Riassunto Levommi il mio penser in parte ov’era


FRANCESCO PETRARCA

LEVOMMI IL MIO PENSER IN PARTE OV’ERA

– RIASSUNTO –

La metrica


Levommi il mio penser in parte ov’era è un sonetto di schema ABBA, ABBA, CDE, CDE. Sul piano delle rime si segnala la coppia umano-mano (ai vv. 9 – 12) che costituisce una rima ricca.


I temi


In questo sonetto Petrarca descrive un proprio incontro ultraterreno con Laura, che ha luogo quando la fanciulla è ormai defunta e si trova in Paradiso. Nella fantasia dell’incontro Petrarca proietta il proprio desiderio inappagato d’amore, immaginando che la fanciulla si comporti amorevolmente nei suoi confronti e gli parli con dolcezza, senza mostrare la durezza che le è stata consueta in vita.


Prima quartina


Petrarca comincia il racconto rievocando l’esperienza mistica – di innalzamento del pensiero – che lo porta a vedere Laura nel cielo. L’incontro avviene nel terzo cerchio del Paradiso; il poeta constata immediatamente che …

… la beatitudine ha reso Laura più bella e che la fanciulla è meno sdegnosa nei suoi confronti di quanto sia stata in vita.


Seconda quartina


Nella seconda quartina incomincia il colloquio tra Laura e Petrarca, che si protrarrà fino alla fine della prima terzina. Laura promette che un giorno lei e il poeta staranno insieme tra gli spiriti amanti, lascia intendere di desiderare fortissimamente che ciò avvenga, e si mostra consapevole dei dolori procurati all’innamorato.


Prima terzina


Nella prima terzina si fa ancor più evidente la corrispondenza tra le parole di Laura e ciò che l’innamorato Petrarca vuole sentirsi dire. La fanciulla dichiara che due cose le mancano perché la propria condizione di beata sia perfetta: che ella possa ricongiungersi col proprio corpo rimasto sulla terra e che possa riavere al proprio fianco l’amato Petrarca.


Seconda terzina


La terzina conclusiva segna la fine della visione e il brusco ritorno di Petrarca alla realtà. Il risveglio è sgradito e odioso per il poeta. Egli rimpiange la straordinaria dolcezza di ciò che ha ascoltato, e confessa di aver provato una gioia tale da presagire la propria morte.


Una fantasia consolatoria


Rispetto alle visioni trecentesche dell’amata tra i beati, la visione di Laura ha la peculiarità di non essere una visione mistica, bensì una pura proiezione del desiderio inappagato d’amore del poeta: una compassionevole fantasticheria, un sogno ad occhi aperti, col quale l’autore …

… cerca conforto alle tante mortificazioni vissute. Questo carattere è messo in evidenza da:

> L’APERTURA COL VERBO “LEVOMMI”: volutamente equivoco tra il significato di movimento verso l’alto del pensiero che si dirige al Paradiso e il significato di “mi confortò, mi risollevò”.

> LA DICHIARAZIONE DI LAURA SULLA NECESSITA’ DELLA PRESENZA DI PETRARCA PERCHE’ LA SUA BEATITUDINE SIA PERFETTA:  del tutto eccezionale e straordinariamente “profana” nella sua mancanza di rigore teologico.


Il ritratto di Laura


Proiettando nell’immaginazione il proprio desiderio inappagato d’amore, il poeta descrive una Laura singolarmente affettuosa e amorevole nei suoi confronti. A questo riguardo bisogna mettere in rilievo:

> L’ATTEGGIAMENTO DI LAURA.  Laura viene descritta subito meno superba e sdegnosa (v. 4) e nella terzina finale viene sottolineato il carattere eccezionalmente “pietoso” (v. 13) delle parole della fanciulla.

> L’ATTO AFFETTUOSO DI PRENDERE LA MANO DEL POETA. Il discorso di Laura viene introdotto da un particolare realistico di carattere affettuoso, il gesto di Laura di prendere per mano il poeta (v. 5). A questo gesto Petrarca dà grande risalto attraverso richiamandolo al v. 12, quando la fine del dialogo viene suggerita proprio dall’atto di Laura di allargare la propria mano, così da lasciar andare quella del poeta.

> LA CORRISPONDENZA TRA LE PAROLE DI LAURA E LE ASPETTATIVE DI PETRARCA. Tutto il discorso di Laura non è altro che una proiezione di ciò che l’innamorato Petrarca attende da sempre di poter ascoltare dalla voce dell’amata.


La struttura ad anello


Il testo ha una struttura perfettamente speculare, componendosi di 4 parti simmetricamente corrispondenti, separate dal discorso di Laura: A) movimento del pensiero verso il cielo; B) inizio del discorso di Laura (gesto del prendere la mano e del parlare); X) discorso di Laura; B’) fine del discorso di Laura (gesto del lasciare la mano e del tacere); A’) ritorno del pensiero alla realtà.


I costrutti binari


Si segnala nel testo una cospicua ricorrenza di costrutti binari (coppie di vocaboli correlati tra loro): v. 2: io cerco e non ritrovo – v. 3: più bella e meno altera – v. 8: giornata inanzi sera – v. 10:  te solo e quel che tanto amasti – v. 13:  sì pietosi e casti.


Le metafore


All’interno del testo si ritrova una massiccia presenza di metafore, coerenti con l’atmosfera di indeterminazione imposta dal tema della visione nei cieli (v. 7: tanta guerra > figura dei dolori arrecati dalla donna al poeta – v. 8: giornata innanzi sera > figura della morte prematura che ha colpito Laura – v. 11: il mio bel velo > figura del corpo, immaginato come involucro dell’anima – v. 14: rimasi in cielo > figura del morire).

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