Riassunto Canto XV (15) – Inferno


INFERNO

CANTO 15

Divina Commedia – Inferno XV

RIASSUNTO DEL CANTO
RIASSUNTO BREVE:

Il canto 15 dell’Inferno si svolge sul “sabbione” del settimo cerchio, il terzo e il più interno dei tre anelli concentrici che formano il cerchio. Qui Dante fa l’incontro del proprio maestro di lettere Brunetto Latini, punito tra i sodomiti. Il racconto di svolge attraverso due sequenze narrative, delle quali:

– la prima fa da prologo, ed introduce l’episodio al centro del canto: il colloquio tra Dante e Brunetto;

– la seconda contiene il racconto del colloquio.

All’apertura del canto Dante e Virgilio stanno percorrendo il “sabbione”, la vasta distesa di sabbia battuta da un’incessante pioggia di fuoco dove sono puniti i violenti contro Dio. Per avanzare senza rimanere ustionati, i due poeti camminano lungo l’argine di un ruscello, il Flegetonte, che con i suoi vapori scherma le fiamme. Mentre camminano, i due poeti incrociano un gruppo di anime, ed una di queste prorompe in un’espressione di meraviglia per aver riconosciuto Dante. Guardando bene l’anima – al di sotto delle scottature sul volto – Dante riconosce il proprio maestro di lettere, Brunetto Latini (notaio, uomo politico e retore fiorentino, riconosciuto tra i più grandi intellettuali della metà del Duecento). Inizia così il colloquio tra Dante e Brunetto, che si svolge mentre i due percorrono un tratto di strada insieme, dal momento che a Brunetto non è concesso sostare.

La conversazione tra Dante e il maestro consta di tre scambi di battute:

1. Brunetto chiede a Dante come si possibile che egli viaggi, da vivo, attraverso l’Inferno. Dante narra il proprio smarrimento nella selva, l’incontro con Virgilio, l’inizio del viaggio.

2. A commento del racconto di Dante, Brunetto dichiara di aver sempre provato particolare stima per il poeta, quindi pronuncia un’aspra invettiva contro i fiorentini, avidi, corrotti e malevoli e, tra le righe dell’invettiva, profetizza, come ha già fatto Farinata, l’esilio di Dante. Dante risponde con un’identica dichiarazione di stima nei confronti del maestro, e con tono eroico si dichiara pronto ad andare incontro alla propria sorte senza paura, quale che essa sia.

3. Dante chiede a Brunetto i nomi dei suoi compagni di pena; Brunetto risponde che il “sabbione” ospita molti chierici e letterati di fama, e menziona: Prisciano (grammatico latino del VI secolo d.C.); Francesco d’Accorso (giurista fiorentino professore ad Oxford); Andrea de’ Mozzi – designato per perifrasi – vescovo di Firenze prima e di Vicenza poi.

A questo punto Brunetto, scorgendo una nuova schiera di dannati, che le leggi dell’Inferno gli vietano di incrociare, si congeda da Dante e ritorna a tutta velocità verso il gruppo dei suoi.

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RIASSUNTO DETTAGLIATO:

L’azione del canto 15 dell’Inferno si svolge all’interno della terza zona del settimo cerchio, dove, su una vasta distesa di sabbia battuta da un’incessante pioggia di fuoco, sono puniti i violenti contro Dio (bestemmiatori, usurai, sodomiti).

La narrazione si articola in due grandi sequenze:

– la prima sequenza, che va dall’inizio del canto al verso 30, assolve alla funzione di introduzione narrativa;

– la seconda sequenza, che va dal verso 31 alla fine, contiene il racconto dell’episodio al centro del canto 15: l’incontro tra Dante e il suo maestro di lettere Brunetto Latini.

Antefatto

Nel corso del canto precedente – il canto 14 – Dante e Virgilio sono usciti dalla selva dei suicidi e sono  entrati nel “sabbione”, il terzo e il più interno dei tre anelli concentrici di cui si compone il settimo cerchio. Entrato sul sabbione, Dante ha assistito – sempre nel canto 14 – alla punizione dei bestemmiatori, costretti a stare supini a terra, degli usurai, costretti a stare seduti, e dei sodomiti, costretti a correre continuamente. Quindi Dante e Virgilio hanno iniziato la traversata della landa, incamminandosi lungo l’argine di pietra di un ruscello chiamato Flegetonte. Con l’inizio della marcia dei due poeti si è concluso il canto 14.

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Versi 1 – 45: Introduzione

All’apertura del canto 15, Dante e Virgilio stanno attraversando il sabbione, e camminano sopra l’argine del Flegetonte, i cui vapori spengono le fiamme che cadono dall’alto, impedendo che i due poeti restino ustionati. Mentre camminano in questo modo, Dante e Virigilio incrociano un gruppo di anime, ed una di esse prorompe in un’espressione di meraviglia per aver riconosciuto Dante. Dante guarda bene l’anima, e sotto le bruciature sul suo volto, riconosce il proprio maestro di lettere: Brunetto Latini (notaio, uomo politico e retore fiorentino, riconosciuto tra i più grandi intellettuali della metà del Duecento, autore di opere enciclopediche e dottrinali in italiano e in francese).

Brunetto esprime il desiderio di colloquiare con Dante; il poeta, per cortesia, si offre di fermarsi, ma Brunetto spiega non gli è consentito sostare, per cui dichiara che converserà con Dante percorrendo un tratto di strada insieme, e poi si congederà da lui. Così i due cominciano a camminare fianco a fianco, Dante sull’argine, Brunetto in basso, e intanto conversano.

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Versi 46 – fine: Colloquio tra Dante e Brunetto Latini

Per prima cosa Brunetto chiede a Dante come sia possibile che egli stia viaggiando da vivo attraverso l’Inferno. Dante racconta del proprio smarrimento nella selva oscura, dell’incontro con Virgilio (che tuttavia Dante non nomina per nome), e dell’inizio del viaggio oltremondano. Brunetto risponde a Dante con una affettuosa dichiarazione di stima, quindi pronuncia un’aspra invettiva contro i fiorentini, avidi, corrotti e malevoli e, tra le righe dell’invettiva, profetizza, come ha già fatto Farinata, l’esilio di Dante.

Alle parole di Brunetto, Dante replica con un’identica dimostrazione d’affetto, quindi il poeta dichiara che egli terrà bene a mente la profezia che Brunetto ha pronunciato, con l’intenzione di chiederne spiegazione a Beatrice quando la incontrerà tra i cieli del Paradiso. A corredo di ciò, Dante pronuncia poche parole di tono eroico, con le quali si dice pronto ad andare incontro alla sua sorte, quale che essa sia, senza paura.

Quindi Dante chiede a Brunetto se nel sabbione del settimo cerchio ci siano altri personaggi illustri oltre a lui. Brunetto risponde che il sabbione ospita molti chierici e letterati di fama, e menziona Prisciano (grammatico latino del VI secolo d.C.), Francesco d’Accorso (giurista fiorentino che insegnò anche a Oxford), ed un terzo personaggio, che Brunetto designa non col nome, ma con una perifrasi che permette di riconoscerne la figura in Andrea de’ Mozzi, vescovo di Firenze prima e di Vicenza poi.

A questo punto Brunetto scorge una nuova schiera di dannati che arriva nella sua direzione, e dichiarando che le leggi dell’Inferno gli vietano di incontrarsi con una schiera differente a quella alla quale appartiene, si congeda da Dante per correre a spron battuto verso il gruppo dei suoi.

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