Traduzione The cosmology of waste


DON DeLILLO

THE COSMOLOGY OF WASTE

– da UNDERWORLD – PART I – CHAPTER 2 –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

La mia azienda si occupava di rifiuti. Noi eravamo manipolatori di rifiuti, mercanti di rifiuti, cosmologi dei rifiuti. Viaggiavo fino alle pianure costiere del Texas e controllavo uomini in tuta spaziale che seppellivano bidoni di rifiuti pericolosi in giacimenti di salgemma sotterranei vecchi di milioni di anni, resti disseccati di un oceano mesozoico. Era una convinzione religiosa nel nostro mestiere, che questi depositi di salgemma non avrebbero lasciato trapelare le radiazioni. I rifiuti sono una cosa religiosa. Noi seppelliamo rifiuti contaminati con un senso di reverenza e di timore. È necessario rispettare quello che buttiamo via. Io vidi un uomo in via della Spiga, in piedi davanti a una colonna a specchio, ravviarsi i capelli, lisciandoseli con entrambe le mani, e il modo in cui lo faceva, il taglio dei suoi occhi, la pelle leggermente butterata, entrambe le mani che davano la piega ai suoi capelli – questo accadde per mezzo secondo a Milano, un giorno – mi fece venire in mente mille cose in una volta sola, molto tempo fa. I gesuiti mi hanno insegnato a esaminare le cose alla ricerca di un secondo significato e di collegamenti più profondi. Stavano pensando ai rifiuti? Eravamo i manager dei rifiuti, i giganti dei rifiuti, trattavamo i rifiuti universali. I rifiuti hanno un’aura solenne adesso, un aspetto di intoccabilità. Container bianchi di scorie di plutonio con etichette gialle di avvertimento. Maneggiare con cura. Anche l’infima spazzatura domestica viene controllata attentamente. Le persone guardano alla loro immondizia in modo diverso adesso, guardando ogni bottiglia e cartone schiacciato in un contesto planetario. Mio figlio era abituato a credere che poteva guardare un aereo in volo e farlo esplodere a mezz’aria con la semplice forza del pensiero.

Egli credeva, a tredici anni, che il confine tra lui e il mondo fosse sottile e permeabile abbastanza da permettergli di influenzare il corso degli eventi. Un aereo in volo era una provocazione troppo forte per ignorarla. Guardava un aereo prendere quota dopo il decollo da Sky Harbour e intuiva un elemento catastrofico insito nel fatto stesso di un oggetto volante pieno di gente. Era sensibile allo stimolo più accidentale e gli sembrava di sentire l’oggetto stesso desideroso di esplodere. Tutto quello che doveva fare era volere l’immagine esplosiva nella sua mente, e l’aereo si sarebbe incendiato e sarebbe esploso in mille pezzi (to shattee: “frantumarsi, disseminarsi”). Sua sorella gli diceva sempre: “Avanti, fallo scoppiare, fammi vedere che tu sei capace di buttar giù quell’aereo con tutte le duecento persone a bordo”, e lo spaventava sentire qualcuno parlare in quel modo, e spaventava anche lei, perché non era completamente sicura che non potesse farlo davvero. È la tipica attitudine dell’adolescente: immaginare la fine del mondo come un accessorio del proprio scontento. Ma Jeff crebbe e perse interesse e convinzione. Perse il dono paradossale di essere separato e solo, e tuttavia intimamente connesso, mentalmente collegato a cose distanti. A casa noi separavamo i nostri rifiuti fra il vetro, le lattine, e i prodotti di carta. Poi separavamo il vetro trasparente dal vetro colorato.

Poi separavamo la latta dall’alluminio. Noi buttavamo i contenitori di plastica, senza tappi o coperchi, soltanto il martedì. Poi raccoglievamo i rifiuti organici. Infine raccoglievamo i giornali, inclusi i patinati, ma stavamo attenti a non legare i pacchi con lo spago, che è sempre una tentazione. L’azienda dovrebbe aprirci verso l’esterno. Questi enti organizzati sono designati a rispondere al mercato, a faccia aperta verso il mondo. Ma le cose tendono a slittare debolmente verso l’involuzione. Pettegolezzi, voci, promozioni, personalità, è tutto naturale, non è vero: tutti i difetti umani che prendono spazio nell’anima dell’azienda. Ma il mondo persiste, il mondo guarisce in un certo senso. Senti i punti di contatto intorno a te, la carezza di griglie collegate che ti danno un senso di ordine e di padronanza. É lì, nelle file squillanti di telefoni, nei fax e nelle fotocopiatrici, e in tutta l’oceanica logica immagazzinata nel tuo computer. Lamentatevi della tecnologia finché volete. Essa espande la tua autostima e connette te, con i tuoi abiti ben stirati, alle cose che passano attraverso il mondo, altrimenti inosservate.

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