Parafrasi X Agosto


GIOVANNI PASCOLI

X AGOSTO

– PARAFRASI DEL TESTO –

San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l’aria tranquilla

arde e cade, perché sì gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.

[vv. 1 – 4] E’ il giorno di San Lorenzo (la ricorrenza che corrisponde alla data del dieci di Agosto), ed io so perché così tante stelle (tanto di stelle: lett. un così gran numero di stelle), ardono e cadono attraverso il cielo sereno; (io so) perché un tale mare di lacrime (sì gran pianto) risplende nel cielo vuoto.


Ritornava una rondine al tetto:

l’uccisero: cadde tra spini:

ella aveva nel becco un insetto:

la cena de’ suoi rondinini.

[vv. 5 – 8] Una rondine ritornava al suo nido (al tetto per sineddoche, il tetto è il luogo ove la rondine fa il suo nido): venne uccisa, e cadde tra i rovi; la rondine (ella) aveva nel becco un insetto: (che doveva essere) il pasto (la cena: con scelta lessicale umanizzante e drammatica) dei suoi piccoli.

Ora è là, come in croce, che tende

quel verme a quel cielo lontano;

e il suo nido è nell’ombra, che attende,

che pigola sempre più piano.

[vv. 9 – 12] Ora ella (riferito alla rondine) è là, come morta in croce (vale a dire giace senza vita, ancora riversa tra i rovi, e con le ali aperte), che tende il verme catturato verso il cielo lontano; e il suo nido all’ombra (del tetto) continua ad attendere, mentre il cinguettìo si fa sempre più fioco (il pigolìo, riferito per ipallage al nido, è ovviamente quello dei piccoli che pian piano si spengono avendo perso il genitore, fonte del loro sostentamento).


Anche un uomo tornava al suo nido:

l’uccisero: disse: Perdono;

e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole, in dono…

[vv. 13 – 16] Anche un uomo ritornava alla propria casa (nido per metafora: Pascoli si riferisce a suo padre, che rimase vittima di un aggressione mortale proprio nel giorno del 10 Agosto 1867), lo uccisero ed egli disse: “Perdono”, nei suoi occhi spalancati (vale a dire negli occhi del padre, che la morte non chiuse), rimase un’espressione di sgomento (un grido), egli aveva con sé due bambole come regalo (per le figlie).


Ora là, nella casa romita,

lo aspettano, aspettano, in vano:

egli immobile, attonito, addita

le bambole al cielo lontano.

[vv. 17 – 20] Ed ora lì, nella casa solitaria (la casa del Pascoli, solitaria perché ha perso il suo capofamiglia), lo aspettano, ma attendono inutilmente: egli immobile, con espressione sbigottita, protende le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi

sereni, infinito, immortale,

oh! d’un pianto di stelle lo inondi

quest’atomo opaco del Male!

[vv. 21 – 24]

E tu, Cielo, dall’alto dei regni della beatitudine, infinito ed eterno, inondi di stelle, come fossero lacrime (un pianto di stelle) questo insignificante pianeta (quest’atomo: metafora della Terra, un oscuro frammento nell’infinità dell’universo), sporcato (opaco) dalla malvagità umana.


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