Traduzione A racy attack


IAN McEWAN

A RACY ATTACK

– da BLACK DOGS – PART II –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

Fino ad allora io non avevo visto quello che aveva visto lui. In seguito lui (Bernard) mi assicurò che tutti gli elementi della scena erano al loro posto già da quando noi eravamo arrivati, ma fu soltanto dopo averlo chiamato e seguito che vidi la bandiera rossa. Era sospesa su un’asta corta, probabilmente un vecchio manico di scopa (a sawn-off broomstick), tenuto in mano da uomo smilzo di poco più di vent’anni (lett.: “nei suoi primi vent’anni”). Sembrava un turco. Aveva riccioli neri e vestiti neri: una giacca nera a doppio petto indossata su una maglietta nera e su jeans neri. Stava passeggiando su e giù davanti alla folla, con il capo leggermente all’indietro, e la bandiera, sul suo palo, appoggiata (to slant: “appoggiare”) di traverso sulla spalla. Quando fece un passo all’indietro nella corsia (path: “corsia, sentiero”) di una Wartburg (la Wartburg era un modello di automobile diffusa nella Germania Est, la cui produzione cessò nel 1991), si rifiutò di spostarsi, e l’automobile fu costretta a fare manovra intorno a lui. Come provocazione, ciò aveva già iniziato ad avere successo, e questo era ciò che stava attirando Bernard in direzione della strada. Gli avversari del giovane erano un gruppo eterogeneo, ma quello che io vidi in quel primo istante furono due uomini in completo – tipo uomini di affari o avvocati – vicino al gradino del marciapiede. Appena il giovane passò, uno di loro lo sfiorò sotto il mento. Non era tanto un colpo, quanto una manifestazione di disprezzo. Il romantico rivoluzionario si allontanò con un sussulto e fece finta che nulla fosse accaduto. Una vecchia signora che indossava un cappello di pelliccia gli urlò una lunga imprecazione e sollevò un ombrello. Fu trattenuta da un signore che le stava a fianco (at her side: “al suo fianco”). Il ragazzo con la bandiera sollevò il suo stendardo più in alto. Il secondo avvocato (solicitor type) fece un passo avanti e lo colpì a un orecchio. Non lo colpì in pieno, ma fu abbastanza per far vacillare il giovane uomo. Evitando di toccarsi il lato della propria testa dov’era arrivato il pugno, il ragazzo continuò la sua marcia. A questo punto Bernard era già a metà della strada, e io gli stavo giusto dietro.

Per quanto mi riguarda, il ragazzo con la bandiera (flag-man) stava per avere quello che si era andato a cercare (lett.: “poteva avere ciò che stava cercando”). La mia preoccupazione era per Bernard. Il ginocchio sinistro sembrava dargli qualche problema, ma lui avanzava zoppicando davanti a me con passo svelto (at a fair pace). Aveva già capito quello che sarebbe successo dopo: una manifestazione (di intolleranza) più sgradevole, che stava arrivando di corsa dalla direzione della Kochstrasse. C’erano una mezza dozzina di loro che, mentre arrivavano, si chiamavano l’un l’altro. Sentivo le parole che stavano dicendo, ma (fino) a quel momento li ignorai. Preferivo pensare che una lunga serata nella città in festa li avesse resi smaniosi di agire. Loro avevano visto un uomo colpito in testa e si erano eccitati. Avevano fra i sedici e i vent’anni. Tutti insieme trasudavano una ferocia meschina, una tracotanza da miserabili, con il loro pallore dolente, le teste rasate, e le bocche umide e semiaperte. Il turco li vide caricare verso di lui, scosse il capo come un ballerino di tango e volse le spalle. Stare qui, facendo una cosa del genere (lett.: “facendo questo”), nel giorno del crollo definitivo del comunismo, dimostrava o uno zelo da martire, o un imperscrutabile desiderio masochistico di essere picchiato in pubblico. Era vero che la maggior parte della folla lo avrebbe liquidato come uno svitato e lasciato perdere. Berlino era un luogo tollerante, dopo tutto. Ma quella sera c’era proprio l’ubriachezza sufficiente, e una vaga sensazione, in un po’ della gente, che qualcuno doveva essere punito per qualcosa: e l’uomo con la bandiera sembrava aver trovato tutte quelle persone nello stesso luogo.

Raggiunsi Bernard e poggiai la mano sul suo braccio. “Resta fuori da questo, Bernard. Potresti farti male”. “Stupidaggini”, disse, e si liberò il braccio con uno strattone (lett.: “e scosse il braccio libero”).

Arrivammo sul lato del giovane parecchi secondi prima dei ragazzini. Profumava fortemente di patchouli che non era, nella mia mente, precisamente il profumo del pensiero Marxista-Leninista. Sicuramente era un impostore. Ebbi appena il tempo di dire “Vieni!” e stavo ancora tirando Bernard per il braccio, quando arrivò la banda. Lui si piazzò fra i ragazzi e la loro vittima, e allargò le braccia. “Allora, adesso?”, disse, con quella voce vecchia maniera, severa e paterna, da vigile urbano inglese. Pensava veramente di essere troppo vecchio, troppo alto e magro, troppo importante per essere picchiato? I ragazzini si erano fermati di colpo (short) e avevano formato un gruppo compatto, respirando pesantemente, le teste e le lingue ciondolanti (to loll: “penzolare”) per lo stupore di ritrovarsi questo ostacolo di fronte, questo spaventapasseri in cappotto che era fermo sulla loro strada. Vidi che due di loro avevano delle svastiche d’argento appuntate sui risvolti della giacca (lapels: “risvolti della giacca”). Un altro aveva il tatuaggio di una svastica sulla nocca di un dito. Io non osai voltarmi a guardare, ma ebbi l’impressione che il turco stesse cogliendo l’opportunità per arrotolare la sua bandiera e filarsela. Quelli vestiti da avvocati, sorpresi da ciò che la loro stessa violenza aveva scatenato, si erano ritirati in fondo alla folla per guardare.

Io mi guardai intorno in cerca d’aiuto. Un sergente americano e due soldati ci davano le spalle mentre camminavano per conferire con le loro controparti della Germania Est. Tra i ragazzi, lo stupore si stava trasformando in rabbia. Improvvisamente due di loro girarono di corsa intorno a Bernard, ma il giovane con la bandiera si era già fatto largo attraverso la parte posteriore della folla, e ormai stava sfrecciando lungo la strada. Girò l’angolo della Kochstrasse e sparì. I due iniziarono un inseguimento poco convinto, poi tornarono indietro verso di noi. Dovevano accontentarsi di Bernard. “Su, è ora che ve ne andiate”, disse lui vivacemente, scacciandoli via (to shoo: “scacciare”) con il rovescio delle mani. Mi stavo chiedendo se fosse più comprensibile, o piuttosto più odioso, che queste persone con le svastiche fossero tedeschi, quando il più piccolo di loro, una peste dall’aria idiota (a pin-headed tyke), con un giubbotto bomber, avanzò velocemente e tirò a Bernard un calcio nello stinco. Sentii il rumore dello stivale sull’osso. Con un piccolo sospiro di sorpresa, Bernard si ripiegò a fisarmonica sul pavimento.

Ci fu un grugnito di disapprovazione da parte della folla, ma nessuno si mosse. Mi feci avanti, tirai un pugno al ragazzo, mancandolo. Ma lui e i suoi amici non erano interessati a me. Si stavano raccogliendo intorno a Bernard, pronti, pensai, a prenderlo a calci fino alla morte.

Un ultimo sguardo verso il corpo di guardia non mostrò nessun segno da parte del sergente o dei soldati. Afferrai (to jerk) uno dei ragazzi da dietro per il colletto e stavo tentando di raggiungerne un altro. (Ma) erano troppi per me. Vidi due, forse tre stivali neri muoversi indietro per sferrare il calcio. Ma non si mossero. Loro si congelarono sul posto, perché, proprio in quell’istante, scattò fuori dalla folla una figura che si muoveva convulsamente intorno a noi, inveendo contro i ragazzi in un tedesco sincopato. Era una giovane donna furiosa. Il suo potere veniva dalla strada. Aveva credibilità. Era una contemporanea (ossia: “rappresentava il presente”); era un oggetto del desiderio, e un modello. Lei era una diva, e li aveva sorpresi mentre si mostravano vigliacchi, anche secondo i loro principi.

La forza del suo disprezzo era sessuale. Quelli pensavano di essere uomini e lei li stava riducendo a ragazzini maleducati. Non potevano permettersi di essere visti tirarsi indietro (To back off) davanti a lei; ma era proprio quello che stavano facendo ora, anche se le manifestazioni esterne erano le risa e le scrollate di spalle e degli insulti a mezza voce che indirizzavano verso di lei. Essi finsero, per se stessi, e per tutti gli altri, di essersi improvvisamente stancati, e che da qualche altra parte ci fosse qualcosa di più interessante. Cominciarono a indietreggiare verso la Kochstrasse, ma la donna non interruppe la propria invettiva. Probabilmente a loro sarebbe piaciuto correre (lontano) da lei, ma il protocollo li obbligava a mantenere un passo ciondolante e ben controllato. Mentre lei li seguiva giù per la strada, gridando e agitando il pugno, loro dovevano continuare a fischiare e a tenere i pollici agganciati ai loro jeans.

Io stavo aiutando Bernard (a rimettersi) in piedi. Fu soltanto quando la ragazza tornò indietro per vedere come stava, e (quando) l’amica, vestita esattamente allo stesso modo, comparve al suo fianco, che io le riconobbi come le due che ci avevano superato in via 17 Giugno. Insieme aiutammo Bernard mentre provava ad appoggiare il peso del corpo sulla gamba (lett.: “mentre provava il suo peso sulla sua gamba”). Non sembrava essersi rotta. Nella folla ci fu qualche applauso per lui quando pose il braccio intorno alla mia spalla e ci trascinammo via dal Checkpoint Charlie.

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