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Parafrasi Perch’i’ no spero di tornar giammai

GUIDO CAVALCANTI

PERCH’I’ NO SPERO DI TORNAR GIAMMAI

- PARAFRASI DEL TESTO -
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Cavalcanti svolge questo testo sotto forma di colloquio tra sé e il proprio componimento. Nell’ambito del colloquio il poeta, distante dalla Toscana e dalla propria amata, finge di affidare alla ballata i messaggi da riferire alla donna, e con questo espediente riversa nella poesia i dettagli del proprio struggimento e della nostalgia che l’essere diviso dall’amata gli procura. La lirica rispetta nella sostanza l’indirizzo marcatamente introspettivo della produzione dell’autore, sebbene presenti almeno due caratteristiche sicuramente peculiari. La prima va ravvisata nella modesta misura in cui l’elemento scientifico-filosofico compare nel testo. La seconda risiede nella figura femminile evocata: una creatura affettuosa e complice, lontana dalla donna spietata e sorda al dolore del poeta che compare nella maggior parte della poesia di Cavalcanti.

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Perch’i’ no spero di tornar giammai,

ballatetta, in Toscana,

va’ tu, leggera e piana,

dritt’ a la donna mia,

che per sua cortesia

ti farà molto onore.

[vv. 1 – 6] Dal momento che io non spero di tornar mai in Toscana, oh piccola ballata, vai tu, agile e veloce, dritta dalla mia amata, la quale, in virtù della sua cortesia, ti farà molto onore.

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Tu porterai novelle di sospiri

piene di dogli’ e di molta paura;

ma guarda che persona non ti miri

che sia nemica di gentil natura:

[vv. 7 – 10] Tu porterai notizie di sospiri, piene di dolore e di molta paura; ma bada che non ti veda persona alcuna che sia nemica della nobiltà di cuore (e quindi dell’amore),

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ché certo per la mia disaventura

tu saresti contesa,

tanto da lei ripresa

che mi sarebbe angoscia;

dopo la morte, poscia,

pianto e novel dolore.

[vv. 11 – 16] perché di certo per la mia infelicità tu saresti avversata e criticata al punto che per me sarebbe fonte di angoscia; dopo la morte dunque, occasione di pianto e di nuovo dolore.

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Tu senti, ballatetta, che la morte

mi stringe sì, che vita m’abbandona;

e senti come ’l cor si sbatte forte

per quel che ciascun spirito ragiona.

[vv. 17 – 20] Tu sai, oh piccola ballata, che la morte mi afferra al punto che la vita è sul punto di abbandonarmi; e sai quanto fortemente il cuore si agiti a causa di ciò che ciascuno spirito dice.

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Tanto è distrutta già la mia persona,

ch’i’ non posso soffrire:

se tu mi vuoi servire,

mena l’anima teco

(molto di ciò ti preco)

quando uscirà del core.

[vv. 21 – 26] A tal punto è già distrutta la mia persona che io non posso resistere oltre: se tu vuoi rendermi un servizio, porta con te l’anima, te ne prego fortemente, quando uscirà dal cuore.

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Deh, ballatetta mia, a la tu’ amistate

quest’anima che trema raccomando:

menala teco, nella sua pietate,

a quella bella donna a cu’ ti mando.

[vv. 27 – 30] Deh, piccola ballata, raccomando alla tua amicizia quest’anima che trema; portala con te, nel suo stato di angoscia, a quella bella dona alla quale ti invio.

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Deh, ballatetta, dille sospirando,

quando le se’ presente:

«Questa vostra servente

vien per istar con voi,

partita da colui

che fu servo d’Amore».

[vv. 31 – 36] Deh, piccola ballata, dille sospirando quando sarai davanti a lei: “questa vostra fedele servitrice (riferito all’anima) viene per stare con voi, dopo essere divisa da colui che è stato uno schiavo dell’Amore”.

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Tu, voce sbigottita e deboletta

ch’esci piangendo de lo cor dolente,

coll’anima e con questa ballatetta

va’ ragionando della strutta mente.

[vv. 37 – 40] Tu, voce sbigottita e fioca che esci piangendo dal cuore sofferente, con l’anima e con questa piccola ballata parla continuamente della mia condizione angosciosa.

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Voi troverete una donna piacente,

di sì dolce intelletto

che vi sarà diletto

starle davanti ognora.

Anim’, e tu l’adora

sempre, nel su’ valore.

[vv. 41 – 46] Voi troverete una donna bellissima, dall’animo così dolce che sarà per voi un piacere stare in sua compagnia in ogni momento. E tu anima, adorala sempre per le sue virtù.

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