Traduzione Back home


NADINE GORDIMER

BACK HOME

da THE PICKUP

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

Julie Summers. Nella calca umana dell’aeroporto, negli occhi dell’uomo individuato con difficoltà nella sua caverna di negozio, nei visi voltati con curiosità per studiarla, vicino all’autobus, le venne in mente che lei era, in qualche modo, altrettanto strana per sé stessa, quanto lo era per loro: lei era ciò che loro vedevano. Quella ragazza, quella donna aveva vissuto tutta la sua vita sotto gli occhi della gente di colore, da dove lei veniva (ossia: “nel suo paese di origine, l’America”), ma non aveva mai ricevuto da loro questo senso di coscienza di sé: così, quello voleva dire essere a casa (lett.: “quello era ciò che è una casa”). Lei era meravigliata di questo, con un intrigante distacco. E ciò voleva dire che quando lei sarebbe andata dalla famiglia di lui (del marito), in questo stato, con lui, il figlio che apparteneva loro, lei avrebbe potuto offrirsi a sé stessa in una conoscenza carica di emozioni: se lei era sorprendentemente nuova per loro, era anche sorprendentemente nuova per sé stessa.

Loro erano lì. Al terminale degli autobus, gli uomini della famiglia; non potevano aver saputo l’orario esatto dell’arrivo, ma erano lì. Le fotografie che potevano essere state – lui non era sicuro – fra le cose che lui aveva tenuto in officina e che a lei non erano mai state mostrate – esse a quel punto si animarono (lett.: “furono portate alla vita”). La formalità di quel gruppo di uomini li rendeva riconoscibili, distinti dall’anonimato della folla che distraeva; in disparte, essi appartenevano a lui, Abdu-Ibrahim, e l’ondata della loro allegria travolse la coppia.

Gli uomini più anziani fra loro (avevano) facce rugose, ma nessun dubbio su chi fosse il padre; ci fu un momento di immobilità in quella faccia – un momento di incredulità di fronte a una desiderata materializzazione che si offriva in carne ed ossa – che rese l’uomo inconfondibile, nonostante nessuna somiglianza fisica fra padre e figlio. Gli abbracci furono lunghi. Il trambusto e il brusio della gente nel terminal (furono) un coro di accompagnamento; lei fu catturata dall’emozione di questi uomini, non capiva se era parte di loro o del coro. Era come se lei avesse perso di vista Ibrahim. Lui la stava presentando al padre. L’uomo fece un discorso di benvenuto, scostato indietro da loro due (ossia: “tenendosi a una certa distanza”), e lei sentì la sua attenzione, lui si stava rivolgendo a lei, e lei si aprì a questo, mentre il figlio, suo marito, le dava sul braccio nervose strette per una sorta di impazienza o disapprovazione mentre traduceva. Parla inglese, parla inglese. – L’interruzione non fu ascoltata. – Lui può parlare un poco. Abbastanza per salutarti. Lei scosse il braccio dalla mano che lo tratteneva per liberarsi; il flusso rauco e il mormorio gutturale della lingua la raggiunse su una lunghezza d’onda di significato diverso dal verbale.

Il secondo uomo più anziano, le braccia incrociate con sicurezza sul petto, sorridendo dall’alto sulla cerimonia da una certa angolazione tutta sua, le fu presentato – lo Zio. I nomi degli altri non poterono essere attribuiti tutti in una volta ai singoli fratelli di cui sapeva, e c’erano cugini che potevano essere confusi con loro, oltre tutto. Alcuni vestivano informali abiti occidentali, altri erano nelle tradizionali lunghe tuniche bianche che, secondo lei, davano loro una statura indefinita; l’intero gruppo si allontanò (lett.: “rifece il percorso della loro apparizione”) fuori del terminal e (si diresse) verso quattro automobili nelle quali, discutendo teatralmente su chi dovesse salire e dove, trovarono i loro posti. Lei sedette nel lato del passeggero, dividendo il posto davanti con suo marito che stava vicino allo Zio nella sua automobile, la migliore. Gli altri li accompagnarono in corteo verso la loro destinazione, al suono dei clacson: la piazza, la strada, la casa da cui Ibrahim ibn Musa partì alla volta dell’officina dietro l’angolo del EL-AY Café.

In una strada, (alcune) persone stavano fuori da una casa, sorridendo eccitate quando il corteo si avvicinò strombazzando, la macchina dello Zio in testa alla fila, (mentre) le altre, logorate dall’uso, (si avvicinarono) arrivando alla fermata con brividi e scossoni delle loro carrozzerie malconce. Altri parenti maschi, che abitavano nelle vicinanze, da presentare, e fra di loro i bambini della casa. I bambini fissarono la donna che Ibrahim aveva portato, ridacchiarono e corsero via quando lei rise e allargò le braccia per accoglierli. La casa – il suo aspetto, la facciata – lei (li) poteva intuire soltanto marginalmente, dietro l’eccitata assemblea, (mentre) mani diverse afferravano l’elegante valigia, la borsa di tela e i fagotti, facendosene carico. Un tetto piatto di cemento con una gran confusione di vita visibile su di esso; delle donne stavano sbirciando giù da dietro i loro muri, occhi ansiosi e sorridenti. Lei passò davanti a un vaso di fiori vuoto con un piedistallo dipinto di blu, e superò una grata antifurto socchiusa in corrispondenza della porta. Colpita dalla luce del sole all’esterno, al centro di una tenebra accecante, c’era la forma ancora più oscura di una figura concreta seduta su un sofà; la presenza di questa casa. Lei fu condotta dal marito davanti alla madre di lui. Il benvenuto fu formale; come i suoi occhi si andarono abituando al cambiamento dall’intensità del sole, emerse la stanza avvolta dal silenzio, e altre donne lì. La presenza – questa donna con una bella faccia (lei sapeva che era sua madre perché lui le assomigliava), che si rivelava sotto un palinsesto di nera fatica e solchi di esperienza inimmaginabile, le parlò con maestà, a lungo e nella loro lingua, ma il suo sguardo era per il figlio e le lacrime scorrevano, ignorate da lei, giù attraverso la calma delle sue guance. Lui tradusse velocemente, probabilmente omettendo le fioriture (del discorso), e poi sua madre lo sommerse, lo stormo delle sorelle si precipitò su di lui, e sulla donna che aveva portato come sua moglie. E d’un tratto, la sua impressione della casa dei suoi genitori, la sua casa natale, dentro la quale lei adesso era stata veramente accolta, fu distratta dalle attività che si riversavano attraverso le porte aperte dove le persone passavano una dopo l’altra, portando piatti di cibi avvolti dal vapore e in profumi agrodolci. Le donne erano un turbinio, nei loro indumenti avvolgenti, chiffon di poliestere, e nastri svolazzanti e sfuggenti; gli uomini dirigevano e davano ordini. Le persone sedettero sul tappeto e sui cuscini intorno a piccoli tavoli e mangiarono – nel modo a cui Ibrahim aveva rinunciato, in compagnia del Tavolo – con disinvoltura con le loro dita. […]

Una delle sorelle parlò timidamente in inglese, quando (fu) sollecitata dalle donne, nella loro lingua, ad avvicinarsi alla moglie di Ibrahim. Ci fu uno scambio di battute da frasario, così che la straniera appena arrivata in famiglia potesse non sentirsi esclusa – gli uomini erano animati confidenzialmente fra di loro, intorno al figlio ritornato, le donne preoccupate per il rifornimento del cibo, (mentre) chiacchieravano tanto gradevolmente, quanto delicatamente si muovevano in giro.

– Come è stato il viaggio. – Il viaggio è andato bene, ma sai, è molto lontano il luogo da dove Ibrahim e io siamo venuti. –

– Lo sappiamo. Ci ha spedito una lettera. È arrivata qualche giorno fa. Spero che ti piacerà qui. È soltanto un villaggio. –

– Spero che mi mostrerai il tuo villaggio. –

– Te lo mostrerà Ibrahim. –

Le due giovani donne si guardarono l’un l’altra piene di incomprensione (lett.: “in profonda incomprensibilità”), ciascuna incapace di immaginare la vita dell’altra; sorridendo. Forse fu proprio allora che lei prese la decisione: devo imparare la lingua.

Una delle porte conduceva dalla festa direttamente nella stanza che, naturalmente, era stata liberata per Ibrahim e la sua sposa eletta. L’elegante valigia e la borsa di tela stavano là proprio come erano state nel cottage di lei. Lui chiuse la porta sul gruppo che rimetteva in ordine dopo il banchetto nella stanza comune. C’era l’enorme, vecchio, alto letto, con la sua testata e i piedi intarsiati. Una serie di coperte colorate sotto un copriletto bianco fatto all’uncinetto. Lei era in ammirazione: che meraviglia. Ibrahim, che letto magnifico. Lui lo guardò; era il letto di sua madre e di suo padre, l’unico splendore del loro matrimonio, l’assurda pretenziosità dell’inizio di una povertà estrema, il rifugio in cui entrambi erano crollati esausti ogni notte per tutti questi anni. Il letto in cui entrambi moriranno.

Era il letto in cui lui era stato concepito. Julie cominciò a tirar fuori i regali che avevano portato. No. Non adesso. Glieli daremo domani. È abbastanza per oggi. Lui scostò le tende di pizzo alla finestra. Domani. Avrebbe insistito che i genitori ritornassero in quella stanza, lui e lei dovevano trovare qualche altro posto per dormire. Un po’ più tardi lei gli venne vicino. Ciò di cui ho bisogno adesso è un lungo, caldo bagno. Dov’è la stanza da bagno? Non c’era stanza da bagno. Aveva pensato a questo, quando aveva deciso di venire con lui? Questo posto è sprofondato nel deserto. L’acqua è com’è l’oro nel paese di lei, bisogna tirarla su da grandi profondità, pomparla fino a questo villaggio – quella poca che c’è. Aveva qualche idea di che peso sarebbe stata? Ecco qui. Follia. La follia di pensare che lei avrebbe potuto resistere, qui. Lui era arrabbiato – con questa casa, con questo villaggio, con questa sua gente – di doverle dire altre cose inaccettabili, dirle una volta per tutte quello che la sua ignorante ostinazione di venire con lui in questo paese significava, quando non era riuscita, pur con tutti i suoi privilegi, a far accettare lui nel suo di paese. Domani. Gli altri giorni a venire. E le cose andarono come lui si aspettava (lett.: “e fu come lui sapeva che sarebbe stata”).

Lei vuole vedere “tutto”. Loro non sono stati nella casa dei genitori di lui per più di due giorni quando lei dice, che se non gli va di accompagnarla, se ci sono persone che lui ha bisogno di incontrare, cose che ha necessità di fare, lei è ben felice di esplorare il villaggio, di saltare su un autobus e andare a visitare la capitale, per conto suo. Naturalmente. Naturalmente. Indipendente. Questo è il modo in cui lei è abituata a vivere, a fare come le pare. Di nuovo. Ma non è possibile, qui. Lui deve andare con lei, oppure un membro della famiglia, se ce ne fosse uno in grado di essere compreso, deve accompagnarla dappertutto, al di là delle poche strade del vicinato, ecco come stanno le cose nel posto che lui credeva di essersi lasciato alle spalle. Non è la consuetudine, per le donne, sedersi a mangiare insieme agli uomini, oggi si trattava di una speciale eccezione per l’occasione – lei lo capisce? È già abbastanza, per questa gente, che lei vada in giro con la testa scoperta – (cosa) che riescono a tollerare nel caso di una faccia bianca, forse. Lui si è opposto con decisione al prenderlo da parte di sua madre per insistere che sua moglie si copra la testa con uno scialle quando esce di casa o (si trova) in compagnia di uomini che non fanno parte della famiglia; ha resistito con dolore, perché questa è sua madre, che lui voleva portare via per (offrirle) una vita migliore. E lei, la donna che ha riportato a casa con lui, tutto quello che ha portato indietro con lui, è la causa di questo dolore.


Appunti Correlati:

  • Solo appunti riguardanti il testo:
  • Back home