Traduzione Mr and Mrs Morel


D. H. LAWRENCE

MR AND MRS MOREL

– da SONS AND LOVERS – CHAPTER 1 –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

I Bottoms consistevano di sei isolati di case (dwellings: “case, abitazioni”) per minatori: due file da tre, come i punti del sei sulla faccia bianca di una pedina da domino, dodici case per ogni isolato. Questa doppia fila di abitazioni era adagiata alle pendici del pendio piuttosto ripido di Bestwood, e guardava – almeno dalle finestre delle soffitte – sul dolce declivio della valle, verso Selby.

Le case erano solide e molto decorose. Si poteva girarci tutto intorno (lett.: “Uno poteva girarci tutto intorno”, è la forma impersonale inglese), scorgendo i piccoli giardini sul davanti con primule e sassifraghe nell’ombra dell’isolato in fondo, e garofani e begonie nel soleggiato isolato superiore; vedendo finestre anteriori pulite, piccole verande, basse siepi di ligustro e abbaini civettuoli per le soffitte. Ma questo era l’esterno; quella era la vista (che si godeva) dai disabitati salottini di tutte le mogli dei minatori. La stanza abitata, la cucina, era nel retro della casa, rivolta verso l’interno, tra gli isolati, e affacciata su uno squallido orto posteriore seguito da mucchi di detriti (lett.: “e, più oltre, sui detriti”). E tra le file (rows), fra le lunghe file di detriti, correva il vicolo, dove i ragazzi giocavano, le donne chiacchieravano e gli uomini fumavano. Così, le reali condizioni di vita nei Bottoms, che erano così ben costruiti, e che sembravano così graziosi, erano assai tristi, perché la gente doveva vivere nella cucina, e le cucine si affacciavano su quella sudicia strada di detriti.

La signora Morel non era ansiosa di trasferirsi nei Bottoms, che, quando lei vi si spostò da Bestwood, erano già vecchi di dodici anni e in declino (on the downward path: “nel percorso in discesa”, “sul viale del tramonto”). Tuttavia fu il meglio che potesse fare (ossia: “Ma non poté fare altrimenti, non poté far altro”). Per giunta, ottenne una casa d’angolo, in uno degli isolati più in alto, cosicché aveva un vicino soltanto e, sull’altro lato, una striscia in più di giardino. E poiché occupava una casa d’angolo, entrò a far parte d’una specie di aristocrazia fra le altre donne delle case “di mezzo”, giacché la sua pigione era di cinque scellini e sei pence, invece di cinque scellini a settimana. Ma questa superiorità di ubicazione (in station) non era molto di conforto per Mrs Morel.

Aveva trentuno anni, ed era sposata da otto. (Era) una donna piuttosto piccola, esile, ma forte (lett.: “di stampo delicato, ma di portamento deciso”), e stentò a ritrovarsi (lett.: “e si ritrasse un po’ dal primo contatto”) con le donne dei Bottoms. Arrivò a luglio, e a settembre aspettava il suo terzo bambino. Suo marito era un minatore. Erano stati nella loro nuova casa per appena tre settimane quando cominciò la fiera (lett.: “quando cominciò la sagra o fiera”). Morel, lei lo sapeva, era certo di farne un’occasione per far baldoria.

Lui uscì presto il lunedì mattina, il giorno della fiera. I due bambini erano molto eccitati. William, un ragazzino di sette anni, scappò via subito dopo colazione, per andare a bighellonare nella zona della fiera, lasciando Annie, che aveva solo cinque anni, a piagnucolare per tutta la mattina per andare anche lei.

Mrs Morel fece le sue faccende. Lei conosceva ancora poco i suoi vicini, e non conosceva nessuno a cui affidare la bambina. Così le promise di condurla alla fiera dopo cena.

[…]

Quando stava facendo buio, e la signora Morel non riuscì più a vedere (abbastanza) per cucire, si alzò e andò alla porta. C’era dappertutto il rumore dell’allegria, l’agitazione della festa che, alla fine, la irritò. Uscì nel giardino laterale. Delle donne stavano tornando a casa dalla fiera, mentre dei bambini stringevano al petto un agnellino bianco con le zampe verdi, o un cavallo di legno. Ogni tanto passava un uomo traballante, ubriaco (lett.: “pieno – d’alcool – all’incirca tanto quanto poteva contenere”). A volte passava un bravo marito con la sua famiglia, tranquillamente. Ma per lo più le donne e i bambini erano soli. Le madri rimaste a casa stavano in piedi (to stood), chiacchierando agli angoli della strada, mentre scendeva il crepuscolo, tenendo le braccia (raccolte) sotto i loro grembiuli bianchi.

La signora Morel era sola, ma ci era abituata. Suo figlio e la sua bambina dormivano al piano di sopra; così – sembrava – la sua casa era lì dietro di lei, solida e sicura. Ma lei si sentiva tormentata dal bambino in arrivo. Il mondo le appariva un luogo desolato, dove nulla le sarebbe potuto ancora accadere – almeno finché William non fosse cresciuto. Ma per lei non c’era niente all’infuori di quel terribile dover sopportare – finché i bambini non fossero cresciuti. E i bambini! Non poteva sopportare (l’idea) di avere questo terzo bambino. Lei non lo voleva. Il padre si stava facendo servire birra in un’osteria, riempiendosi fino a (diventare) ubriaco. Lei lo disprezzava, e (tuttavia) era legata a lui. Questo bambino che stava arrivando era troppo per lei. Se non fosse stato per William e Annie, lei era stufa di tutto questo, della lotta contro la povertà, lo squallore e la vita meschina.

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