Traduzione Briony’s crime


IAN McEWAN

BRIONY’S CRIME

– da ATONEMENT – CHAPTER 13 –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

Entro mezz’ora, Briony avrebbe commesso il suo crimine. Consapevole che stava condividendo lo spazio della notte con un maniaco, lei all’inizio si tenne vicino ai muri bui della casa, e abbassò la testa sotto i davanzali ogni volta che passava davanti a una finestra illuminata. Lei sapeva che lui si sarebbe diretto giù per il viale principale perché quella era la strada che sua sorella aveva percorso con Leon. Non appena pensò che si fosse creata una distanza di sicurezza, Briony uscì coraggiosamente dalla casa con un ampio giro che la portò verso le scuderie e la piscina. Era sensato, sicuramente, vedere se i gemelli fossero lì, a fare gli stupidi con le pompe, o a galleggiare a faccia in giù facendo il morto, completamente indistinguibili. Lei immaginò come avrebbe dovuto descriverlo, il modo in cui dondolavano sulla liscia (gentle) superficie illuminata dell’acqua, e come i loro capelli si distendevano come tentacoli, e come i loro corpi vestiti si urtavano e si separavano delicatamente. L’aria secca della notte scivolava tra la stoffa del suo vestito e la sua pelle, e lei, nell’oscurità, si sentiva tranquilla e agile. Non c’era nulla che non potesse descrivere: l’avanzare cauto del passo del maniaco, che si muoveva sinuosamente lungo la strada, mantenendosi sul ciglio per attutire il rumore dei propri passi. Ma suo fratello era con Cecilia, e quello era un peso in meno (lett.: “era un peso sollevato”). Avrebbe potuto descrivere anche quest’aria deliziosa, l’erba che emanava il suo dolce odore di bestiame, la terra intensamente bruciata che ancora manteneva le braci della calura del giorno ed esalava l’odore minerale dell’argilla, e la debole brezza che portava dal lago una fragranza di verde e d’argento. […]

Scrivere non era forse una sorta di alzarsi in volo, una possibile forma di volo, di fantasia, dell’ immaginazione?

Ma c’era un maniaco che camminava nella notte con un cuore oscuro e inappagato – lei lo aveva disturbato già una volta – e lei aveva bisogno di rimanere con i piedi per terra per descrivere anche lui. Lei doveva prima di tutto proteggere sua sorella da lui, e poi trovare i modi di trasferirlo in modo sicuro su carta. Briony rallentò a passo di camminata, e pensò a quanto lui dovesse odiarla per averlo interrotto in biblioteca. E sebbene ciò la terrorizzasse, c’era un’altra novità, un momento di nascita (to come into being: “di venire alla vita”), un’altra prima volta: essere odiati da un adulto. I bambini odiavano generosamente, capricciosamente. Non importava molto. Ma essere l’oggetto di un odio adulto era il debutto in un solenne nuovo mondo. Era una promozione. Egli poteva essere tornato indietro e starsene in attesa di lei con pensieri omicidi dietro la scuderia. Ma lei stava cercando di non essere impaurita. Aveva mantenuto lo sguardo lì in biblioteca mentre sua sorella le era scivolata accanto, senza rivolgerle la parola dopo che lei l’aveva salvata. Non si trattava dei ringraziamenti, lei lo sapeva, non si trattava di ricompense. In materia di amore disinteressato, non c’era bisogno di dire nulla, e lei avrebbe protetto sua sorella, anche se Cecilia si rifiutava di riconoscere il suo debito. E ora Briony avrebbe potuto non aver paura di Robbie; meglio di gran lunga lasciarlo diventare oggetto del suo odio e disprezzo. Loro avevano provveduto ad ogni tipo di cosa piacevole per lui, la famiglia Tallis: la vera casa in cui lui era cresciuto, innumerevoli viaggi in Francia, la sua uniforme scolastica e i libri, e poi Cambridge – e in cambio lui aveva usato una parola terribile contro sua sorella e, in un incredibile abuso di ospitalità, aveva usato pure la sua forza contro di lei, e sedeva con insolenza al loro tavolo da pranzo fingendo che niente fosse diverso. La falsità, oh, come non vedeva l’ora di smascherarla (lett: “La falsità, e come si preoccupava lei di smascherla!”).

La vera vita, la sua vita che, cominciata ora, le aveva presentato un malvivente nella forma di un vecchio amico di famiglia con un corpo forte e impacciato, e con un irsuto volto amichevole, che era solito portarla sulle spalle, e nuotare con lei nel fiume, tenendola contro la corrente. Quello sembrava abbastanza giusto – la verità era strana e ingannevole, bisognava lottare per essa, contro il flusso della quotidianità. Questo era esattamente ciò che nessuno si sarebbe aspettato, e naturalmente i malvagi non erano annunciati con sibili o monologhi, non arrivavano avvolti in nero, con brutte espressioni. Sul lato opposto della casa, camminando lontano da lei, c’erano Leon e Cecilia. Lei avrebbe potuto stargli raccontando dell’aggressione. Se lo stava facendo, lui avrebbe messo il suo braccio intorno alle sue spalle. Insieme, i ragazzi Tallis avrebbero allontanato questo bruto, lo avrebbero visto fuori dalle loro vite, a distanza di sicurezza. […]

Lei camminò in linea retta nella direzione del tempio, e aveva fatto sette o otto passi, e stava per chiamare i nomi dei gemelli, quando il cespuglio che si trovava diritto sul suo sentiero – quello che lei pensava che dovesse essere più vicino alla riva – iniziò a rompersi davanti a lei, o a raddoppiarsi, o a vacillare e poi biforcarsi. Esso stava cambiando la sua forma in un modo complicato, assottigliandosi alla base mentre una colonna verticale si alzava di cinque o sei piedi. Lei si sarebbe fermata immediatamente se non fosse stata ancora così completamente certa (lett.: “legata alla nozione”, “ancorata alla convinzione”) che quello era un cespuglio, e che lei stava assistendo a un qualche scherzo del buio e della prospettiva. Un altro secondo o due, ancora un paio di passi, e vide che non era così. Allora si fermò. La massa verticale era una figura, una persona che ora stava indietreggiando da lei e stava iniziando a scomparire nello sfondo più scuro degli alberi. Anche la macchia nera rimasta a terra era una persona, che cambiava ancora forma mentre si sedeva e chiamava il suo nome. “Briony?” Lei sentì l’impotenza nella voce di Lola – era il suono che lei aveva pensato che appartenesse a un’anatra – e in un istante, Briony capì completamente. Era nauseata dal disgusto e dalla paura. Ora la figura più grande riapparve, girando intorno al limite della radura e dirigendosi verso la sponda giù dalla quale lei era appena venuta. Lei sapeva che avrebbe dovuto occuparsi di Lola, ma non poteva fare a meno di guardare mentre lui saliva sul pendio, rapidamente e senza sforzo, e spariva sulla strada. Lei ascoltò i suoi passi mentre camminava a lunghe falcate verso la casa. Non aveva alcun dubbio. Avrebbe potuto descriverlo. Non c’era nulla che non avrebbe potuto descrivere. Si inginocchiò accanto a sua cugina.

“Lola. Va tutto bene?” Briony le toccò la spalla, e brancolò in cerca della sua mano senza successo. Lola sedeva in avanti, con le braccia incrociate sul petto, si stringeva e dondolava lentamente. La voce era debole e deformata, come se fosse impedita da qualcosa come una bolla, un po’ di muco nella gola. Aveva bisogno di schiarire la gola. Disse vagamente: “Mi dispiace, io non …, mi dispiace …”.

Briony sussurrò: “Chi era?” E prima che potesse ricevere una risposta, aggiunse, con tutta la calma di cui era capace: “Io l’ho visto. Io l’ho visto”. Docilmente Lola disse: “Sì”.

Per la seconda volta quella sera, Briony sentì un fiorire di tenerezza verso sua cugina. Insieme affrontavano paure vere. Lei e sua cugina erano vicine. Briony era sulle sue ginocchia, tentando di mettere le braccia intorno a Lola e tirarla verso di lei, ma il corpo era ossuto e rigido, chiuso strettamente in sé stesso come una conchiglia. Una chiocciola di mare. Lola si teneva stretta e dondolava.

Briony disse: “Era lui, non è vero?”.

Sentì contro il suo petto, piuttosto che vederla, sua cugina annuire, lentamente, riflessivamente. Forse era esaurimento. Dopo alcuni secondi Lola disse con la stessa debole, sommessa voce: “Sì. Era lui”. All’improvviso Briony volle che lei dicesse il nome di lui. Sigillare il crimine, incastrarlo con l’accusa della vittima, chiudere il suo destino con la magia di chiamarlo per nome. “Lola,” lei sussurrò, e non avrebbe potuto negare la strana esaltazione che provava. “Lola. Chi era?”

Il dondolio si fermò. L’isola divenne molto tranquilla. Senza cambiare per niente la sua posizione, Lola sembrò allontanarsi, o muovere le sue spalle, per metà alzare le spalle, per metà oscillare, per liberarsi dall’abbraccio benevolo di Briony. Lei girò la testa e guardò fuori attraverso il vuoto dov’era il lago. Lei poteva essere stata sul punto di parlare, poteva essere stata sul punto di imbarcarsi in una lunga confessione in cui avrebbe scoperto i suoi sentimenti mentre li pronunciava e avrebbe portato sé stessa fuori dall’intontimento, verso qualcosa che assomigliava al terrore e alla gioia insieme.Girarsi poteva certo essere stato non un allontanamento, ma un gesto di intimità, un modo di raccogliersi in sé stessa per iniziare a parlare dei suoi sentimenti alla sola persona di cui lei, così lontana da casa, pensava che avrebbe potuto fidarsi per parlare. Forse lei aveva già preso fiato e dischiuso le labbra. Ma non importò, perché Briony era già sul punto di interromperla, e l’opportunità si sarebbe comunque persa. Erano passati così tanti secondi – trenta? Quarantacinque? – e la ragazza più giovane non riusciva più a trattenersi. Ogni cosa coincideva. Era la sua personale scoperta. Era la sua storia, la sola che si stava scrivendo intorno a lei.

“Era Robbie, non è vero?” Il maniaco. Lei voleva dire la parola. Lola non disse nulla e non si mosse. Briony lo disse ancora, questa volta senza traccia di domanda. Era un’affermazione. “Era Robbie”.

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