Traduzione letterale Ricchezza e smania per il lusso sovvertono tutti i valori morali


SALLUSTIO

RICCHEZZA E SMANIA PER IL LUSSO SOVVERTONO TUTTI I VALORI MORALI

– DE CATILINAE CONIURATIONE 12 –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

Par. 1
Dopo che la ricchezza ebbe cominciato ad essere considerata motivo di onore, seguita dalla gloria, dal potere e dalla potenza, la virtù cominciò a perdere d’importanza, la povertà cominciò ad essere considerata (motivo) di vergogna, la moralità cominciò ad essere scambiata per malevolenza.

Dopo che

Postquam

la ricchezza

divitiae (pluralia tantum)

ebbe cominciato

coepere (→ coeperunt)

ad essere

esse

(motivo) di onore

honori (dativo di effetto)

e

et

la

eas (concordato al plurale con divitiae)

seguiva

sequebatur

la gloria,

gloria,

il potere

imperium,

e la potenza,

potentia,

a quel punto

sottinteso

la virtù

virtus

cominciò

coepit

a perdere importanza,

hebescere,

la povertà

paupertas

cominciò

sottinteso

ad essere considerata

haberi

(motivo) di vergogna,

probro (dativo di effetto),

la moralità

innocentia

cominciò

sottinteso

ad essere scambiata

duci

per malevolenza.

pro malivolentia.

ANALISI:
1. “Postquam coepere” è una proposizione temporale con il verbo all’indicativo perfetto. A “coepere”, verbo fraseologico, si unisce il successivo infinito presente “esse”.
2. “Honori” e “probro” sono due dativi di effetto.

Par. 2

Così, scaturendo dalla ricchezza, l’amore per il lusso e l’avidità, insieme alla superbia, pervasero i giovani; essi rapinavano, sperperavano, consideravano poco le loro cose, desideravano quelle altrui, confondevano il ritegno e lo scrupolo, le cose divine e le umane, non avevano alcuna attenzione, né moderazione.

Così,

Igitur

scaturendo

sottinteso

dalla ricchezza,

ex divitiis (complemento di origine)

l’amore per il lusso

luxuria

e

atque

l’avidità,

avaritia

insieme alla superbia,

cum superbia

pervasero

invasere (→ invaserunt)

i giovani;

iuventutem;

essi

sottinteso

rapinavano,

rapere (infinito storico),

sperperavano,

consumere (infinito storico),

consideravano

pendere (infinito storico)

poco

parvi (genitivo di stima)

le proprie cose,

sua,

desideravano

cupere (infinito storico)

le cose altrui,

aliena,

tenevano

habere

indistinti

promiscua

il ritegno,

pudorem,

e lo scrupolo,

pudicitiam,

le cose divine

divina

e

atque

le umane,

humana,

(non) avevano

sottinteso

nulla

nihil

di ponderato,

pensi

neque

di moderato.

moderati.

ANALISI:
1. “Parvi” è un genitivo di stima, dipendente dal verbo di stima “pendere”.
2. “Promiscua” è predicativo dell’oggetto e si riferisce a tutti gli oggetti seguenti (“puderem”, pudicitiam”, etc.).
3. “Pensi” e “moderati” sono due genitivi partitivi dipendenti da “nihil”, pertanto il senso della frase è “non avevano un briciolo di attenzione, né di moderazione”.

Par. 3

Vale la pena, dopo aver visto i palazzi e le ville costruite alla stregua città, visitare i templi degli dei, che costruirono i nostri antenati, uomini estremamente devoti.

Vale

Est

lo sforzo

pretium

del lavoro,

operae,

dopo

cum

che tu abbia visto

cognoveris

i palazzi

domos

e

atque

le ville

villas

costruite

exaedificatas

alla stregua

in modum

di città,

urbium,

visitare

visere

i templi

templa

degli dei,

deorum

che

quae

i nostri

nostri

antenati,

maiores,

uomini

mortales

estremamente devoti,

religiosissumi (→ religiosissimi)

costruirono.

fecere (→ fecerunt).

ANALISI:
1. “Cum cognoveris” è un cum narrativo di valore temporale con il verbo al congiuntivo perfetto “cognoveris”, che indica anteriorità in dipendenza da un tempo presente.

Par. 4

Però quelli abbellivano i santuari degli dei con la devozione e le loro case con la gloria, e non toglievano nulla ai vinti, eccetto la possibilità di nuocere.

Però

Verum

quelli

illi

abbellivano

decorabant

i santuari

delubra

degli dei

deorum

con la devozione

pietate (ablativo di mezzo),

e le loro

suas

case

domos

con la gloria;

gloria (ablativo di mezzo);

e non

neque

toglievano

eripiebant

nulla

quicquam

ai vinti,

victis

fuorché

praeter

la possibilità

licentiam

dell’offesa.

iniuriae.

Par. 5

Viceversa, questi uomini estremamente vili, con grandissima scelleratezza, portarono via a degli alleati tutte quelle cose che uomini valorosissimi, sebbene fossero vincitori, avevano lasciato: come se, in fin dei conti, esercitare il comando volesse dire commettere ingiustizie.

Al contrario,

At contra

questi

hi

uomini

homines

estremamente vili,

ignavissumi (→ ignavissimi),

con grandissima scelleratezza

per summum scelus

portarono via

adimere (infinito storico)

a degli alleati

sociis

tutte

omnia

quelle cose

ea,

che

quae

uomini

viri

valorosissimi,

fortissumi (→ fortissimi)

sebbene vincitori,

victores (valore concessivo),

avevano lasciato:

reliquerant:

come se

quasi proinde

esercitare

uti

il comando

imperio (ablativo richiesto da utor)

fosse

esset

in definitiva

demum

questo:

id:

praticare

facere

l’ingiustizia.

iniuriam.

ANALISI:
1. “Victores” ha valore concessivo: “sebbene fossero loro i vincitori”.
2. “Quasi proinde” introduce qui una proposizione comparativa ipotetica, con il verbo “esset” al congiuntivo imperfetto.
3. “Uti” è l’infinito presente del deponente “utor”, che rientra tra i verbi che si costruiscono con l’ablativo, ed infatti qui è “uti” regge l’ablativo “imperio”.
4. “Facere (iniuriam)” costituisce un’infinitiva epesegetica con il verbo all’infinito presente, e la funzione di apposizione del nome del predicato “id”.

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