Parafrasi e Analisi O cameretta che già fosti un porto



PARAFRASI E ANALISI

O CAMERETTA CHE GIÀ FOSTI UN PORTO

di FRANCESCO PETRARCA


Parafrasi del testo


PRIMA QUARTINA

O cameretta che già fosti un porto

a le gravi tempeste mie diürne,

fonte se’ or di lagrime nocturne,

che ’l dí celate per vergogna porto.

[vv. 1 – 4] Oh piccola stanza, che per lungo tempo, in passato, rappresentasti per me un rifugio nelle dolorose pene diurne, sei diventata adesso fonte di quelle lacrime notturne, che durante il giorno tengo nascoste per vergogna!


SECONDA QUARTINA

O letticciuol che requie eri et conforto

in tanti affanni, di che dogliose urne

ti bagna Amor, con quelle mani eburne,

solo ver ’me crudeli a sí gran torto!

[vv. 5 – 8] Oh mio piccolo letto, che un tempo eri un luogo di pace e conforto nelle mie pene tanto grandi, con quali urne dolenti (ossia: urne piene di lacrime) ti bagna Amore! Con quelle mani bianche come avorio, che sono tanto ingiustamente crudeli soltanto nei miei confronti.

PRIMA TERZINA

Né pur il mio secreto e ’l mio riposo

fuggo, ma piú me stesso e ’l mio pensero,

che, seguendol, talor levommi a volo;

[vv. 9 – 11] Non fuggo certo dalla mia intimità (l’intimità che la “cameretta” offre al poeta) e dal mio riposo, ma piuttosto da me stesso e dal pensare, che in altri tempi mi ha portato ad alti risultati (con questa immagine Petrarca vuole dire che egli ora, per paura che il tormento amoroso diventi troppo forte, si trova a dover rinunciare ad attività quali il raccoglimento nella solitudine, la meditazione, la riflessione e lo studio).


SECONDA TERZINA

e ’l vulgo a me nemico et odïoso

(chi ’l pensò mai?) per mio refugio chero:

tal paura ò di ritrovarmi solo.

[vv. 12 – 14] e il popolo ignorante, che ho sempre odiato e fuggito - chi lo avrebbe mai pensato! – adesso lo cerco come rifugio (ossia: “come fonte di distrazione”): tale è la paura di restare solo.

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Analisi e Commento


Forma Metrica


O cameretta che già fosti un porto risponde alla forma metrica del sonetto. Il testo si compone di quattordici versi, tutti endecasillabi, ripartiti in quattro strofe. Le prime due strofe sono formate da quattro versi (e si definiscono “quartine”), le successive due strofe sono formate da tre versi (e si definiscono “terzine”). La rima è “incrociata” nelle quartine e “replicata” nelle terzine. Lo schema delle rime è: ABBA, ABBA, CDE, CDE.

La rima porto (sostantivo) – porto (verbo), ai vv. 1 – 4, è una rima equivoca (ossia una rima tra due parole identiche nella forma e differenti per significato).

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Contenuto


Nel sonetto O cameretta che già fosti un porto, Petrarca svolge un’accorata riflessione sul tema dell’amore come impedimento al raccoglimento in solitudine e come ostacolo alla realizzazione personale.

Nelle due quartine, il poeta cònstata come il proprio rapporto con alcuni luoghi, e alcune abitudini del suo passato, si sia completamente rovesciato nel corso del tempo, per effetto del tormento amoroso.

Sulla base di queste constatazioni, nelle terzine Petrarca prende atto di essere scivolato nella più totale disperazione amorosa, una dimensione distruttiva, nella quale egli vede realizzarsi le più fosche ipotesi prefigurate nel Secretum:

– l’impossibilità del raccoglimento nella solitudine;

– il conseguente allontanamento dalle attività fattive e positive (la meditazione, la scrittura, ecc.);

– la mancata realizzazione della propria personalità e del proprio talento.

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> Prima quartina

Nella prima quartina, sotto forma di apostrofe alla propria camera, Petrarca introduce la constatazione di un primo sconfortante dato, relativo alla sua condizione di amante: quella camera, che una volta era per lui un rifugio, ora non lo è più, ed è diventata un luogo di tormento.

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> Seconda quartina

Nella seconda quartina, per mezzo di una nuova apostrofe, indirizzata al proprio letto, Petrarca introduce una seconda constatazione, ugualmente sconfortante: anche il letto, da luogo di riposo, è diventato luogo di lacrime e sofferenze. Nell’ambito di questa seconda notazione, il poeta svela anche la causa del suo tormento: Laura, la cui immagine si sovrappone a quella di Amore.

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> Prima terzina

Nella prima terzina, Petrarca realizza il passaggio dalla constatazione del dato di fatto, alla riflessione interiore su di esso: il poeta, guardandosi dentro, comprende che il tormento amoroso, e il pensiero ossessivo di Laura, lo hanno fatto piombare in una condizione “distruttiva”, nella quale gli è del tutto impossibile il raccoglimento nella solitudine, e di conseguenza, l’esercizio di quelle attività nelle quali si realizzava il suo talento (la riflessione, la meditazione, lo studio, ecc.).

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> Seconda terzina

La strofa conclusiva è occupata da un’ultima drammatica considerazione: c’è una cosa in particolare di cui Petrarca osserva con sincero stupore il rovesciamento nel tempo, ed è il suo rapporto con il volgo: prima rifuggito, ed ora ricercato come fonte di distrazione e di scampo alla solitudine.

Con questo messaggio finale, il componimento si chiude sul tema anti-stilnovista e tipicamente petrarchesco (cfr. il Secretum) dell’amore che non nobilita, ma impedisce la piena realizzazione dell’individuo, poiché lo intralcia nell’espressione delle sue capacità, e lo condanna ad una vita degradante.

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Passato e presente


L’idea centrale del testo è lo scarto tra la condizione presente e la condizione passata dell’autore, perché, dal confronto tra queste due condizioni, deriva la presa di coscienza che fornisce il tema portante del sonetto.

Per dare rilievo a quest’idea centrale, Petrarca introduce nel testo una serie di coppie oppositive, tra verbi al presente e verbi al passato, che svolgono la funzione di sottolineare lo stacco tra un “prima” e un “dopo” nella sua vicenda.

Queste coppie sono:


1. fosti/se’or (nella prima quartina),

che marca l’opposizione tra:

- il passato: in cui la “cameretta” era un luogo di conforto;

- il presente: in cui  l’efficacia della camera, come luogo di conforto, è venuta meno.


2. eri/ti bagna (nella seconda quartina),

che marca l’opposizione tra:

-  il passato: in cui il “letto” era un luogo di riposo e sollievo;

-  il presente: in cui l’efficacia del letto come luogo di riposo e sollievo è venuta meno.


3. fuggo/levommi, (nella prima terzina),

che marca l’opposizione tra:

- il passato: in cui il poeta poteva raccogliersi in solitudine, dedicarsi alla meditazione e alla riflessione, e così raggiungere alte vette con il suo pensiero;

- il presente: in cui al poeta non è concesso il raccoglimento, perché, in mancanza di distrazioni, il tormento amoroso sarebbe troppo forte e doloroso.


4. L’incredulo chi’l pensò (relativo al tempo in cui il volgo era nemico e odioso per il poeta), / i due verbi al presente chero ò, (nella seconda terzina),

che marca l’opposizione tra:

- il passato: in cui il poeta rifuggiva il volgo, e si dedicava all’esercizio letterario e alla meditazione filosofica;

- il presente: in cui il poeta ricerca la compagnia del volgo, come fonte di distrazione, e così si allontana dalle attività a lui più consone.

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Parole chiave


All’interno del testo, i vocaboli e i concetti chiave vanno a comporre una serie di antitesi, vale a dire di coppie formate da due elementi di segno opposto:

- porto si oppone a tempeste;

- requie e conforto si oppongono ad affanni e dogliose urne;

- Amore dalle mani eburnee si oppone a Amore crudele a torto;

- fuggo… secreto e riposo si oppone a fuggo… me stesso e ‘l mio pensero;

- volgo come refugio si oppone a volgo nemico e odioso;

ecc.

Gli elementi che formano queste coppie, considerati complessivamente, a loro volta delineano due idee generali in opposizione tra loro, che fanno da sfondo a tutta la poesia e risultano fondamentali per la sua comprensione. Queste due idee sono:

A. La pacifica e serena dimensione data dall’assenza dell’amore (individuata dalle idee di porto, requie, conforto, secreto, riposo, refugio);

e, all’opposto:

B. L’universo degli sconvolgimenti procurati dall’amore (individuato dalle idee di tempeste, lacrime, vergogna, affanni, dogliose urne, ecc.).

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Figure retoriche:


Le Apostrofi

All’interno del sonetto, occupano un ruolo di rilievo le due apostrofi con le quali Petrarca si rivolge alla “cameretta” e al “letticciuol”.

La prima apostrofe (O cameretta) si trova al verso 1, dove Petrarca comincia a parlare indirizzando le sue parole direttamente alla “camera”. Il ricorso a questa apostrofe, così come l’utilizzo del vezzeggiativo “cameretta”, in luogo del sostantivo “camera”, ha la funzione di conferire enfasi e pathos alle parole con le quali il poeta esprime la sua presa di coscienza di essersi “perduto” e “rovinato” a causa dell’amore.

La seconda apostrofe (O letticiuol) si trova al verso 4, è anch’essa al vezzeggiativo, è parallela all’apostrofe alla camera, ed ha la stessa funzione.

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La Metafora nella prima quartina

Nella prima quartina compare una metafora di un certo rilievo. Si tratta di un’immagine figurata che Petrarca deriva dal mondo della navigazione, e fonda su due parole chiave: i due termini porto e tempeste.

Attraverso questa metafora,  Petrarca traspone:

- nell’immagine figurata del porto, l’idea della quiete che la camera gli ha sempre offerto

- nell’immagine figurata delle tempeste, l’idea degli sconvolgimenti quotidiani che egli, da tempo, è costretto a vivere, a causa dell’amore.

Per mezzo di questa trasposizione “visiva” dell’opposizione quiete – tormento, Petrarca suggerisce con energia l’idea della “cameretta” come rifugio o riparo dagli affanni e dagli sconvolgimenti esterni.


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Le altre figure

Al livello generale, il sonetto O cameretta che già fosti un porto presenta una ricca ornamentazione retorica e un continuo ricorso di figure di ogni genere:


Verso 2: Metafora > fonte: Petrarca traspone nell’immagine di una fonte, l’idea dell’abbondanza di lacrime che egli versa nei momenti di solitudine notturna.


Versi 2 – 3: Parallelismo > tempeste diurne – lagrime notturne Petrarca ripete per due volte la struttura: (sostantivo + aggettivo) > (sostantivo + aggettivo).


Versi 2 – 3: Antitesi > diurne vs notturne.


Versi 2 – 4: Figura etimologica diurne – dì: Petrarca introduce a breve distanza due parole aventi la stessa radice.


Verso 4: Anastrofe (= inversione dell’ordine) > che ‘l dì celate per vergogna porto = che ’l dì porto celate per vergogna.


Verso 4: Metonimia > requie e conforto: Petrarca sostituisce l’effetto alla causa: il letto è propriamente il luogo del riposo e del conforto, o in altri termini la “fonte” del riposo e del conforto).


Verso 4: Costrutto binario > requie eri et conforto, con Iperbato di eri.


Verso 6: Metonimia > urne: Petrarca utilizza il vocabolo urne per intendere “lacrime” e dunque sostituisce il contenitore al contenuto: l’urna è il contenitore, le lacrime il contenuto.


Verso 8: Esclamazione: di che dogliose… torto!


Verso 9: Personificazione > Amore: Petrarca rappresenta l’amore in forma personificata.


9: Metafora > eburnee: Petrarca traspone nell’immagine figurata dell’avorio l’idea del candore delle mani di Laura.


Verso 9: Parallelismo > il mio secreto e ’l mio riposo: Petrarca ripete per due volte la struttura (articolo + possessivo + sostantivo) > (articolo + possessivo + sostantivo)


Versi 9-10: Parallelismo > Né pur + 2 membri (il mio… il mio…), … ma più + 2 membri (me stesso e ‘l mio).


Verso 11: Metafora > levommi a volo, Petrarca traspone nell’immagine figurata del volo l’idea degli alti risultati che egli ha conseguito nel passato, grazie all’esercizio dell’intelletto.


Verso 12: Costrutto binario > nemico et odioso.


Verso 13: Esclamazione/domanda retorica> chi’l pensò mai?


Verso 13: Metafora > refugio, Petrarca traspone nell’immagine figurata del rifugio, l’idea dell’evasione da se stesso e dall’amore che la distrazione del volgo gli offre.


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Il tema della solitudine


La solitudine, in quanto condizione necessaria per la meditazione, la riflessione, lo studio e la scrittura, rappresenta per Petrarca il presupposto della realizzazione, e quindi un grande valore, come il poeta dichiara in numerosi punti della sua opera.

Per contrasto l’amore, in quanto fonte di tormento continuo, mantiene sempre una posizione antitetica e “impeditiva” rispetto alla realizzazione, perché ostacola il raccoglimento nella solitudine, determina il conseguente allontanamento dalle pratiche edificanti, e comporta la mancata realizzazione della personalità e del talento dell’uomo.

Questa visione dei rapporti solitudine-tormento d’amore, perfettamente rappresentata in O cameretta…, si ritrova identica nel sonetto  Solo e pensoso…, nel quale il poeta indica esplicitamente nella continua presenza di Amore (figura del costante colloquio interiore sul tema del sentimento) un ostacolo alle sue ricerche di solitudine e isolamento.

La “lacerazione interiore” del poeta, diviso tra la ricerca del raccoglimento e l’incapacità di vincere il tormento, conferma l’immagine di Petrarca “intellettuale inquieto”, diviso tra propositi edificanti e passioni distruttive, uomo dalla volontà irrisolta e oscillante tra l’insopprimibile aspirazione ad un ideale di vita cristiano e la forte inclinazione per la passione amorosa, cristiano tormentato dal desiderio di un bene (l’amore terreno) che egli riconosce come falso e vano, ma che non può fare a meno di desiderare.


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