Parafrasi “Alla Musa” di Ugo Foscolo


UGO FOSCOLO

ALLA MUSA

– PARAFRASI DEL TESTO –

Pur tu copia versavi alma di canto
Su le mie labbra un tempo, Aonia Diva,
Quando de’ miei fiorenti anni fuggiva
La stagion prima, e dietro erale inanto

[vv. 1 – 4] Tu oh Musa, un tempo eri sempre solita versare abbondanza (copia) sulle mie labbra, nutrimento della (mia) poesia (alma di canto: alma, dal latino alo = alimentare, nurtire), oh Dea Aonia (la Musa è detta Aonia perché abitante dei monti Aonii in Beozia), quando la prima stagione della mia età giovanile (de’ miei fiorenti anni) volgeva al termine e dietro di lei sopraggiungeva nel frattempo


Questa, che meco per la via del pianto
Scende di Lete ver la muta riva:
Non udito or t’invoco; ohimè! soltanto
Una favilla del tuo spirto è viva.

[vv. 5 – 8] questa età (l’età matura) che insieme a me scende (che mi accompagna) lungo la via del pianto (la dolorosa via di una vita segnata dall’esilio e dalla sconfitta personale) verso la sponda silenziosa del Letè (il Letè è il fiume dell’oblio, nella mitologia greca è il fiume in cui le anime destinate a reincarnarsi si bagnano per dimenticare la vita precedente, nella Commedia dantesca è il fiume in cui le anime purganti si bagnano prima di entrare in Paradiso per dimenticare i peccati commessi, Foscolo lo utilizza come simbolo della morte in generale); ora ti invoco inutilmente (inudito: destinato a rimanere inascoltato). Ahimé! Soltanto una scintilla del tuo spirito (vale a dire dell’antica ispirazione) è ancora viva in me.

E tu fuggisti in compagnia dell’ore,
O Dea! tu pur mi lasci alle pensose
Membranze, e del futuro al timor cieco.

[vv. 9 – 11] Tu sei fuggita via con il passare del tempo (in compagnia delle ore), oh Dea, tu mi hai abbandonato ai  ricordi del passato e al cieco timore del futuro.


Però mi accorgo, e mel ridice amore,
Che mal ponno sfogar rade, operose
Rime il dolor che deve albergar meco.

[vv. 12 – 14] Perciò io mi accorgo, e Amore me lo conferma, che poche (rade: rare, poco numerose e poco frequenti) poesie laboriose (operose: frutto di un duro lavoro di lima) non possono sfogare adeguatamente (mal ponno sfogar: male possono sfogare) il dolore che è destinato a vivere insieme a me.

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