Riassunto Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono


FRANCESCO PETRARCA

VOI CH’ASCOLTATE IN RIME SPARSE IL SUONO

– RIASSUNTO –

La metrica


Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono è un sonetto di schema ABBA, ABBA, CDE, CDE.


I temi


Il testo, in maniera conforme alla posizione “d’apertura” che ricopre all’interno del Canzoniere di Francesco Petrarca, svolge funzione di proemio, ossia introduce i lettori alla conoscenza delle tematiche e dei toni che caratterizzano le liriche della raccolta.


Le quartine


Le quartine appaiono costruite come un unico, lungo periodo sintattico nel quale l’autore, rivolgendosi direttamente al pubblico, chiede indulgenza per la poesia che si appresta ad offrire.

All’interno di questa invocazione Petrarca inserisce tutte le informazioni tipiche dei proemi:

1. Dichiara l’argomento del canto

Affermando che si tratterà della descrizione dei tormenti scaturiti da un amore risalente agli anni giovanili (i sospiri ond’io nudriva’l core…);

2. Dichiara lo stile del canto

Anticipando che esso sarà frammentario e vario (rime sparse al v. 1, vario stile al v. 4), come diretta conseguenza della molteplicità degli stati d’animo determinati dall’amore;

3. Dichiara il pubblico a cui si rivolge

Indirizzandosi all’ideale comunità di lettori capaci di approcciare con la necessaria indulgenza, tanto la delicata esperienza di un amore giovanile, quanto la frammentarietà e varietà stilistica dell’opera che ne è scaturita;

4. Suggerisce il senso della raccolta

Spiegando che essa va interpretata come il documento di una fase interiore appartenente al passato, e ormai conclusa e distante;

5. Suggerisce la propria prospettiva sulla raccolta

Lasciando intendere una netta presa di distanze, come si vede dall’atteggiamento esibito, di rammarico e di pentimento, per la leggerezza e la debolezza dimostrate di fronte all’amore.

Le terzine


Nelle terzine il poeta ritorna sul tema del proprio rammarico per la condotta giovanile, ribadendo di essere pentito e di provare vergogna per essersi offerto come bersaglio delle chiacchiere del volgo. Chiude il testo un riferimento ai motivi religiosi della vanità di ogni cosa e della futilità delle fatiche umane.


I tempi verbali


All’interno del testo Petrarca articola con sapienza i tempi verbali in coppie oppositive passato/presente, allo scopo di proiettare con più energia l’amore/errore nella dimensione del passato: vv. 1-2: ascoltate  – nudriva; v. 4: era – sono; vv. 9-10-11: veggio – fui – mi vergogno.

Il lessico della vanità


L’autore enfatizza l’idea del proprio rammarico per la condotta passata anche attraverso l’insistenza sui termini afferenti alla sfera semantica della “vanità”. Ai vv. 2 – 3: errore è collocato in posizione forte di rima, e significativamente rimato con core. Al v. 6 vane speranze e van dolore, sono sottolineati dal parallelismo e dall’anafora di van. Al v. 12  vaneggiar è in allitterazione con vergogna. Al v. 14 sogno, è collocato in posizione forte (finale assoluta e di rima), e significativamente rimato con vergogno.


L’ornamentazione


La forma del sonetto, solenne e curatissima, riflette con coerenza l’importanza che il testo assume per via della posizione proemiale. Le figure retoriche sono molto numerose.

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