Parafrasi e Analisi Solo e pensoso i più deserti campi



FRANCESCO PETRARCA

SOLO E PENSOSO I PIÙ DESERTI CAMPI

- PARAFRASI E ANALISI -


Parafrasi del testo


PRIMA QUARTINA

Solo et pensoso i piú deserti campi
vo mesurando a passi tardi et lenti,
et gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human l’arena stampi.

[vv. 1 – 4] Solo e pensieroso percorro a passo lento (mesurando: lett. contando i passi) i più deserti campi, e con lo sguardo faccio attenzione ad evitare i luoghi in cui la terra è segnata da orme umane.


SECONDA QUARTINA

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi:

[vv. 5 – 8] Non trovo altro sistema per evitare che la gente comprenda (comprenda lo stato d’animo tormentato del poeta innamorato: è il topos del pudor amoris), perché negli atti privi di allegria si legge esteriormente come io dentro stia ardendo d’amore;

PRIMA TERZINA

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
et fiumi et selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch’è celata altrui.

[vv. 9 – 11] tanto che io ormai credo che solo i monti e le pianure, i fiumi e i boschi sappiano di che tenore (tempresia la mia vita, che è celata agli altri.


SECONDA TERZINA

Ma pur sí aspre vie né sí selvagge
cercar non so ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co’llui.

[vv. 12 – 14] Ma anche in questo modo non riesco a trovare vie tanto impervie e solitarie da impedire che Amore venga sempre a parlare con me ed io con lui.

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Analisi metrica


Solo e pensoso i più deserti campi risponde alla forma metrica del sonetto. Il testo si compone di quattordici versi, tutti endecasillabi, ripartiti in quattro strofe: le prime due di quattro versi (quartine) e le successive di tre versi (terzine). La rima è “incrociata” nelle quartine e “replicata” nelle terzine. Lo schema delle rime è: ABBA, ABBA, CDE, CDE.

La rima campi – scampi è una rima ricca, perché l’uguaglianza tra i rimanti non si limita alla porzione di parola che va dalla vocale accentata alla fine (-AMPI), ma si prolunga oltre ed include anche il suono consonantico –C–.

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Riassunto e spiegazione


In Solo e pensoso… Petrarca svolge una malinconica riflessione sulla propria travagliata condizione di amante sofferente. Il poeta riferisce della propria abitudine di andare in cerca di luoghi non frequentati dagli uomini, per potervi passeggiare nella più totale solitudine, in modo che il proprio stato di innamorato tormentato non sia visibile al mondo. In particolare Petrarca mette in risalto come i luoghi deserti, da lui frequentati, siano diventati col tempo gli unici conoscitori della sua dolorosa condizione, e conclude osservando con tristezza, come l’isolamento dagli uomini non riesca in ogni caso a placare il suo logorante colloquio interiore sul tema dell’amore per Laura.

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I temi

Il tema portante del sonetto è il bisogno disperato del poeta di evadere dal pensiero amoroso, un assillo che non conosce requie, e non concede un solo attimo di tregua all’amante disperato. A questo tema centrale, Petrarca collega una serie di temi collaterali, coincidenti con i temi fondamentali di tutto il Canzoniere:

–  l’idea del bisogno di isolamento, e della ricerca della solitudine come via di fuga dal mondo: è il motivo che domina la prima e la terza strofa, e ritorna sia in altri sonetti della raccolta – come O cameretta che già fosti un porto – sia in alcune delle pagine più importanti dell’opera del Petrarca, come l’Ascesa al Monte Ventoso o il De Vita Solitaria.

– l’idea del pudore e della vergogna che il poeta prova per lo stato di sconvolgimento psicologico e sentimentale che l’amore gli procura: è il motivo centrale della seconda quartina, e Petrarca stesso lo indica tra i temi portanti del Canzoniere nel sonetto proemiale Voi ch’ascoltate… : al popol tutto favola fui gran tempo, onde sovente di me mdesmo meco mi vergogno, v. 9 – 11.

– l’idea dell’elezione della Natura a proprio unico confidente ed interlocutore esclusivo: è un motivo fortemente malinconico, che affiora nella terza strofa, e richiama altri momenti memorabili della poesia del Petrarca, come il dialogo con le entità naturali di Chiare fresche e dolci acque o la sintonia con lo stato d’animo dell’usignolo di Quel risignuol che sì soave piagne.

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Il paesaggio

Una caratteristica saliente del sonetto è senz’altro la totale mancanza di concretezza realistica nella rappresentazione del paesaggio: è evidente che l’intento di Petrarca non è quello di delineare uno spazio reale, bensì quello di suggerire uno spazio astratto, un luogo che è innanzitutto luogo dell’anima, e cioè una rappresentazione “per immagini” dell’idea stessa di solitudine. Per ottenere questo effetto anti-realistico e “metafisico” Petrarca:

1. limita il numero dei riferimenti al paesaggio;

2. sceglie le designazioni in maniera che risultino del tutto generiche (privilegiando elementi molto comuni, ed indicandoli per lo più al plurale);

3. indica gli elementi naturali senza aggiungere aggettivi connotativi che potrebbero permettere al lettore di rappresentarsi mentalmente gli scenari in cui si svolge la vicenda;

Queste caratteristiche sono evidenti nelle 4 designazioni paesaggistiche contenute nel testo:

1. VERSO 1:  deserti campi;

2. VERSO 4: l’arena;

3. VERSI 9 – 10: monti e piagge e fiumi e selve: una nuda 
accumulazione di sostantivi legati dal polisindeto 
(ossia per mezzo della congiunzione “e”)  che delinea 
un paesaggio del tutto astratto e indeterminato, 
rappresentato dalla semplice sommatoria dei suoi elementi,
e privo di ogni connotazione realistica.

4. VERSO 12: aspre vie e selvagge;

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Le coppie

Nella strutturazione del testo si riconosce una precisa architettura, interamente incentrata sul concetto di “coppia”. Le corrispondenze tra coppie si possono individuare a tre livelli differenti.

1. Al livello strofico, si può vedere che ciascuna quartina è composta da una coppia di distici, ciascuno dei quali costituisce un enunciato autonomo sul piano sintattico (primo enunciato: vv. 1-2, secondo enunciato: vv. 3-4; terzo enunciato: vv. 5-6; quarto enunciato: vv. 7-8), mentre le terzine sviluppano ciascuna un concetto autonomo, formando a loro volta una coppia.

2. Al livello delle espressioni, si possono trovare ulteriori strutture binarie, costituite da perifrasi che si corrispondono tra loro a coppie:

VERSO 8: di fuor si legge – com’io dentro avampi;
VERSO 12: sì aspre vie – né si selvagge;
VERSO 14: ragionando con meco – ed io con lui, 

3. Al livello dei singoli vocaboli, si trovano numerosissime coppie formate da termini equivalenti dal punto di vista grammaticale, secondo una tendenza stilistica caratteristica del Petrarca:

Le coppie di termini equivalenti dal punto di vista grammaticale sono le seguenti:

 v. 1: Solo et pensoso (agg. m. sing.+ agg. m. sing)
 v. 2: tardi e lenti (agg. m. pl.+ agg. m. pl.)
 v. 9: monti e piagge (sost. m. pl. + sost. f. pl.)
 v. 10: fiumi e selve (sost. m. pl. + sost. f. pl.)
 v. 14: io con lui (pronome + pronome)

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Figure Retoriche


In Solo et pensoso… è evidente la volontà, da parte di Petrarca, di contenere la presenza di figure ornamentali, allo scopo di conferire al discorso il tono di un sincero colloquio interiore. Ciononostante, il poeta introduce alcune figure nei punti chiave del testo, allo scopo di sottolineare le idee fondamentali della riflessione contenuta nella poesia. Le figure di particolare rilievo sono 3, e sono:

– il polisindeto monti e piagge….

– la complessa metafora avampi/spenti

– la personificazione di Amore.

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Il Polisindeto monti e piagge…

Ai versi 9-10 Petrarca introduce una significativa accumulazione per polisindeto >


monti e piagge e fiumi et selve,

questo polisindeto assolve ad  una duplice funzione espressiva:

1. da una lato, la somma degli elementi naturali data dal polisindeto suggerisce l’idea complessiva della Natura, e introduce così il motivo letterario, fortemente malinconico della Natura come “confidente d’elezione”, ossia come unico interlocutore ed unico conoscitore del vero stato dell’amante disperato.

2. dall’altro trasmette, attraverso una nuda sommatoria di elementi naturali, privi di aggettivi connotativi, e privi di ogni valore descrittivo, l’immagine di un paesaggio del tutto astratto e quasi metafisico.

Un ulteriore aspetto da mettere in rilievo, in merito al polisindeto ai vv. 9 – 10, è il parallelismo della costruzione, dato dal fatto che in monti et piagge et fiumi et selve, le due coppie di nomi che formano l’accumulazione rispettano un ordine preciso:

maschile pl + femm pl – maschile pl + femm pl

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La metafora avampi/spenti

Ai versi 7 – 8 Petrarca scrive:

… negli atti d’alegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avampi

In questa coppia di versi si assomma un enorme lavoro retorico:

1. Innanzitutto è presente una doppia metafora:

VERSO 7: Metafora> il participio spenti non compare col suo significato letterale, ma suggerisce la mestizia e la malinconia che si legge nell’aspetto e negli atteggiamenti del poeta innamorato.

VERSO 8: Metafora > il verbo avampi (verbo il cui significato è arda, bruci), non compare col suo significato letterale, ma suggerisce, attraverso l’immagine delle fiamme, l’idea dello sconvolgimento interiore del poeta sotto l’effetto dell’amore.

2. In aggiunta, le due metafore sono collegate tra loro da un rapporto di doppia antitesi:

- al livello del figurato c’è l’antitesi tra il grigiore esteriore del Petrarca e il subbuglio interiore;

- al livello delle figure, c’è l’antitesi tra i significati letterali di spegnere e ardere.

3. Infine, per sottolineare il rapporto antitetico tra le due immagini, e più in generale tra esteriorità e interiorità, Petrarca aggiunge ancora:

L’ Antitesi al verso 8 >

fuor vs. dentro

Il Parallelismo al verso 8 >

fuor … legge … dentro … avampi
(avverbio + verbo + avverbio + verbo)

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La personificazione di Amore

Al v.13, Petrarca introduce una personificazione di Amore. La rappresentazione in forma personificata dell’Amore ha una precisa funzione espressiva, che è quella di  suggerire con energia al lettore l’idea di una presenza insistente e continua, quasi “fisica”, a tormentare il poeta alla disperata ricerca di pace.

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Altre figure

Oltre a queste figure principali, nel testo compaiono altri ornamenti secondari: figure di suono (allitterazioni, ecc.) e sintattiche (anastrofi, parallelismi, costrutti binari per lo più abbinati ad antitesi):


VERSO 1: Allitterazione di O ed SSolo et pensoso


VERSO 2: Costrutto binarioSolo e pensoso


VERSO 2: Costrutto binariotardi e lenti


VERSO 3: Anastrofe doppia>et gli occhi porto per fuggire intenti = et porto gli occhi intenti per fuggire


VERSO 5: Anastrofe> Altro schermo non trovo che … = Non trovo altro schermo che …


VERSO 11: Antitesimiavs altrui


VERSO 12: Costrutto binario> aspre … sì selvagge


VERSO 12: Allitterazione di Ssí aspre vie né sí selvagge


VERSO 14: ParallelismoAmor… meco… io… co’llui… (sogg + compl di compagnia – sogg + compl di compagnia) con antitesi di meco vs co’llui

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Solitudine e fuga dal mondo

All’interno del componimento occupano un posto di rilievo due temi – quello del bisogno di isolamento dagli uomini e quello dell’immersione nel rassicurante rapporto con la natura – che sono tra i più presenti nell’opera del Petrarca, e che trovano precisi riscontri anche nella biografia del poeta.

In ambito letterario il tema della solitudine è centrale in moltissime pagine petrarchesche: nel sonetto O cameretta che già fosti un porto, Petrarca indica nella perdita della capacità di stare da solo la più grave delle perdite che il tormento amoroso gli ha procurato. Con enfasi non minore, nell’epistola contenente il racconto dell’Ascesa al Monte Ventoso, il poeta rivendica con energia la priorità della dimensione interiore del vivere su quella esteriore. Nell’opera dall’eloquente titolo De Vita Solitaria, Petrarca teorizza la solitudine come condizione necessaria allo spirito per raggiungere l’affrancamento dal mondo e dalle passioni, e per realizzarsi pienamente.

In ambito biografico, si può osservare che lo speciale rapporto che legò sempre Petrarca ad alcuni luoghi ritirati, come Valchiusa, Selvapiana ed Arquà, nei quali l’autore trascorse in isolamento buona parte della sua vita dedicandosi alla scrittura, testimonia una tendenza all’isolamento che riflette perfettamente quell’amore per la solitudine che Petrarca testimonia quando scrive.


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