Riassunto Canto I (1) – Inferno


INFERNO

CANTO 1

Divina Commedia – Inferno I

RIASSUNTO DEL CANTO


RIASSUNTO BREVE:

Il racconto della Commedia comincia con Dante che si ritrova smarrito, senza che sappia dire come sia accaduto, in una selva. Ai limiti della selva Dante trova una piaggia, dalla quale riesce a vedere un colle, le cui spalle vengono illuminate dal sole, che proprio in quel momento sta sorgendo. Questa visione dà al poeta l’impressione di essere in salvo, per cui, ripreso fiato, comincia a camminare verso la vetta del colle, nella direzione del sole. Tuttavia tre fiere: una lonza (felino maculato del genere del leopardo), un leone e una lupa, sopraggiungono a sbarrare il suo cammino. Dante perde fiducia nella possibilità di raggiungere la cima del colle, e comincia a retrocedere verso il buio della selva. Appare allora un’ombra: è l’anima del poeta latino Virgilio, il quale, dopo aver profetizzato la venuta di un enigmatico veltro (cane da caccia) cui spetterà il compito provvidenziale di uccidere quella lupa e riaprire quella strada che ora per Dante è sbarrata, invita il poeta smarrito a seguirlo su un’altra strada per la salvezza, che attraverso l’Inferno e il Purgatorio, li condurrà davanti alle porte del Paradiso, dove un’anima più degna (Beatrice, come si vedrà), prenderà in carico Dante e lo guiderà tra i beati. Dante accetta con riconoscenza, e i due poeti incominciano il loro cammino.


RIASSUNTO DETTAGLIATO:

Il racconto della Commedia si apre con lo smarrimento di Dante, che all’epoca ha vissuto la metà dei suoi anni, in una selva oscura ed estremamente spaventosa, che si delinea da subito …

… come figura di una condizione di traviamento e di perdizione nel peccato [vv. 1 – 9]. Nella finzione letteraria Dante non è in grado di spiegare in che modo egli sia potuto finire in quella selva, e riconduce l’inizio del proprio traviamento ad un momento di ottundimento, di sonno della ragione [vv. 10 – 12].

Emergendo dalla selva, Dante si ritrova su una piaggia, dalla quale scorge davanti a sé un colle (figura del cammino tutto in salita che divide il peccatore dalla redenzione), e alle spalle del colle si vedono risplendere i raggi del sole che sta sorgendo (figura della grazia divina al termine del cammino) [vv. 13 – 18].

Per descrivere il proprio stato d’animo di fronte a questo scenario rincuorante Dante ricorre alla similitudine tra sé e il naufrago che, giunto finalmente a riva, si volta dietro di sé per osservare con sollievo e costernazione ciò a cui è scampato [vv. 19 – 27].

Così Dante comincia a camminare verso il sole, ma, ad impedire il suo cammino giungono in successione tre animali selvatici – le tre fiere – figure dei principali ostacoli che impediscono il cammino dell’essere umano verso la salvezza: una lonza (felino maculato del tipo del leopardo) – simbolo della lussuria – un leone – simbolo della superbia – e una lupa magrissima – simbolo dell’avidità [vv. 28 – 54].

All’arrivo del terzo animale Dante perde ogni speranza di poter raggiungere la cima del colle e comincia a ritornare sui propri passi, riavvicinandosi, in maniera preoccupante, sempre di più alla selva (metafora della ricaduta nel peccato) [vv. 55 – 60].

Mentre è impegnato a retrocedere verso la selva Dante avvista un uomo, che ha l’aria di essere stato così a lungo senza parlare da essere ormai del tutto privo di voce [vv. 61 – 63]. Dante invoca pietà e aiuto da parte di costui [vv. 64 – 66].

L’uomo comincia a parlare e si presenta: dice di essere l’anima di un defunto, di essere originario dell’Italia settentrionale e per la precisione dei dintorni di Mantova, di essere vissuto a cavallo tra gli imperi di Giulio Cesare e di Ottaviano Augusto, e di essere stato il cantore delle gesta di Enea [vv. 67 – 78].

A queste parole Dante comprende che quella che ha di fronte è l’anima del poeta latino Virgilio [vv. 79 – 81], per cui porge al poeta il suo saluto, lo celebra e lo riverisce, infine gli chiede aiuto per superare i tre animali che impediscono il suo cammino verso la cima del colle [vv. 82 – 90].

Virgilio avvia un discorso dal denso significato allegorico, che sottintende un chiaro messaggio: al peccatore non si offrono …

… scorciatoie verso la salvezza; egli dice a Dante che non c’è alcun modo di raggiungere la cima del colle per via diretta, perché le tre bestie, e la lupa (l’avidità) in particolare, non lasciano passare nessuno lungo quel cammino [vv. 91 – 99].

Aprendo una parentesi profetica nel proprio discorso Virgilio dice che l’opera della lupa (l’avidità) perdurerà finché non arriverà un “veltro” (un cane da caccia, simbolo di un enigmatico personaggio provvidenziale, mai identificato con certezza, che Dante annuncia in più punti del poema), del tutto disinteressato a terre e denari, mandato da Dio a ristabilire l’ordine del mondo, che la ricaccerà negli Inferi e risolleverà le sorti dell’Italia [vv. 100 – 111].

Dunque Virgilio spiega a Dante come l’unica via di salvezza sia per lui intraprendere un viaggio che conduca al Paradiso passando attraverso l’Inferno e il Purgatorio, (e quindi arrivare alla salvezza attraverso un percorso che preveda la conoscenza razionale del peccato e del pentimento), e si offre di fargli da guida fino alle porte del Paradiso [vv. 112 – 120], dove lo consegnerà ad un’anima non pagana che possa varcare la soglie del regno dei cieli [vv. 121 – 129]. Dante accetta e il canto si chiude con l’inizio della marcia dei due poeti [vv. 130 – 137].


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