Parafrasi “Alla Sera” di Ugo Foscolo


UGO FOSCOLO

ALLA SERA

– PARAFRASI DEL TESTO –

Sonetto (due quartine + due terzine di endecasillabi) di schema ABAB ABAB CDC DCD.


Forse perchè della fatal quiete
Tu sei l’immago a me sì cara, vieni,
O Sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni,

[vv. 1 – 4] Oh sera, forse il tuo arrivare mi è così gradito, perché sei lo specchio (l’imago: l’immagine) di quella pace che sopraggiunge dopo la morte (la fatal quiete: la pace cui l’uomo è destinato dal fato). E sia quando ti accompagnano (corteggian: lett. ti fanno da corteo) le nubi estive e i venti sereni


E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre, e lunghe, all’universo meni,
Sempre scendi invocata, e le secrete
Vie del mio cor soavemente tieni.

[vv. 5 – 8] sia quando porti (meni) sulla terra notti lunghe e agitate dall’aria nevosa, arrivi sempre gradita (invocata: lett. desiderata, sperata, attesa) e riempi di dolcezza (soavemente tieni: occupi dolcemente) i meandri più intimi del mio animo.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
Questo reo tempo, e van con lui le torme

[vv. 9 – 11] Mi spingi a percorrere con la mente riflessioni che conducono al tema della morte, e intanto il tempo ingrato (reo tempo: il difficile momento vissuto da Foscolo) passa e insieme a lui se ne vanno gli innumerevoli (le torme: lett. gli eserciti)


Delle cure, onde meco egli si strugge;
E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

[vv. 12 – 14] tormenti dell’animo a causa dei quali (onde) il tempo (egli) si consuma insieme a me; e mentre ho di fronte la pace che tu porti (rivolto di nuovo alla sera) si sopisce quello spirito indomito che si agita dentro di me.

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