Traduzione Looking for a room


HAROLD PINTER

LOOKING FOR A ROOM

da THE CARETAKER – ACT I

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

DAVIES: (Seguendolo). Va bene, di’ che dovevo! E anche se dovevo?! Anche se avrei dovuto portar fuori il secchio chi era quell’imbecille per venire e darmi ordini? Avevamo lo stesso ruolo. Lui non è il mio capo. Non è niente più di me.

ASTON: Cos’era lui, un Greco?

DAVIES: No lui no, lui era uno Scozzese. Era uno Scozzese. (Aston torna verso il proprio letto con il tostapane e inizia a svitare la spina. Davies lo segue). Lo hai visto bene, l’hai visto?

ASTON: Sì.

DAVIES: Gli ho detto che cosa fare con il suo secchio. Non è vero? Tu hai sentito. Guarda qui, ho detto, io sono un vecchio, ho detto, dove sono cresciuto avevamo una qualche idea su come parlare agli anziani con l’appropriato rispetto, noi siamo stati cresciuti con le idee giuste, se avessi un po’ d’anni in meno io … io ti spaccherei in due. Questo è stato dopo che il padrone mi aveva sbattuto fuori. Fai troppa confusione, dice. Confusione, io? Guarda qui, gli ho detto, ho i miei diritti. Gli ho detto questo. Io posso essere stato per strada, ma nessuno ha più diritti di quelli che ho io. Un po’ di correttezza, ho detto. In ogni caso, mi ha licenziato (lett.: “Mi ha dato il proiettile”, espressione gergale che indica il licenziamento). (Siede sulla poltrona). Ecco che genere di posto.

(Pausa).

DAVIES: Se tu non fossi uscito fuori e non avessi fermato quel lurido Scozzese, sarei all’ospedale adesso. Mi sarei rotto la testa su quel marciapiede, se ci fossi stato buttato sopra. Io lo prenderò. Una notte lo prenderò. Quando mi trovo che giro da quelle parti.

(Aston si dirige alla scatola delle spine per prendere un’altra spina).

Non mi dispiacerebbe particolarmente, ma ho lasciato in quel posto tutte le mie cose, nella stanza là nel retro. Tutte le cose, il mucchio di roba che stava in questa borsa, hai visto. Ogni fottuta schifosa cosa di tutti i miei dannati (bleedings) effetti personali, ora l’ho lasciata laggiù. Nella foga della cosa, scommetto che lui ci sta guardando dentro in questo preciso momento.

ASTON: Ci farò un salto una volta o l’altra e le riprenderò per te.

(Aston va indietro verso il suo letto e inizia a fissare la spina al tostapane).

DAVIES: Comunque, ti sono grato, di lasciarmi … lasciarmi avere un po’ di riposo, come … per un po’ di minuti. (Si guarda intorno). Questa è la tua stanza?

ASTON: Sì. […]

DAVIES: Hai altre stanze ancora, per caso?

ASTON: Dove?

DAVIES: Voglio dire, lungo il pianerottolo, qui … lì sul pianerottolo.

ASTON: Sono inabitabili.

DAVIES: Ma dai!

ASTON: Hanno bisogno di un sacco di lavori.

(Lunga pausa).

DAVIES: E che mi dici del piano di sotto?

ASTON: È chiuso. Necessita di restauri … I pavimenti …

(Pausa).

DAVIES: Sono stato fortunato che tu sei capitato in quel bar. Avrei potuto essere ucciso da quel lurido Scozzese. Sono stato lasciato a terra dato per morto più di una volta.

(Pausa).

DAVIES: Ho notato che c’era qualcuno che viveva nella casa accanto.

ASTON: Cosa?

DAVIES: (Gesticolando). Ho notato …

ASTON: Sì. C’è gente che abita lungo tutta la strada.

DAVIES: Sì, ho notato le tende tirate giù, lì alla porta seguente, quando siamo venuti.

ASTON: Sono i vicini.

(Pausa).

DAVIES: Questa è la tua casa allora, non è vero?

(Pausa).

ASTON: Me ne occupo.

DAVIES: Sei tu il padrone, non è vero? (Mette la pipa in bocca e aspira, senza accenderla). Sì, ho notato quelle pesanti grandi tende tirate nella finestra laggiù. Ho pensato ci dovesse essere qualcuno che vivesse lì.

ASTON: Una famiglia di Indiani vive lì.

DAVIES: Neri?

ASTON: Non li vedo quasi mai.

DAVIES: Neri, eh? (Davies si alza e si muove intorno). Ebbene hai un sacco di cianfrusaglie qui, tutto bene, ti dico. Non mi piace una stanza vuota. (Aston raggiunge Davies al centro del palcoscenico). Volevo dirti, amico, non hai un paio di scarpe in più?

ASTON: Scarpe?

(Aston si muove sul palcoscenico verso la destra).

DAVIES: Quei bastardi al monastero mi hanno fregato di nuovo.

ASTON:(Andando verso il letto). Dove?

DAVIES: Giù a Luton. Il monastero giù a Luton … Ho un amico allo Sheperd’s Bush (Sheperd’s Bush è il nome di un pub), sai …

ASTON:(Guardando sotto il suo letto). Potrei averne un paio.

DAVIES: Ho questo amico allo Sheperd’s Bush. Nei gabinetti. Bene, stava nei gabinetti. Lavorava nei migliori gabinetti che avessero. (Guarda Aston). Lavorava nel migliore. Mi sganciava sempre un po’ di sapone, ogni volta che andavo lì. Un sapone molto buono. Loro devono avere il sapone migliore. Io non mi trovavo mai senza un pezzo di sapone, tutte le volte che mi capitava di passare dalle parti dello Sheperd’s Bush.

ASTON: (Emergendo da sotto il letto con le scarpe). Un paio di scarpe marroni!

DAVIES: È andato, ora. Se ne andò. È stato quello che mi ha detto di questo monastero. Giusto all’altro lato di Luton. Aveva sentito dire che davano via delle scarpe.

ASTON: Tu hai bisogno di avere un buon paio di scarpe.

DAVIES: Scarpe? Si tratta di vita o di morte per me. Ho dovuto percorrere tutta la strada fino a Luton con queste.

ASTON: Cosa è successo quando sei arrivato, poi?

(Pausa).

DAVIES: Conoscevo un calzolaio ad Acton. Era un buon amico per me.

(Pausa).

Sai che cosa mi disse quel monaco bastardo?

(Pausa).

Quanti altri neri hai trovato qui intorno, alla fine?

(Pausa).

ASTON: Cosa?

DAVIES: Hai trovato altri neri qui intorno?

ASTON: (Porgendogli le scarpe). Guarda se queste ti vanno bene.

DAVIES: Sai cosa mi ha detto quel monaco bastardo? (Guarda verso le scarpe). Penso che potrebbero essere un po’ strette.

ASTON: Credi? (lett.: “Potrebbero?”)

DAVIES: No, non sembrano della giusta misura.

ASTON: Qualità non malvagia!

DAVIES: Non posso mettere scarpe che non mi vanno. Niente di peggio. […]

ASTON: Prova queste.

(Davies prende le scarpe, toglie i suoi sandali e le prova addosso).

DAVIES: Non (sono) un cattivo paio di scarpe. (Si trascina in giro per la stanza). Sono resistenti, va bene. Sì. Neppure una cattiva forma della scarpa. Questa pelle è resistente, non è vero? Molto resistente. Un certo tizio cercò di rifilarmi del camoscio l’altro giorno. Io non lo volevo indossare. Non può battere la pelle, a lungo andare. Il camoscio si consuma, fa le pieghe, si macchia per sempre in cinque minuti. Non la puoi battere la pelle. Sì. Buona scarpa questa.

ASTON: Bene.

(Davies agita in aria il suo piede).

DAVIES: Non calzano abbastanza.

ASTON: Oh!

DAVIES: No. Io ho un piede molto largo.

ASTON: Mmnn.

DAVIES: Queste sono troppo appuntite, vedi.

ASTON: Ah.

DAVIES: Mi renderebbero zoppo in una settimana. Voglio dire, queste che porto non sono buone, ma almeno sono comode. Non un gran che, ma, voglio dire, non fanno male. (Le prende e gliele restituisce). Grazie, in ogni caso, signore.

ASTON: Vedrò cosa riesco a trovare per te.

DAVIES: Buona fortuna. Io non posso andare avanti così. Non posso andare da un posto all’altro. E devo stare in movimento (ossia: “devo darmi da fare”), vedi, cercare di sistemarmi.

ASTON: Dove hai intenzione di andare?

DAVIES: Oh, ho una o due cose in mente. Aspetto che si rimetta il tempo.

(Pausa).

ASTON: (Occupandosi del tostapane). Vorresti … ti piacerebbe dormire qui?

DAVIES: Qui?

ASTON: Puoi dormire qui se ti va.

DAVIES: Qui? Oh, non so.

(Pausa).

Per quanto tempo?

ASTON: Finché tu … non riesci a sistemarti.

DAVIES: (Mettendosi a sedere). Oh bene, quello …

ASTON: Cerca di deciderti …

DAVIES: Oh, mi sistemerò … subito, adesso …

(Pausa).

Io dove dormirei?

ASTON: Qui. Le altre stanze non … non andrebbero bene per te.

DAVIES: (Alzandosi e guardandosi intorno). Qui? Dove?

ASTON: (Alzandosi, indicando il fondo del palcoscenico). C’è un letto dietro tutta quella roba.

DAVIES: Oh, vedo. Bene, è comodo. Bene, è … ti dico una cosa, potrei farlo … giusto finché non mi decido. Tu hai abbastanza mobili qui.

ASTON: Li ho raccolti. Li tengo semplicemente qui, per il futuro. Ho pensato che potrebbero tornare comodi.

DAVIES: Questa cucina qui funziona, vero?

ASTON: No.

DAVIES: Cosa fai per una tazza di tè?

ASTON: Niente.

DAVIES: È abbastanza dura. (Davies osserva le assi di legno). Stai costruendo qualcosa?

ASTON: Potrei costruire un capanno lì fuori.

DAVIES: Falegname, eh? (Si gira verso il tosaerba). Hai un prato.

ASTON: Da’ un’occhiata.

(Aston solleva il sacco davanti alla finestra. Guardano fuori).

DAVIES: Sembra un po’ folto.

ASTON: Coperto di vegetazione.

DAVIES: Cos’è quello, uno stagno?

ASTON: Sì.

DAVIES: Cosa ci trovi, pesci?

ASTON: No. Non c’è niente, dentro.

(Pausa). […]

DAVIES: (Con grande trasporto). Se solo il tempo si aggiustasse! Allora sarei in grado di andar giù a Sidcup!

ASTON: Sidcup?

DAVIES: Il tempo è così maledettamente brutto, come posso andare giù a Sidcup con queste scarpe?

ASTON: Perché vuoi andare a Sidcup?

DAVIES: Ho là i miei documenti!

(Pausa).

ASTON: Cosa ci fanno (i tuoi documenti) a Sidcup?

DAVIES: Li tiene un uomo che conosco. Li ho lasciati da lui. Capisci? Provano chi sono. Io non posso muovermi senza quei documenti. Ti dicono chi sono. Capisci! Sono perso senza di essi.

ASTON: Perché è così?

DAVIES: Vedi che c’è, vedi, io ho cambiato nome! Anni fa. Sono stato in giro sotto un altro nome. Quello non è il mio vero nome.

ASTON: Sotto quale nome sei stato in giro?

DAVIES: Jenkins. Bernard Jenkins. Quello è il mio nome. Quello è il nome col quale sono conosciuto, comunque.

[…]

ASTON: Qual è il tuo vero nome, allora?

DAVIES: Davies. Mac Davies. Quello era prima che cambiassi il mio nome.

 


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