Sintesi Canto I (1) – Inferno


CANTO PRIMO

LUOGHI, TEMI, PERSONAGGI IN SINTESI


>>> Tempo dell’azione: L’azione descritta nel Canto I dell’Inferno ha luogo, secondo la cronologia fittizia interna all’opera, nella notte tra giovedì 7 aprile e venerdì 8 aprile (il venerdì Santo) dell’anno 1300.

>>> Ambientazione: le situazioni e gli scenari che si affacciano nel Proemio non fanno ancora parte del mondo infernale. L’ambientazione del canto si svolge infatti in una sorta di spazio astratto, un paesaggio onirico che non è il mondo terreno, ma non corrisponde neppure all’inferno, e la cui corretta interpretazione è in termini di luogo allegorico, indicante una condizione dell’esistenza, quella dell’uomo smarrito nel peccato e alla ricerca di una via di risalita. Gli elementi costitutivi di questo paesaggio che Dante porta all’attenzione del lettore sono una selva oscura e dall’aspetto orribile (quella in cui il poeta dice di essersi smarrito alla metà della vita), una piaggia, dove il poeta approda emergendo dalla selva, ed un colle illuminato dal sole, sulle cui pendici si svolge quasi per intero l’azione del Canto.

>>> Sommario dei fatti: il racconto della Commedia comincia con Dante che si ritrova smarrito, senza che sappia dire come sia accaduto, in una selva. Ai limiti della selva Dante trova una piaggia, dalla quale riesce a vedere un colle, le cui spalle vengono illuminate dal sole, che proprio in quel momento sta sorgendo. Questa visione dà al poeta l’impressione di essere in salvo, per cui, ripreso fiato, comincia a camminare verso la vetta del colle, nella direzione del sole. Tuttavia tre fiere: una lonza (felino maculato del genere del leopardo), un leone e una lupa, sopraggiungono a sbarrare il suo cammino. Dante perde fiducia nella possibilità di raggiungere la cima del colle, e comincia a retrocedere verso il buio della selva. Appare allora un’ombra: è l’anima del poeta latino Virgilio, il quale, dopo aver profetizzato la venuta di un enigmatico veltro (cane da caccia) cui spetterà il compito provvidenziale di uccidere quella lupa e riaprire quella strada che ora per Dante è sbarrata, invita il poeta smarrito a seguirlo su un’altra strada per la salvezza, che attraverso l’Inferno e il Purgatorio, li condurrà davanti alle porte del Paradiso, dove un’anima più degna (Beatrice, come si vedrà), prenderà in carico Dante e lo guiderà tra i beati. Dante accetta con riconoscenza, e i due poeti incominciano il loro cammino.

>>> Aspetti letterari e significato: la lettura allegorica degli elementi paesaggistici e dei fatti descritti ci proietta immediatamente nella vicenda che Dante ci sta realmente raccontando sotto il fitto tessuto di figurazioni: la vicenda dell’uomo che, smarritosi nel peccato (rappresentato dalla selva), raggiunge la consapevolezza del proprio errore (la piaggia) e vede di fronte a sé il percorso tutto …

… in salita (il colle) per raggiungere la salvezza (il sole alle spalle del colle). Tuttavia, nel tentare la risalita, viene ostacolato dalle inclinazioni peccaminose proprie di ogni essere umano (le tre fiere): la lussuria (la lonza), la superbia (il leone) e, su tutte, l’avidità (la lupa), la più invincibile, che lo fa retrocedere fin quasi al punto di partenza. A questo punto però, interviene Virgilio (rappresentazione della ragione), che indica a Dante, incapace di superare le tre fiere con la sola forza della volontà, una via alternativa verso la salvezza. Questa via passerà attraverso la conoscenza razionale del peccato e del pentimento, vale a dire, nell’allegoria dell’opera, attraverso un lungo viaggio in compagnia della ragione (Virgilio) che avrà le sue prime tappe nell’Inferno (luogo del peccato) e nel Purgatorio (luogo del pentimento), per poi continuare con altra guida nel Paradiso. Il Canto I, che ha valore di Proemio all’intera Commedia, introduce così alla materia del resto dell’opera e ne svela il senso profondo, quello di grande metafora di un percorso tutto umano e razionale per la salvezza, percorso ispirato dalla personale vicenda dantesca, ma valido per ogni essere umano.

>>> Incontri:

Virgilio: Publio Virgilio Marone, autore latino di immensa fama durante tutto il Medioevo. Originario della Gallia Cisalpina, e per la precisione di Andes, l’attuale Pietole, nel Mantovano, visse tra il 70 a.C. e il 19 a.C., a cavallo tra i principati di Cesare e Ottaviano Augusto. Per celebrare il potere imperiale di Roma scrisse il poema epico dell’Eneide, sulle gesta dell’eroe troiano Enea, il quale, scampato all’eccidio di Troia, giunge dopo lunghe peregrinazioni sulle coste del Lazio, dove dà origine alla stirpe Giulia, alla quale appartenevano sia Cesare che Augusto. All’interno della Commedia Virgilio rappresenta la ragione umana che ha il compito di guidare gli uomini al bene.

Le tre fiere: l’immagine delle tre fiere proviene dalla Scrittura, e per la precisione da un passo di Geremia, nel quale leopardo leone e lupo, sono appunto la rappresentazione delle tre principali inclinazioni peccaminose che impediscono la conversione dell’uomo: lussuria, superbia e avidità (desiderio insaziabile di ricchezza). In maniera equivalente i tre felini impediscono il cammino dantesco, cosicché il poeta si trova costretto a retrocedere fin quasi da rientrare nella selva (figura dello smarrimento nel peccato).

>>> Personaggi, luoghi, fatti menzionati:

Il veltro: con l’immagine del veltro – il cane da caccia – suggerita dalla situazione generale della necessità di cacciare la lupa, Dante intende indicare un personaggio provvidenziale, inviato da Dio a ristabilire l’ordine nel mondo e in Italia in particolare, un personaggio che egli attende e …

… annuncia anche in altri luoghi del poema. Questa figura, difficilmente identificabile, è per alcuni Arrigo VII di Lussemburgo, per altri Cangrande della Scala, per altri ancora un personaggio appartenente agli ordini mendicanti. Due sono in ogni caso gli aspetti essenziali del veltro: essere emanazione della Trinità e avere il suo strumento in Roma.

L’anima più degna: come si svelerà nel corso dell’opera, si tratta di Beatrice, la quale, prima dell’ingresso in Paradiso, si sostituirà a Virgilio nel ruolo di guida di Dante. La ragione contingente è che Virgilio in quanto pagano, non può entrare in Paradiso. La ragione simbolica profonda è che per raggiungere le verità celesti all’uomo non è sufficiente la ragione (rappresentata da Virgilio), ma occorre la luce divina (rappresentata da Beatrice).

>>> Procedimenti stilistici di rilievo:

Similitudine n. 1 (vv. 21-27):  è la prima delle molte similitudini che si incontreranno nel corso del poema, ed è distribuita, come di regola, su due terzine, la prima contenente la figura (come il naufrago …), la seconda contenente il figurato (così io …): con l’immagine del naufrago ancora incredulo di essere scampato alla morte, Dante enfatizza la descrizione del proprio stato d’animo, quando, costernato e atterrito guarda agli anni bui del traviamento nel peccato.

Similitudine n. 2 (vv. 55-60): altra similitudine distribuita, come di regola, su due terzine, la prima contenente la figura (come colui che …), la seconda contenente il figurato (così mi rese …): con l’immagine del mercante avido che accumula per anni e poi perde tutto Dante enfatizza la descrizione del proprio stato d’animo, mentre, a causa della lupa, è costretto a retrocedere fin quasi a ripiombare nella selva del peccato.

Perifrasi temporale (vv. 37-40): è la prima delle numerose perifrasi a carattere astronomico cui Dante affiderà le indicazioni temporali della Commedia: in questo caso Dante, con il riferimento alla costellazione dell’ariete che sorge insieme al sole, ci dice che il tempo dell’azione ricade in Primavera (ovvero la stagione in cui effettivamente il sole sorge accompagnato dalla costellazione dell’ariete).

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