di lacrime) ti bagna Amore! Con quelle mani bianche come avorio, che sono tanto ingiustamente crudeli soltanto nei miei confronti.

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PRIMA TERZINA

Né pur il mio secreto e ’l mio riposo

fuggo, ma piú me stesso e ’l mio pensero,

che, seguendol, talor levommi a volo;

[vv. 9 - 11] Non fuggo certo dalla mia intimità (l’intimità offerta dalla propria stanza) e dal mio riposo, ma piuttosto da me stesso e dalle mie fantasticherie seguendo le quali talvolta mi levai in volo (immagine per indicare distacco dalla realtà e vagheggiamento di un amore corrisposto).

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SECONDA TERZINA

e ’l vulgo a me nemico et odïoso

(chi ’l pensò mai?) per mio refugio chero:

tal paura ò di ritrovarmi solo.

[vv. 12 - 14] e il popolo ignorante, che ho sempre odiato e fuggito - chi lo avrebbe mai pensato! – adesso lo cerco come rifugio: tale è la paura di restare solo.

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Metrica

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O cameretta che già fosti un porto risponde alla forma metrica del sonetto. Il testo si compone di quattordici versi, tutti endecasillabi, ripartiti in quattro strofe: le prime due di quattro versi (quartine) e le successive di tre versi (terzine). La rima è “incrociata” nelle quartine e “replicata” nelle terzine. Lo schema delle rime è: ABBA, ABBA, CDE, CDE.

La rima porto (sostantivo) – porto (verbo), ai vv. 1 – 4, è una rima equivoca (ossia una rima tra due parole identiche nella forma e differenti per significato).

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Analisi e Commento

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La prima quartina: prima apostrofe e prima constatazione

Nella prima quartina, sotto forma di apostrofe alla propria camera, Petrarca introduce la constatazione di un primo sconfortante dato relativo alla sua condizione di amante: quella camera che una volta era per lui un rifugio ora non lo è più, ed è diventata un luogo di tormento.

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La seconda quartina: seconda apostrofe e seconda constatazione

Nella seconda quartina, per mezzo di una nuova apostrofe, indirizzata al proprio letto, Petrarca introduce una seconda constatazione, ugualmente sconfortante: anche il letto, da luogo di riposo, è diventato luogo di lacrime e tormenti. Nell’ambito di questa seconda apostrofe il poeta svela anche la causa del suo dolore: Laura, la cui immagine si sovrappone a quella di Amore.

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La prima terzina: la presa di coscienza

Nella prima terzina si realizza il passaggio dalla constatazione del dato di fatto, alla riflessione interiore su di esso: Petrarca, guardandosi dentro, comprende che il tormento amoroso e il pensiero ossessivo di Laura lo hanno fatto piombare in una condizione distruttiva, nella quale gli è del tutto impossibile il raccoglimento nella solitudine.

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La seconda terzina: la drammatica considerazione finale

La chiusura è affidata ad un’ultima drammatica considerazione: c’è una cosa in particolare di cui Petrarca osserva con sincero stupore il rovesciamento nel tempo, ed è il suo rapporto con il volgo, prima rifuggito, ed ora ricercato come fonte di distrazione e di scampo alla solitudine. Con questo messaggio finale il componimento si chiude sul tema anti-stilnovista e tipicamente petrarchesco (cfr. il Secretum) dell’amore che non nobilita, ma impedisce la piena realizzazione dell’individuo allontanandolo dalle attività edificanti.

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Le antitesi presente/passato

Idea centrale del testo è lo scarto tra la condizione presente e la condizione passata dell’autore, perché dal confronto tra queste due condizioni deriva la presa di coscienza che giustifica il componimento. A quest’idea centrale Petrarca dà risalto attraverso l’introduzione di una serie di coppie oppositive, tra verbi al presente e verbi al passato, che svolgono la funzione di sottolineare lo stacco tra un “prima” e un “dopo” nella sua vicenda. Queste coppie sono:

fosti/se’or (nella prima quartina): che esprime la fine dell’efficacia della camera come luogo di conforto;

eri/ti bagna (nella seconda quartina): che esprime la fine dell’efficacia del letto come luogo di riposo;

fuggo/levommi, (nella prima terzina): che regge l’idea di un presente ossessivamente volto ad evitare le distruttive fantasticherie del passato;

– un sottinteso “era” (che colloca cronologicamente gli aggettivi nemico e odioso riferiti al volgo), / i due verbi al presente chero e ò, (nella seconda terzina): che veicola il messaggio finale del definitivo allontanamento dalle pratiche edificanti.

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Le parole chiave e la connotazione negativa dell’amore

All’interno del testo, i vocaboli e i concetti chiave formano una serie di coppie antitetiche:

– porto / tempesta;

– requie e conforto / affanni e dogliose urne;

– Amore dalle mani eburnee / Amore crudele a torto;

– fuggo secreto e riposo / fuggo me stesso e ‘l mio pensero;

– volgo = refugio / volgo = nemico e odioso.

Queste coppie, considerate complessivamente, permettono di riconoscere, sullo sfondo della poesia, la contrapposizione di due realtà: una positiva e una nettamente negativa, nelle quali si riconoscono rispettivamente:

– la pacifica e serena dimensione data dall’assenza dell’amore (contrassegnata dalle idee di porto, requie, conforto, secreto, riposo, refugio);

– e, all’opposto, l’universo degli sconvolgimenti procurati dall’amore (contrassegnato dalle idee di tempeste, lacrime, vergogna, affanni, dogliose urne, ecc.).

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Figure Retoriche

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O cameretta che già fosti un porto

a le gravi tempeste mie diürne,

fonte se’ or di lagrime nocturne,

che ’l dí celate per vergogna porto.

v. 1: Apostrofe > Oh cameretta, il poeta si rivolge direttamente alla camera, utilizzando affettivamente un vezzeggiativo

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vv. 1 – 2: Metafora > porto… tempeste, Petrarca traspone nell’immagine del porto, l’idea della quiete offerta in passato dalla camera e nell’immagine delle tempeste, l’idea degli sconvolgimenti che egli patisce per amore;

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v. 2: Metafora > fonte, Petrarca traspone nell’immagine una fonte l’idea dell’abbondanza di lacrime che egli versa nei momenti di solitudine notturna;

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vv. 2 – 3: Parallelismo tempeste diurne – lagrime notturne + Antitesi > diurne vs notturne

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vv. 2 – 4: Figura etimologica (inserimento a breve distanza di parole legate da parentela etimologica)> diurne – dì;

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v. 4: Anastrofe (= inversione dell’ordine) > che ‘l dì celate per vergogna porto = che ’l dì porto celate per vergogna

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O letticciuol che requie eri et conforto

in tanti affanni, di che dogliose urne

ti bagna Amor, con quelle mani eburne,

solo ver ’me crudeli a sí gran torto!

v. 4: Apostrofe > Oh letticiuol, parallela all’apostrofe alla camera che apre la prima quartina

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v. 4: Metonimia > requie e conforto (l’effetto per la causa: il letto è propriamente il luogo del riposo, o la fonte del riposo)

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v. 4: Costrutto binario, > requie eri et conforto, con Iperbato di eri

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v. 6: Metonimia > urne (il contenitore per il contenuto: l’urna è il contenitore, le lacrime il contenuto)

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v. 8: Esclamazione: di che dogliose… torto!

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v. 9: Personificazione > di Amore

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v. 9: Metafora > eburnee Petrarca traspone nell’immagine dell’avorio l’idea del candore delle mani di Laura

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Né pur il mio secreto e ’l mio riposo

fuggo, ma piú me stesso e ’l mio pensero,

che, seguendol, talor levommi a volo;

v. 9: Parallelismo > il mio secreto e ’l mio riposo (articolo + possessivo + sostantivo – articolo + possessivo + sostantivo)

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vv. 9-10: Parallelismo > Né pur + 2 membri (il mio… il mio…), …ma più + 2 membri (me stesso e ‘l mio)

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v. 11: Metafora > levommi a volo, Petrarca traspone la fantasticheria amorosa e il distacco dalla realtà nell’immagine del volo

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e ’l vulgo a me nemico et odïoso

(chi ’l pensò mai?) per mio refugio chero:

tal paura ò di ritrovarmi solo.

v. 12: Costrutto binario > nemico et odioso

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v. 13: Esclamazione/domanda retorica > chi’l pensò mai?

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v. 13: Metafora > refugio, Petrarca traspone nell’immagine del rifugio come riparo, l’idea dell’evasione da se stesso e dall’amore che la distrazione del volgo gli offre

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FAQ

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Individua le rime equivoche

Costituisce una rima equivoca la coppia porto (sostantivo) – porto (verbo), ai vv. 1 – 4, poiché i due rimanti, identici nella forma, sono differenti nel significato.
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Individua la metafora nella prima quartina

Nella prima quartina Petrarca traspone nell’immagine del porto, l’idea della quiete che la camera in passato gli offriva e nell’immagine delle tempeste, l’idea degli sconvolgimenti che egli patisce per amore.
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Individua le parole chiave di ogni strofa

Strofa 1: cameretta, porto, gravi, tempeste, lacrime, vergogna;
Strofa 2: Letticiuol, requie, conforto, affanni, dogliose urne, Amor, crudeli, torto;
Strofa 3: secreto, riposo, fuggo, me stesso, mio pensero, volo;
Strofa 4: vulgo, nemico, odioso, refugio, paura, solo.
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Individua i campi semantici dominanti e i concetti chiave che individuano

La risposta a questa domanda si trova in “Le parole chiave e la connotazione negativa dell’amore” in “Analisi e Commento”).
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Individua tutte le espressioni riferite al presente e quelle riferite al passato e spiegale

Petrarca struttura ciascuna strofa del sonetto come confronto tra il proprio presente e il proprio passato, opponendo i due tempi attraverso il ricorso ad apposite espressioni: fosti/se’or (Strofa 1), eri/ti bagna (Strofa 2), fuggo/levommi (Strofa 3), un sottinteso “era” (che colloca cronologicamente gli aggettivi nemico e odioso riferiti al volgo), / i due verbi al presente chero e ò (Strofa 4). In questo modo il poeta mette bene in evidenza lo scarto che c’è tra un “prima” e un “dopo” nella sua storia e fa risaltare gli aspetti salienti della sua deriva: egli non può più raccogliersi nella solitudine, come prima poteva fare, non può più abbandonarsi alla meditazione, per evitare che le fantasticherie prendano il sopravvento, e infine, ha bisogno della distrazione del volgo, per la paura di restare da solo (Sullo stesso tema vedi anche Le antitesi passato/presente in “Analisi e Commento”).
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Spiega come vengono trattati nel sonetto i temi del tormento amoroso e della solitudine e rifletti su quale immagine di intellettuale Petrarca dà di sé

La solitudine, in quanto condizione necessaria per la meditazione, la riflessione, lo studio e la scrittura, rappresenta per Petrarca il presupposto della realizzazione, e quindi un grande valore, che il poeta dichiara in numerosi punti della sua opera. Per contrasto l’amore, in quanto fonte di tormento continuo, mantiene sempre una posizione antitetica e “impeditiva” rispetto alla realizzazione, perché ostacola il raccoglimento nella solitudine, determina il conseguente allontanamento dalle pratiche edificanti, e comporta la mancata realizzazione della personalità e del talento dell’uomo. Questa visione dei rapporti solitudine-tormento d’amore, perfettamente rappresentata in O cameretta… è la stessa che si ritrova in Solo e pensoso…, sonetto nel quale il poeta indica esplicitamente nella continua presenza di Amore (figura del costante colloquio interiore sul tema del sentimento) un ostacolo alle sue ricerche di solitudine e isolamento. La divisione petrarchesca tra la ricerca del raccoglimento e il tormento conferma l’immagine consueta di Petrarca intellettuale inquieto, diviso tra propositi edificanti e passioni distruttive, uomo dalla volontà irrisolta e oscillante tra l’insopprimibile aspirazione ad un ideale di vita cristiano e la forte inclinazione per la passione amorosa; tormentato dal desiderio di un bene (l’amore terreno) che egli riconosce come falso e vano, ma che non può fare a meno di desiderare.
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