Traduzione The Rose-Bush


D. H. LAWRENCE

THE ROSE-BUSH

– da SONS AND LOVERS – CHAPTER 7 –

– TRADUZIONE IN ITALIANO –

Lui (Paul) la seguì attraverso il pascolo brucato, nel crepuscolo. Nel bosco c’era freddo, un aroma di foglie, di caprifoglio, e penombra. I due camminavano in silenzio. La notte calò meravigliosamente su quel luogo, tra la moltitudine dei tronchi neri. Lui si guardò intorno, aspettando. Lei voleva mostrargli un certo cespuglio di rose selvatiche (wild rose bush) che aveva scoperto. Lei sapeva che era meraviglioso. E tuttavia, finché lui non l’avesse visto, sentiva che non le sarebbe entrato nell’anima. Soltanto lui avrebbe potuto renderglielo suo, immortale. Non era appagata.

Sui sentieri c’era già la rugiada. Nel vecchio bosco di querce si stava alzando della nebbia, ed egli esitò, domandandosi se una macchia più chiara fosse un brandello di nebbia o soltanto un licnide (il licnide è una pianta, dai fiori bianchi e rossi), pallido e a forma di nuvola.

Mentre si avvicinavano alla pineta, Miriam stava diventando molto inquieta, e molto tesa. Il suo cespuglio avrebbe potuto essere scomparso. Lei avrebbe potuto non essere capace di ritrovarlo. E lei lo desiderava così tanto … Quasi con passione, lei desiderava stare con lui quando si sarebbe trovata davanti a quei fiori. Loro stavano per realizzare una vera comunione insieme, qualcosa che la faceva rabbrividire, qualcosa di sacro. Lui stava camminando accanto a lei in silenzio. Erano molto vicini l’uno all’altra. Lei venne scossa da un tremito, e lui lo sentì, vagamente ansioso.

Giungendo all’estremità del bosco, videro il cielo di fronte come di madreperla, e la terra che imbruniva. In alcuni punti, nei rami più esterni dei pini, il caprifoglio stava diffondendo il suo profumo. “Dove?” domandò lui.

“Giù per il sentiero di mezzo,” mormorò lei, tremando. Quando voltarono l’angolo del sentiero, lei si fermò di colpo. Nel vasto transito fra i pini, guardando piuttosto spaurita, lei per alcuni istanti non riuscì a distinguere nulla: la luce grigia aveva tolto il colore alle cose (lett.: “aveva privato le cose dei loro colori”). Poi vide il suo roseto. “Ah!” gridò, avanzando in fretta (lett.: “accelerando in avanti”).

Era (tutto) molto tranquillo. L’albero era alto e cresciuto in modo irregolare. Aveva spinto i suoi rami sopra un cespuglio di biancospino, e i suoi lunghi tralci si allungavano folti giù sull’erba, rompendo il buio tutt’intorno con grandi stelle sparse: puro candore. Nelle protuberanze di avorio e nelle larghe stelle aperte le rose splendevano nell’ombra del fogliame e degli steli e dell’erba. Paul e Miriam stavano fermi, vicini l’uno all’altra, silenziosi, e guardavano. Punto dopo punto, le rose immobili brillarono ai loro occhi, sembrando accendere qualcosa nello loro anime. L’ombra scese come fumo tutt’intorno, e tuttavia non riuscì a cancellare le rose.

Paul guardò negli occhi di Miriam. Lei era pallida e trepida di meraviglia, le labbra di lei erano dischiuse, e i suoi occhi scuri fermi su di lui. Lo sguardo di lui sembrò penetrare dentro di lei. L’anima di lei tremò. Era quella la comunione che lei aveva desiderato. Lui distolse lo sguardo, come se soffrisse. Si girò verso il cespuglio.

“Sembra che si muovano come farfalle e che si scuotano (come farfalle)” disse lui.

Lei guardò le sue rose. Erano bianche, alcune incurvate e devote (ossia: “come se pregassero”), altre aperte come in un’estasi. La pianta era buia come un’ombra. Lei alzò d’impulso la propria mano verso i fiori, andò avanti e li toccò in adorazione.

“Andiamo,” disse lui.

C’era un fresco profumo di rose d’avorio, un candido, virginale profumo. Qualcosa rendeva lui ansioso e prigioniero. I due camminarono in silenzio. “A domenica,” disse lui con calma, e si separò da lei, e lei camminò verso casa lentamente, sentendo la sua anima soddisfatta dall’intensità religiosa di quella notte. Lui inciampò lungo il sentiero. E non appena fu fuori dal bosco, nell’ampio prato aperto, dove poteva respirare, iniziò a correre il più velocemente possibile. C’era come un delizioso delirio nelle sue vene.

Sempre, quando andava con Miriam, e si faceva piuttosto tardi, sapeva che sua madre si stava spazientendo e si stava irritando con lui, perché non riusciva a capirlo. Appena entrò in casa, lanciando il cappello, la madre guardò l’orologio. Lei se ne era stata seduta a pensare, perché il freddo le impediva di leggere. Lei poteva sentire che Paul le veniva strappato da questa ragazza. E a lei non importava di Miriam. “Lei è una di quelle che vogliono succhiare l’anima di un uomo fino a quando non gli lasciano niente di suo,” disse lei a se stessa, “e lui è proprio un credulone da lasciarsi assorbire. Lei non lo lascerà mai diventare un uomo, non lo farà mai”. Così, mentre lui era fuori con Miriam, la signora Morel si tormentava sempre più.

Guardò l’orologio e disse freddamente, e piuttosto stanca: “Sei stato lontano abbastanza, stasera”.

L’animo di lui, caldo e aperto per il contatto con la ragazza, si chiuse (in sé).

“Devi essere stato con lei fino a casa (ossia: “Devi averla accompagnata fino a casa)” continuò sua madre. Lui non avrebbe voluto rispondere. La signora Morel, guardando rapidamente verso di lui, vide che i suoi capelli erano umidi, sulla fronte, per la fretta (ossia: “per la corsa”), vide lui avvilirsi nel suo modo pesante, in maniera risentita. “Lei dev’essere meravigliosamente affascinante, al punto che non puoi separarti da lei, ma devi fare otto miglia di strada a quest’ora di notte”. Lui era stretto tra il passato incanto con Miriam e la consapevolezza che sua madre era stata in ansia (per lui). Lui avrebbe voluto non dir nulla, rifiutarsi di rispondere. Ma non riusciva a indurire il suo cuore fino a ignorare sua madre.

“Mi piace parlare con lei,” rispose brusco.

“Non c’è nessun altro con cui parlare?”.

“Non diresti niente se fossi andato con Edgar”.

“Sai che dovrei farlo. Tu sai che, con chiunque tu fossi andato, io dovrei dirti che era troppo lontano per andartene in giro, di notte tardi, quando sei stato a Nottingham – per giunta –” la sua voce d’improvviso assunse un tono d’ira e di disprezzo, “è riprovevole, due ragazzini che si corteggiano” (lett.: “un po’ di ragazzi e di ragazze che si corteggiano”).

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